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Se l’editoria ci costasse solo un miliardo di euro di finanziamenti all’anno ce ne faremmo una ragione. Ma il costo della disinformazione ci costa molto di più. L’economia senza informazione libera non si sviluppa. Genera mostri come Tanzi, Cragnotti, Fiorani e Consorte. Produce milioni di cittadini derubati. La Parmalat insegna, tutti sapevano, nessuno lo scriveva. Senza informazione libera non c’è mercato e neppure protezione per i consumatori. Giornali servi producono un’economia di ladri.

Quanto costa complessivamente agli italiani il sistema di provvidenze accumulatosi nel tempo a favore, diciamo così, dell’editoria?
Considerata la molteplicità delle normative stratificatesi nel tempo, con emendamenti, sub-emendamenti, sovrapposizioni e integrazioni, mediante il ricorso a differenti strumenti legislativo-finanziari; rilevata l’evidente indeterminatezza delle numerosissime e non sempre inequivocabili tipologie di contributi e rimborsi; tenuto conto della pluralità delle fonti decisionali e di spesa; constatato infine l’intreccio dei tempi applicativi (o anche di sospensione) di ogni singola tipologia di contributo, è oggettivamente problematico, se non impossibile, acquisire e dare una cifra esatta e incontestabile delle pubbliche sovvenzioni per l’editoria.
Provando a prendere come riferimento i contributi per il 2005, si potrebbero quantificare quelli della Presidenza del Consiglio per la sola carta stampata – articolati su sette voci (contributi diretti, credito d’imposta per la carta, agevolazioni postali, credito agevolato per gli investimenti, credito d’imposta per investimenti, fondo mobilità e rimborsi per teletrasmissione) – complessivamente in 600 milioni circa. Ad essi vanno aggiunte le provvidenze per radio e televisioni locali (radio di organi politici, rimborso per il costo delle agenzie, agevolazioni elettriche e satellitari) e del ministero delle Telecomunicazioni (contributi radio e TV tramite i Comitati regionali per la comunicazione, contributi per il digitale, integrazioni telefoniche e satellitari per giornali e radio e TV), calcolabili in 180 milioni.
Ma non abbiamo ancora considerato i circa 120 milioni delle “convenzioni” con la RAI e le agenzie di stampa. Né considerato altre spesucce come i 10 milioni per le “dirette parlamentari” di Radio Radicale.
Ci sarebbero poi da conteggiare, per una corretta quantificazione dell’intero esborso pubblico in favore dell’editoria, le convenzioni firmate dai vari Ministeri con agenzie e organi d’informazione, gli interventi a loro favore di Regioni ed enti, ecc. L’esborso complessivo dello Stato italiano a favore della Casta dell’editoria – compresi i peones della comunicazione e poche decine di piccole e medie testate e imprese, in essa cooptate o ad essa assimilate, che cercano di fare dignitosamente informazione – tende a toccare il tetto dei mille milioni di euro.” Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri/Stampa Alternativa

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del 27 Gennaio 2008