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Esiste un fenomeno poco noto in Italia, ma che sta prendendo piede all’estero. Si tratta del fenomeno dell’arredo urbano ostile.

Ma prima di spiegarvi cos’è, facciamo una premessa.

L’1% della popolazione mondiale possiede l’equivalente della ricchezza di metà della popolazione mondiale. I tre americani più ricchi in Usa possiedono quanto la metà della popolazione statunitense più povera, 160 milioni di persone. Appare chiaro come il sistema stia definendo delle classi a sé.

Ma non vogliamo parlare dei più ricchi, ma dei più poveri.

Il regime in cui viviamo è dunque pronto a prevedere che milioni di persone vivano in uno stato di povertà assoluta. Senza garanzie, senza tutele, senza lavoro. Questi poveri vivono completamente abbandonati a sè stessi, senza alcuna considerazione. Le città stanno prendendo forma su questa visione. Siamo lasciati a noi stessi e per questo ci sentiamo ognuno contro gli altri.

Ora possiamo parlare dell’arredo urbano ostile e capire che è nato questo stile architettonico. Perché questa società fa riemergere le classi pericolose, i tossici, i disoccupati, gli in-occupabili, i mendicanti, i ragazzini che né studiano né lavorano.

Una sorta sub-umanità che va tenuta nei loro ghetti e che non si deve vedere nei quartieri bene. Così l’unpleasant design ha trovato soluzioni spesso geniali.

A Mansfield, nel Regno Unito, l’angolo dove i teppisti si radunano, è stato fornito di illuminazione a luce rosa, che esalta i brufoli dell’acne e di musica classica strumentale, che i giovanissimi aborrono. Queste due semplici mosse hanno respinto il branco di ragazzi senza fargli capire perché.

Stessa cosa a Nottingham, che ha illuminato a luce rosa i luoghi delle gang giovanili, riportando la sicurezza. Oppure ha messo luce blu nei bagni pubblici, perché rende impossibile ai tossicodipendenti vedere le vene.

A Seattle sono comparse rastrelliere da bici messe sotto la maggior parte dei cavalcavia. Il  Comune ha spiegato che il loro scopo non è di assicurarci le biciclette, ma di impedire che i senzatetto possano accamparsi. A Calgary, in Canada, svolgono la stessa funzione di deterrenza delle grandi sfere di pietra, che impediscono di attendarsi.

Ma questo tipo di strategie non compaiono ora. Gli aeroporti internazionali sono integralmente concepiti con architettura ostile. I Terminal delle grandi città, dove passano milioni di passeggeri ogni anno, sono scarsi di sedili e panchine. Quelle presenti sono per giunta concepiti in modo che sia impossibile sdraiarsi.

Panchine con design moderni e accattivanti spuntano in tutte le metropoli, ma in realtà sono anti-barbone, Impediscono ai poveri di dormirci, ma sono anche senza fessure, cosi è impossibile per gli spacciatori nascondere droga. Sono anti-skateboarding, anti-furto grazie al design che costringe chi siede di tenere la borsa tra le gambe. Inoltre sono anti-graffiti e anti vernici spray.

Si chiama Unpleasant Design o Hostile Architecture.

La città di Glasgow ha cambiato l’illuminazione delle strade adottando lampioni a luce blu, con l’intenzione iniziale di apparire più chic. Poi si è accorta che l’effetto è stata una riduzione impressionante della piccola criminalità.  Stessa cosa a Nara, in Giappone, dove la luce blu ha ridotto gli incidenti d’auto.

Ancora più importante l’effetto ottenuto nella stazione Gumyoji di Yokohama, tristemente nota per il numero di suicidi. Dopo aver messo le luci blu, nessuno si è più gettato sotto il treno.

Ancora più curiosa la trovata di Colonia, in Germania, che ha sperimentato per prima in alcune stazioni ferroviarie, una vernice nano-tecnologica super-idrorepellente, che fa sì che l’urina   rimbalzi sulle scarpe. Nessuno ha più urinato negli anfratti. Immediatamente l’ha adottata San Francisco  per le zone dei senza tetto.

In alcune stazioni in Giappone la stessa vernice idro-repellente è usata per i graffiti.

Concludendo appare ovvio come tante di queste soluzioni siano assolutamente approvabili, ma il senso dietro a tante iniziative è quello di allontanare il diverso, il fastidioso, il “problema” e relegarlo ai quartieri poveri.

Non tutte funzionano, ma il punto è che preferiremmo città che immaginano persone con gli stessi diritti e possibilità, e non una società che costringe i poveri e i disadattati nei luoghi più oscuri della città.

Il video che segue è stato realizzato da due artisti francesi, Stéphane Argillet and Gilles Paté, per andare contro l’arredo ostile. Secondo i due artisti chi resiste può essere chiamato “fachiro dei luoghi pubblici”.