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La guerra segreta dell’Inghilterra all’Italia
(11:00)

Questo libro si basa quasi interamente su documenti consultati negli archivi di Stato britannici di Kew Gardens, nei pressi di Londra, nel corso di ricerche durate anni. Centinaia di lettere, cablogrammi, informative e analisi dell’intelligence, della diplomazia, dei ministeri e dell’ufficio del premier. Rapporti classificati confidential, secret, top secret. Sono lì, a disposizione degli studiosi. Ma nessuno si era mai preso la briga di cercarli e di esaminarli nella loro totalità, con metodo. Eppure, è un materiale enorme, ricchissimo. Per un ricercatore, è una vera e propria miniera d’oro che consente di ricostruire, per la prima volta in questo libro, quello che si potrebbe definire il colpo di stato più lungo della storia, perché durato oltre mezzo secolo.

Intervista a Giovanni Fasanella, giornalista e co-autore assieme a Mario J. Cereghino de “Il golpe inglese“:

150 anni di Unità condizionata (espandi | comprimi)
La Gran Bretagna ha avuto un’influenza enorme sulla storia italiana, sull’economia del nostro Paese e sulle vicende politiche interne, almeno a partire dal Risorgimento. Si può dire che il rapporto strettissimo e spesso di dipendenza dell’Italia dalla Gran Bretagna sia iniziato con la nascita dello Stato Unitario nel 1861, e con l’Impresa dei Mille naturalmente è iniziato un anno prima. L’idea di uno Stato Unitario aveva radici interne, ma il progetto subì un’accelerazione quando gli inglesi capirono che attraverso l’apertura del Canale di Suez, progettata dai francesi, l’Italia sarebbe diventata una postazione strategicamente importantissima e quindi mettere le mani sul nostro paese,

Enrico Mattei e Aldo Moro (espandi | comprimi)
Secondo la dottrina britannica, elaborata da Churchill già nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale e formalizzata subito dopo, c’erano tre cose che l’Italia non poteva assolutamente fare. La prima: avere, costruire un sistema politico compiutamente democratico, cioè con l’alternarsi al governo di maggioranza e opposizione, per la presenza di un partito comunista, che era il più forte del mondo occidentale; la seconda era pensare autonomamente a una politica della sicurezza; e la terza cosa, la più importante che l’Italia non poteva fare, secondo la dottrina di Churchill, era avere una politica estera autonoma basata su un proprio interesse nazionale.