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La svalutazione decisa dalla banca centrale cinese ha colto di sorpresa i mercati finanzari. Dopo aver ancorato lo yuan al dollaro all’interno di un margine minimo di oscillazione a seguito della crisi Lehman, le autorità cinesi hanno progressivamente allargato la banda di oscillazione passando nel 2014 da 1% a 2%. La decisione di agosto di sganciarsi dal dollaro ha consentito che fosse il mercato a stabilire la fluttuazione della propria moneta e la Cina non è intervenuta a correggere l’oscillazione del valore dello yuan, decretandone così il deprezzamento. Perchè?

VIDEO Il crollo della Cina

I motivi della svalutazione

Una prima risposta risiede nel calo annuale dell’8% dell’export cinese nel mese di luglio. Agganciare lo yuan al dollaro dopo la crisi del 2008 ha eliminato il rischio di cambio e facilitato l’afflusso di investimenti esteri ma ha anche comportato una rivalutazione dello yuan che ha penalizzato la bilancia commerciale Infatti il tasso di cambio reale cinese si è apprezzato del 30% dal 2008 al 2014, gran parte di cui nell’ultimo anno a seguito delle attese di rialzo dei tassi in USA e del relativo apprezzamento del dollaro. Il risultato è stato un export in calo al punto da spiegare oggi non più del 20% del PIL cinese contro quasi il 40% di qualche anno fa. Svalutare per sostenere la crescita dunque è una prima ovvia chiave di lettura del rinnovato atteggiamento mercantilista delle autorità monetarie cinesi.

La bolla immobiliare cinese

Il 2008 ha segnato l’inizio della bolla immobiliare cinese.

VIDEO La bolla immobiliare spiegata con un cartoon

Il regime di fatto a cambi fissi con il dollaro e le enormi riserve in valuta estera hanno garantito la convertibilità dello yuan facilitando l’afflusso di capitali e l’espansione a dismisura del credito alle famiglie. Se dal 2008 tutte le economie avanzate sono entrate in fase di contrazione del credito (deleverage), la Cina da allora ha viaggiato in direzione opposta: dal 2008 al 2014 il debito privato cinese è passato da 100% del PIL a 180% (di cui il debito corporate è passato da 85% a 140% del PIL e quello delle famiglie è quasi triplicato dal 15% del PIL nel 2008 al 40% del PIL oggi). Ciò significa che il rapporto debito privato / PIL ha raggiunto e superato in soli sei anni in Cina i livelli che Giappone e Stati Uniti hanno registrato dopo ben 17 anni, dal 1993 al 2010.