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Il pesce più grosso dello stagno è quello che non si è fatto prendere. RCS (Corriere della Sera) è il primo gruppo, sia per contributi ricevuti dallo Stato che per le prediche sul taglio dei costi della Casta. Paolo Mieli è meglio di una vecchia carpa. I suoi giornalisti fanno i moralizzatori, ma RCS incassa in un anno un malloppo di 23.507.613 euro. Quando andate in edicola il Corriere pretendelo gratis, lo avete già pagato in anticipo con le vostre tasse.

“Paolo Mieli, che sul Corriere della Sera (proprietà del “salotto buono” della finanza italiana) pubblica sempre più frequentemente bellissime inchieste e severi interventi sui “costi della politica”, sa che gli utili della RCS vengono rimpolpati dallo Stato, con provvidenze annue che hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 23.507.613 euro, la più alta in assoluto nella classifica delle aziende editoriali assistite.
…sui 60 milioni di euro l’anno di finanziamenti ai “giornali di partito” si concentravano comprensibilmente, le due autorevoli firme del Corriere della Sera Rizzo e Stella, in tre delle 250 pagine del libro La Casta. Vi si affermava che «tutto nasce da un ritocco alle norme sulla stampa di partito approvato anni fa per accontentare l’ex sindaco di Torino Diego Novelli, che allora faceva parte del comitato editoriale del settimanale Avvenimenti, organo dell’associazione Altritalia». Vi si faceva accenno alla norma, perciò introdotta, in base alla quale «per avere i contributi bastava che un giornale si facesse sponsorizzare da due parlamentari». Una norma di cui approfittarono in molti e che per questa ragione fu modificata con la Finanziaria del 2001: «Per rimanere attaccati alla mammella statale bastava trasformarsi in una cooperativa». E in molti si trasformarono in cooperativa. Rizzo e Stella chiudevano il loro breve excursus sulla questione con l’argomento agitato da Feltri per difendere i 5.371.000 euro percepiti nel solo 2003 dal suo Libero, in quanto organo del Movimento Monarchico Italiano. Sosteneva Feltri: «Nel 2003 la RCS con tutte le sue testate ebbe per la carta 8,6 milioni di euro, Libero 463.000. Conclusione: “Mi dici perché noi dovremmo essere i soli in Italia a non percepire un euro?”». Commentavano Rizzo e Stella, chiudendo quelle tre paginette: «Non proprio i “soli”, via… ».
È da escludere che Rizzo e Stella si siano limitati a parlare dei 60 milioni di euro l’anno di finanziamenti ai “giornali di partito” («virgolette obbligatorie: non tutti lo sono davvero») per una qualche inconsapevole forma di autocensura da dipendenti della RCS, percettrice di 23 milioni e mezzo di euro dei 700 milioni che costituiscono l’enorme risorsa di danaro che ha cementato la Casta dei giornali, contribuendo a rendere intoccabile la Casta dei politici italiani, cooptando e assimilando nella complessiva casta del ceto politico quelli che, secondo una vulgata anglosassone pappagallescamente ribadita da noi a parole, dovrebbero essere i «cani da guardia della democrazia»”. Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

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