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di Paolo Ermani – Nel libro Solo la crisi ci può salvare, scritto assieme ad Andrea Strozzi abbiamo cercato di smitizzare alcuni dogmi del nostro tempo e proporre una visione diversa rispetto a quella dominante. Innanzitutto bisogna chiarire cosa si intende per crisi, da un punto di vista prettamente economico significa la non crescita del Prodotto Interno Lordo che è sostanzialmente la somma di merci e servizi scambiati con denaro all’interno di un paese durante un anno.

Ma il fatto che il PIL non cresca è necessariamente un male, un aspetto negativo? Secondo il coro dominante sì, secondo noi se il PIL cala è una benedizione. Il PIL significa infatti soprattutto la vendita di una quantità immensa di merci con la conseguente produzione di rifiuti che alimentano discariche, inceneritori e mari, diventati ormai zuppe di plastica. Queste merci sono per lo più superflue e vengono vendute per fare guadagnare e lavorare qualcuno, a prescindere dalla effettiva necessità o utilità delle stesse. La conseguenza di tutto ciò comporta livelli di inquinamento e sfruttamento delle risorse non rinnovabili così alti che stanno mettendo in serio pericolo la sopravvivenza dell’umanità, basti pensare che i dati OMS ci dicono che 9 persone su 10 al mondo respirano aria inquinata determinando 7 milioni di morti all’anno. Altra conseguenza è il fenomeno drammatico dei cambiamenti climatici causato dall’utilizzo forsennato dei combustibili fossili che sono il carburante indispensabile della produzione in massa di oggetti superflui. Per fare crescere il PIL stiamo quindi causando livelli di distruzione e inquinamento intollerabili. Ma la crescita infinita in un mondo dalle risorse finite è materialmente impossibile e comporta evidentemente danni irreversibili, eppure si sta procedendo come se nulla fosse.

Il mondo sta continuando a seguire quella che noi nel libro chiamiamo la Santissima Trinità composta dalla Religione della crescita, il Dio denaro e il Dogma del PIL. E per gonfiare in tutti i modi il PIL ci è stato messo dentro pure il calcolo delle entrate del contrabbando, la prostituzione e il commercio di droga, trasformandolo in Prodotto Interno Lercio. Questo dimostra ulteriormente l’assoluta inattendibilità del PIL come parametro di misurazione e al quale dobbiamo tutti genufletterci. E il sistema della crescita non si modera o corregge, perché nella lotta di tutti contro tutti per la vendita di merci, non si prevedono limiti o arrivi da qualche parte, si combatte e si concorre fino all’ultima risorsa disponibile, fino all’ultima terra sfruttata, fino all’ultima goccia di petrolio, fino all’ultimo pesce pescato.

Nel libro analizziamo quindi come sia possibile far credere alle persone che produrre e acquistare merci in massa devastando la natura e portando l’umanità all’estinzione, sia un obiettivo da perseguire. Ciò avviene grazie ad un bombardamento pubblicitario che crea bisogni indotti e ci convince a comprare merci di cui non abbiamo alcun reale bisogno, merci che saranno presto dimenticate o sostituite da nuovi modelli dello stesso oggetto in una spirale senza fine. Che l’obiettivo sia la vendita fine a se stessa, lo dimostra il fatto che su mille pubblicità che appaiono in televisione anche se non comprassimo novecentonovantanove di quei prodotti vivremmo lo stesso, anzi meglio. Identica cosa succede in internet dove il bombardamento pubblicitario propone una vastità inimmaginabile di prodotti da acquistare, per la grandissima parte anche loro superflui, autentiche cinafrusaglie (neologismo creato da noi che significa cianfrusaglie fabbricate in Cina). Però se non compriamo le cinafrusaglie, il PIL decresce e ci dicono che il paese va in crisi, quindi per non fare andare in crisi il paese dobbiamo continuare a comprare, lavorare come pazzi e riempirci la casa di cose superflue o effettuare spese di cui potremmo fare tranquillamente a meno. E che ci siano tanti costi evitabili lo dimostra l’esempio pratico di Andrea Strozzi che riportiamo in dettaglio nel libro, con tanto di conti alla mano.

Andrea dopo essersi “scollocato”cioè aver abbandonato un posto di lavoro sicuro e ben pagato, ha visto che cambiando vita e prospettive, gli serviva per vivere circa il 70% in meno di quello che spendeva prima, quando era inserito nel sistema della crescita del PIL. Ma anche fosse stato il 50% o il 40%, stiamo parlando di cifre notevoli risparmiate che ci permetterebbero di lavorare meno e vivere meglio. Se calcolassimo i soldi che vengono sprecati sia da un punto di vista privato che pubblico, vivremmo con prospettive e qualità della vita ben diverse e migliori di quelle attuali, basterebbe non credere più alle sirene di chi ci dice che se non abbiamo quello che ci dice la pubblicità, siamo degli sfigati. Parafrasando l’ex presidente dell’Uruguay Josè Mujica, povero infatti non è colui che vive con poco ma vive bene ed è soddisfatto, povero è chi ha bisogno di tanto per vivere e ugualmente vive male ed è insoddisfatto. Non è un caso che le nostre società opulente e basate sullo spreco hanno livelli di depressione, stress e disperazione molto alti, dove le persone perdono il senso della vita, di quello che realmente conta e si stressano per tentare di stare dietro alla impossibile costante rincorsa all’acquisto.

La società della crescita poi ci sta rubando anche il tempo, presi da mille stimoli e consigli per gli acquisti, non abbiamo nemmeno più tempo per vivere, per coltivare le relazioni dirette con amici e persone care, per fare ciò che ci piace veramente.

In questa situazione quindi la crisi ci può salvare, meno PIL significa meno inquinamento, meno produzione di merci assolutamente inutili e superflue, meno energia consumata, meno stress, meno lavoro per produrre quei servizi e merci superflue. Non seguendo più il modello del PIL, non solo aumenterebbero i posti di lavoro ma anche la nostra qualità della vita e delle relazioni. L’ambiente ne gioverebbe e vivremmo tutti meglio e con maggiori possibilità di sopravvivenza globale.

Per utilizzare un esempio pratico che ci riguarda da vicino, l’Italia, lungi dall’essere tra i fanalini di coda di un Europa dove la locomotiva è la Germania che corre verso il precipizio, è un paese dalle ricchezze e potenzialità enormi. Abbiamo ricchezze molto più grandi di quelle dei tanto decantati paesi del nord Europa perché abbiamo le materie essenziali della vita e della vera economia che è costituita da sole, acqua, terra. Non dobbiamo seguire il modello fallimentare di quei paesi e che ci vedrà sempre perdenti. Noi dobbiamo seguire le nostre peculiarità, ricchezza e saggezza, basti pensare alla nostra terra meravigliosa dove ci cresce qualsiasi cosa e ad una natura strepitosa. Partendo da questi aspetti potremmo veramente essere il Bel Paese e Giardino d’Europa, diventando un faro per una rivoluzione internazionale. Con politiche lungimiranti legate alla valorizzazione e salvaguardia del nostro patrimonio naturale, culturale e alimentare, all’utilizzo delle energie rinnovabili, alla riqualificazione energetica del nostro decrepito patrimonio edilizio, all’efficienza e risparmio energetico e idrico (che ormai pure lo stesso Rifkin ci dice che si ripaga da sé), possiamo diventare un paese ricco di qualità della vita e prosperità dove non solo si avrebbe la piena occupazione ma molte delle persone che oggi fanno un lavoro precario, che non gli piace o dannoso potrebbero lavorare per cose molto più utili, importanti e sane. Per fare ciò è essenziale mettere al primo posto le persone e l’ambiente, considerando i soldi un mezzo e non il fine dell’esistenza, dove il PIL e la crescita non sono i modelli di riferimento perché lavorare come pazzi per crescere economicamente e poi morire di inquinamento o sommersi dai rifiuti non è di certo un risultato auspicabile, né tantomeno intelligente.

Si può vivere bene, in maniera prospera, sana, lavorando tutti, avendo un senso nella vita senza seguire la maledizione del PIL e della crescita che ci stanno portando a tutta velocità verso la catastrofe.

Il libro Solo la crisi ci può salvare, può essere utilizzato anche come manuale di pronto intervento e ci sono analisi, metodologie, esempi e soluzioni sia per il cittadino, sia per qualsiasi amministrazione pubblica ad ogni livello che voglia effettuare un cambiamento reale. Ci sono idee, lavoro, possibilità per tutti se l’obiettivo è costruire una società di valori, giusta, sostenibile e dove al centro ci siano la persona e l’ambiente. E possibile iniziare da subito, basta volerlo.

 

L’AUTORE

Paolo Ermani – Scrittore, formatore, consulente energetico, ideatore di progetti innovativi in ambito lavorativo e ambientale. Da metà degli anni ottanta si occupa di ambiente, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, uso razionale dell’energia, tecnologie appropriate a cui poi ha aggiunto tematiche relative agli stili di vita, all’economia, il lavoro, l’alimentazione, l’agricoltura, la facilitazione. Ha lavorato e si è formato nei più importanti centri europei per le tecnologie alternative. Fra le centinaia di iniziative che ha realizzato è tra i fondatori dell’associazione Paea, del giornale web Il Cambiamento e del progetto sul lavoro Ufficio di Scollocamento. E’ autore dei libri: Pensare come le montagne (scritto con Valerio Pignatta), Ufficio di Scollocamento (scritto con Simone Perotti), Solo la crisi ci può salvare (scritto con Andrea Strozzi).

http://www.ilcambiamento.it/autori/paolo_ermani