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La Corte dei Conti condanna la Moratti

Letizia Moratti è il sindaco di Milano che porta il nome del petroliere Moratti grazie ai soldi del quale ha fatto campagna elettorale e vinto le elezioni. I soldi del petroliere vengono anche dal CIP6 della nostra bolletta dell’ENEL. Si può quindi affermare che la Moratti è un po’ il sindaco d’Italia. Un sindaco condannato dalla Corte dei Conti per le assunzioni in Comune. Scommetto che non lo sapevate? Ferruccio Sansa che si era occupato a suo tempo della vicenda spiega perché.

Testo:
Blog: Ferruccio benvenuto…
Ferruccio Sansa: buongiorno a voi.
Blog: …parliamo della sentenza che ha riguardato Letizia Moratti, sindaco di Milano, i giornali l’hanno toccata un giorno e poi è scomparsa la notizia di questa condanna che la Corte dei conti ha inflitto al sindaco di Milano. Ci vuoi spiegare un po’ l’antefatto e poi alcuni dettagli della sentenza?
Ferruccio Sansa: sì io sono rimasto stupito dal fatto, appunto, che i giornali quasi non hanno parlato di una vicenda che se fosse successa probabilmente all’estero, avrebbe avuto delle conseguenze ben diverse! Forse avrebbe spinto la Moratti, non dico a dimettersi, comunque a spiegare finalmente perché ha assunto, appena è salita in carica, 63 nuovi dirigenti esterni.
Ora, parliamo del comune di Milano, un comune che ha avuto in passato i suoi problemi ma comunque uno dei comuni che hanno una amministrazione e dirigenza più sana e più preparata di tutta l’Italia. Ci si è sempre vantati delle amministrazioni delle città del Nord, e di Milano in particolare. Ecco, la Moratti, invece, arriva e dopo pochi mesi assume 63 nuovi dirigenti per una spesa complessiva di oltre otto milioni di euro l’anno, con una retribuzione media di 150 mila euro a persona e col risultato finale che il 25% dei dirigenti del comune di Milano adesso sono esterni. Non si tratta semplicemente di assumere delle persone esterne, che già è una cosa molto discutibile e tralasciando le competenze e le professionalità che sono dentro il comune di Milano. Il fatto è capire chi ha assunto la Moratti. Ora, secondo i regolamenti e le leggi vigenti, la Moratti avrebbe dovuto scegliere con i criteri il più possibile oggettivi, per esempio, quali che dovevano essere persone che avevano già avuto delle competenze, dei ruoli di dirigenti per diversi anni.
Ora, invece, andando a spulciare il curriculum di queste persone, nel 2007, io e Luigi Offeddu, poi anche altri giornali, consiglieri comunali come Basilio Rizzo, l’unico a svolgere, almeno lui, opposizione vera e puntuale, avevamo trovato che questi curriculum erano spesso abbastanza singolari. Ce n’erano alcuni addirittura che sembravano scritti sul tram con calligrafia tremante andando a presentarli in comune. Alcuni si esauriscono in ventidue righe ma ce ne sono altri con dettagli bellissimi, meritano di essere letti perché a volte fanno anche sorridere, diciamo, per la loro ingenuità.
C’è chi per esempio mette hobby vela tennis e apnea che sono utilissimi! L’apnea soprattutto per chi fa il dirigente in comune forse fa un po’ di apnea così riesce a svolgere meglio le sue funzioni. Oppure un altro che dice ho interessi e conoscenze di armi individuali standard Nato. Persone che sono state assunte come consulenti e che erano candidati trombati della casa della libertà, sono dei vigili urbani, lavoro nobilissimo però magari uno non ha svolto il ruolo di dirigente. Chissà bisogna capire se sono stati davvero tutti dirigenti. Secondo la Corte dei conti ci sono molti dubbi. C’è un candidato stupendo che dice tra le mie competenze ho fatto parte della squadra nazionale studentesca alle gare di orientamento. E poi c’è anche un ex componente dell’ex comitato Moratti sindaco, che tra l’altro è un ex frequentatrice del blog di Grillo! E proprio noi siamo andati anche a vedere cosa scriveva sul blog di Grillo, e aveva scritto una frase molto bella: sono felice e fiera di essere arrivata dove sono arrivata con le mie sole gambe. Sto cominciando a stancarmi di tutto il marciume che mi sta intorno. Questo scrisse un anno prima di essere assunta dalla Moratti. Ma non sono e non voglio – dice con voce sdegnata – essere raccomandata per realizzarmi come professionista e come donna. Un anno dopo aver scritto queste cose è stata assunta al comune di Milano con un compenso molto interessante.
Blog: è la famosa Madaffari?
Ferruccio Sansa: eh no! la Madaffari è un’altra cosa ancora. Comunque brevissimamente ancora una cosa. La Corte dei conti anche se pochi lo hanno scritto e pochissimi hanno chiesto veramente conto alla Moratti di questo, ha condannato la Moratti a pagare 57 mila euro e complessivamente, la Moratti e i suoi collaboratori a 263 mila euro. Ora la Moratti, bisogna dire in questo e darle atto, è molto coerente nonostante la tempesta che l’ha travolta, nonostante la condanna della Corte dei conti, nonostante la procura abbia chiesto il rinvio a giudizio per lei in questa vicenda, la Moratti è andata dritta per la sua strada. Nessuno dei consulenti se ne è andato.
Blog: dopo questa condanna ci si aspetta che un sindaco possa anche dimettersi.
Ferruccio Sansa: all’estero succede anche questo, in Italia ormai non si dimette più nessuno. Le dimissioni sono soltanto false dimissioni. Forse la Moratti che ha sempre questo tono, in questo si distingue per fortuna dal suo capo partito che è Berlusconi, ha sempre detto fiducia nella magistratura dimostrerò tutto. Forse, però, oltre a dimostrare, dovrebbe dimostrarlo subito all’opinione pubblica. Visto che lo dice anche il Pubblico Ministero, le spiegazioni che finora sono state date su questa vicenda non sono state assolutamente sufficienti.
Blog: perciò entrando ancora in qualche dettaglio tu hai anche la sentenza no?
Ferruccio Sansa: io la sentenza ve la passerò.
Blog: puoi leggerci qualche passaggio interessante e utile per capire anche le motivazioni di questa condanna?
Ferruccio Sansa: sì. La sentenza è composta da quasi 200 pagine e meriterebbe di essere letta tutta perché è veramente il racconto di un ambiente e ci sono anche le versioni della Moratti e dei suoi collaboratori. Versioni in gran parte bocciate, per altro, dalla magistratura contabile.
Ora qua ci sono dei passaggi che sono interessanti. Quando il giudice della Corte dei conti dice che il lavoro dei funzionari e dei dirigenti del Comune deve essere improntato da imparzialità, legalità, indipendenza. La posizione di indipendenza dal potere pubblico è accentuata da un elenco di leggi che il magistrato elenca, e poi dice: l’elemento che caratterizza l’organizzazione dei pubblici uffici, secondo le disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità, è la sua naturale continuità. Questo non supporta cambiamenti estemporanei in rottura con la continuità determinati da eventi contingenti o da scelte del momento suggerite da convenienze di parte. Ecco, questa è un’affermazione molto forte nei confronti della Moratti.
Pagina novanta, dice il magistrato: non v’è chi non veda in proposito come una tale forma di indiscriminato ricorso al conferimento “intuitu personae” di incarichi a soggetti non appartenenti ai ruoli dirigenziali dell’ente locale, metta in discussione l’identità del corpo dirigenziale interno, mortificando le professionalità in esso presenti, al solo scopo di mettere nelle funzioni dirigenziali soggetti particolarmente vicini al decisore politico.
Più chiaro di così! Quindi il giudice censura il fatto che si siano mortificati il corpo dirigente del comune di Milano per scegliere delle persone che, al di là della corrispondenza ai requisiti richiesti dalla legge e dai regolamenti, sono vicini politicamente al sindaco.
Se il dirigente è un amico del sindaco voi credete che abbia un minimo di indipendenza e che possa svolgere le proprie competenze nell’interesse non di una parte politica ma del cittadino, che non è soltanto del popolo della libertà ma anche del partito democratico ed è comunque un cittadino al di là dell’appartenenza politica?
La tipologia dell’incarico da conferire può semmai incidere sui criteri con i quali effettuare la scelta, giustificando scelte discrezionali più ampie relative all’idoneità a realizzare degli specifici obiettivi, indicati dall’organo di vertice, ma non mai a giustificare scelte di tipo arbitrario, dice il magistrato. E continua con questo passaggio, che da solo vale tutta la sentenza: al contrario, se il princìpio di fiduciarietà potesse legittimare una scelta arbitraria del dirigente da parte dell’organo politico, si porrebbero le premesse per un controllo dell’organo politico sull’operato del dirigente sino alla possibilità di determinarne le scelte. Proprio quello che dicevamo prima, cioè, se il politico sceglie l’amico e sceglie il dirigente non in base a dei criteri di indipendenza e di criteri obiettivi si finisce per avere un dirigente che è un suddito del sindaco, e quindi non agisce in nome del cittadino ma agisce in nome di una parte politica e di un rappresentante politico.
C’è poi il famoso caso, o famigerato caso, di Carmela Madàffari o Madaffàri, non ho mai capito come si dica perché non ho mai avuto la fortuna di parlare con questa donna, ne parlo con tutte le cautele possibili perché questa donna ci ha citato a me e Luigi Offeddu che insieme abbiamo tirato fuori la sua storia nel libro “Milano da morire”, ci ha citato chiedendoci 500 mila euro di danni. Ora io sono tranquillissimo, lo ero già all’inizio perché ho tutti i documenti su cui si basa il mio libro, ma adesso sono ancora più tranquillo alla luce di quello che dicono i magistrati.
Ora io dico, lasciamo perdere quello che ho detto io così evitiamo… io leggo soltanto quello che dicono i magistrati che così siamo più tranquilli.
Alla luce di quanto sopra – scrive il magistrato – l’affidamento dell’incarico di dirigente responsabile della direzione centrale famiglia, scuola e politiche sociali, alla dottoressa Madàffari, delibera di Giunta per un emolumento di 217 mila 130 euro l’anno, è per la procura palesemente illegittimo, con riguardo alla ricorrenza del requisito della spiccata professionalità stanti, per contro, i gravi infortuni professionali rilevati a carico della medesima nella pregressa veste di manager aziendale della sanità calabra, di cui a pagina 34 dell’atto di citazione.
Prive di pregio alla procura appaiono a riguardo le giustificazioni fornite dal sindaco in occasione di un’interrogazione di un gruppo di consiglieri comunali. L’incarico alla Madàffari è palesemente illegittimo. Intanto la Madàffari, o Madaffàri, continua a svolgere la sua funzione per 217 mila 130 euro l’anno. Noi non diciamo che la Madàffari sia una delinquente. Non lo abbiamo mai detto. Diciamo che ci sono degli elementi che portano ad avere una grandissima cautela nell’affidarle un incarico così importante. E a noi sembra incredibile che il sindaco abbia dovuto cercare fuori dalla Pubblica amministrazione, una persona per conferirle un incarico così importante e abbia scelto proprio una persona sulla quale ci sono dei nodi da sciogliere, da risolvere, che non sono stati ancora sciolti. Non lo dico io, lo dice il magistrato. Però la Moratti se ne è infischiata completamente di questa storia, è andata avanti per la sua strada così come è andata avanti la Madàffari, e tutti i consulenti continuano a prendersi otto milioni di euro l’anno, soldi pubblici, soldi nostri, di tutti i cittadini di Milano. Grazie.

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