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Polito distingue il porno dal finanziamento pubblico. O c’è uno o c’è l’altro. Ma per il Riformista lui li ha tutti e due. Ha infatti come risorse il culo e le tasse dei cittadini per illustrare (ben pagato) il suo pensiero agli italiani. Gli intellettuali di sinistra sono più uguali degli altri, ma sempre con i soldi dei lavoratori.

” «Se il porno rende libero Dagospia, il finanziamento rende liberi noi», affermava Polito, aggiungendo: «Prendendo i contributi non siamo obbligati a rispondere a nessun imprenditore e a nessun politico. Al Riformista seguiamo solamente le nostre idee… Sono finanziamenti a idee che, senza aiuti, non riuscirebbero ad avere un loro spazio».
È inquietante e forse illuminante l’immagine pornografica che il direttore del Riformista confessava di avere a proposito dei contributi che gli consentivano di dare spazio alle proprie idee. E Rizzo e Stella rilevavano poi che Il Riformista e Libero, ambedue facenti capo agli Angelucci, pur pretendendosi non obbligati a rispondere ad alcun imprenditore, «si unirono nello stesso coro: massima fiducia e solidarietà» quando Giampaolo Angelucci fu arrestato sotto l’accusa di corruzione e illecito finanziamento ai partiti. Ma a parte ciò, Polito non spiegava perché lo Stato dovrebbe finanziare e fare spazio alle sue idee, e non a quelle di Pinco Pallo. Non sembra che Polito possa arrivare a teorizzare che vadano finanziati solo lui e altri quattro o cinque pensatori e agitatori politici come lui, e non Pinco Pallo o altri individui pur provvisti d’idee (e dotati, come lui, d’interessi da difendere), per il semplice fatto che questi possano essere privi di rapporti col Palazzo o con Angelucci o con Berlusconi. Né sembra che Polito possa arrivare a pensare che le sue idee siano più meritevoli di altre e che per questo uno Stato Illuminato ed Etico debba finanziare le prime e penalizzare le seconde.
Polito probabilmente è convinto che, nel libero mercato delle idee, le sue siano risultate particolarmente pregevoli e quindi degne di pubblico sostegno. Peccato che, al contrario di Dagospia – che il suo spazio, il suo ruolo e il suo porno li conquista quotidianamente in un mercato altamente competitivo quale è quello di Internet – non risulta affatto che Il Riformista e le idee di Polito abbiano agito in un libero mercato, vincendo la concorrenza in edicola (no, lì proprio non l’ha vinta), vincendo nel confronto politico-culturale (no, la visibilità assicuratagli dall’amico Mieli sul Corriere della Sera e la cooptazione diretta nella casta politica garantitagli dall’amico Rutelli non significano questo) e vincendo infine il libero concorso per l’assegnazione degli incentivi pubblici (no, questo lo sa benissimo Polito, per accedere alle provvidenze dell’editoria non c’è stato alcun concorso né sono servite le sue pur pregevoli idee: è bastato l’accesso ai fondi del Dipartimento acquisito da Macaluso, quando berta filava, con la sua nobile ma marginale rivista).Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

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del 3 Febbraio 2008