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Domenico Zambetti del Pdl, detto “La Forza della Competenza”, ha comprato dalla ‘ndrangheta l’elezione ad assessore alla Casa della Regione Lombardia. 4.000 voti alla modica cifra di 50 euro l’uno (c’è la crisi …). In totale 200.000 euro. Un affare. Con lo stipendio da consigliere regionale, benefit e buonuscita ti rifai subito dell’investimento. Il rispetto della controparte criminale poi è garantito “Sti politici ‘e merda piccoli e grandi sono uno peggio dell’altro” e anche la sua fratellanza “Ora c’è l’Expo e lui ci può aiutare”. Rispetto e fratellanza valgono bene una messa.
L’arresto, di un uomo sostenitore di Forminchioni, dallo slogan convincente “Al servizio della persona”, famoso in tutta Milano per aver tappezzato interi palazzi con il suo faccione sorridente, non è in sé una brutta notizia. E’ un’apertura verso il futuro della politica, la liberalizzazione del voto. Se il voto è una merce di scambio (e lo è dalla Calabria alla Brianza), il cittadino dovrebbe poterlo vendere al miglior offerente. 50 euro sono una miseria, chiunque lo capisce, le elezioni avvengono raramente, una volta ogni 4/5 anni. Il ridicolo valore del voto è dovuto principalmente al cartello della criminalità organizzata, ed è di una unità di grandezza in meno del reale valore che è di almeno 500 euro. Dovrebbe essere il minimo per legge. Una famiglia, meglio se allargata, potrebbe camparci un mese con il voto di scambio. Interi palazzi si potrebbero organizzare in gruppi di vendita solidale del voto (GVSV) e proporre pacchetti a corruttori e criminali alla luce del sole. Il voto di scambio è anche PIL, serve infatti a far eleggere gruppi (in modo consapevole o meno) interessati a costruire ovunque e comunque, dall’Expo 2015 alla Tav in Val di Susa alla Gronda. E’ un volano della crescita. Si potrebbero quotare i voti in Borsa per far concorrere mafie internazionali e costruttori senza scrupoli allo sviluppo della Nazione, dalla Yakuza ai Narcos sudamericani. Capitali stranieri di investimento di cui abbiamo un disperato bisogno. L’introduzione della tassa di un 10% sul voto di scambio migliorerebbe le casse dello Stato. Qualche decina di milioni di elettori moltiplicati per 50 euro a voto. Il voto è una risorsa economica, liberalizziamo il voto, rilanciamo l’Italia.