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Il Corriere della Sera e la Repubblica sono giornali politici. Fanno la politica dei loro editori. Mieli e Mauro sono solo portaordini del potere economico finanziario. Veltroni è stato scelto dalla Casta, non dai cittadini con le Primarie. L’informazione della Confindustria e di De Benedetti è il nostro pane quotidiano. Il padrone ci informa tutti i giorni e noi, per questo, lo paghiamo.

“Il mercato dei quotidiani italiani – angusto, in calo e dominato da editori che fanno editoria come attività collaterale o strumentale – è in fase avanzata di massiccia e progressiva riduzione al controllo da parte di pochissime centrali di potere. E oggi “i giornali italiani fanno ben più che informare e commentare i fatti“, rilevava polemicamente il 27 luglio 2007, sulla Repubblica, il segretario dei DS Piero Fassino: “Promuovono campagne, sostengono tesi politiche, influiscono sulle scelte di partiti e governo, condizionano la formazione della leadership“. Insomma, l’informazione “è parte integrante del sistema politico e partecipa direttamente a tutte le dinamiche che lo investono“. Parte integrante, cioè – anche se Fassino non lo può dire – della Casta.
Ma Fassino non ce l’aveva evidentemente solo con il giornale proprietà di De Benedetti, sponsor l’uno e l’altro da sempre di Walter Veltroni – al posto dello stesso aspirante Fassino – alla guida del nascente PD (l’editore anche con pubbliche dichiarazioni, il giornale con centinaia di paginate, interviste, “retroscena”, copertine di supplementi, servizi di cronaca romana, ecc.).
Tre giorni dopo ne aveva anche per il Corriere della Sera, da anni impegnato esplicitamente in prima linea, con la direzione di Paolo Mieli, a dare quotidianamente le carte nella partita della ristrutturazione del sistema partitico e istituzionale italiano. Fassino scriveva al giornale di via Solferino che la rappresentazione, ad esempio, della vicenda UNIPOL-BNL … “travalica abbondantemente il diritto di cronaca e il dovere di informazione, assecondando invece e talora sollecitando una pulsione distruttiva largamente diffusa nell’opinione pubblica, quasi un desiderio vendicativo di travolgere la politica, liquidare una classe dirigente, demolire la credibilità politica e morale delle persone”. E, passando da un caso emblematico ma specifico alla questione generale della maniera di fare informazione, in particolare da parte di alcuni grandi giornali, Fassino ribadiva: “Sappiamo bene come nella società di oggi i giornali non esauriscano la loro funzione solo nell’informare e nel commentare i fatti, ma siano organica parte del sistema politico istituzionale: promuovono campagne, orientano la formazione delle leadership, influiscono sulle priorità dell’agenda politica, condizionano i comportamenti delle forze politiche. Insomma, i giornali sono un competitore nel sistema politico. Non so fino a che punto ciò sia veramente compatibile con la missione di una stampa libera e indipendente“.
Non si trattava solo della stizzita reazione di un Fassino geloso delle maggiori chances per la leadership del PD riconosciute dai due più autorevoli giornali italiani al concorrente Veltroni.
Il segretario dei DS, sconfitto, metteva nero su bianco, senza ormai inutili cautele, ciò che sapevano tutti: i due più potenti giornali italiani, i due più grossi centri di potere economico-finanziario-editoriale, da tempo impegnati direttamente nella battaglia politica, avevano deciso chi doveva essere il leader del nuovo partito e presumibilmente un nuovo capo di governo, alternativo naturalmente a Berlusconi (considerato pericolosamente incontrollabile e impresentabile dall’establishment economico-finanziario) e allo stesso stizzoso e troppo indipendente Prodi. E qualche giorno dopo, Mieli faceva autorevolmente intervistare da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera Giampaolo Pansa, una “grande firma” intima di Mieli, di Repubblica, di Scalfari, dell’Espresso e di De Benedetti. Pansa, con l’aria più innocente e sprovveduta di questo mondo, “rivelava” che due fra i massimi leader politici del centrosinistra e del Paese erano stati battuti, su una fondamentale scelta squisitamente politica, dalle direzioni di due giornali: “Fassino e D’Alema si sono convinti ad appoggiare Veltroni dopo aver visto che i due principali quotidiani, Corriere e Repubblica, avevano già scelto lui“. Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

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