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All’orizzonte c’è una linea rossa: la fine del petrolio. Dove si trova? A 15, a 30 anni? Sappiamo di certo che vedremo un mondo post petrolifero. Simile e diverso alle ipotesi del dopo bomba. Nessuno può dire con certezza quanto petrolio rimane, quasi tutti concordano che metà se ne è già andato. Il meno costoso, quello superficiale. Estrarre petrolio costa energia, se servono due litri di petrolio per estrarne uno non conviene. Il petrolio nella Fossa delle Marianne è antieconomico.
Cosa succederà dopo la fine del petrolio e, soprattutto, prima?
Gli Stati funzionano ad energia. Ad una pozza che si prosciuga si abbeverano solo gli animali più forti. Gli Stati armati berranno petrolio e, verso la fine, quando la pozza diventerà pozzanghera, si scontreranno tra loro.
Le energie alternative non possono, nel medio termine, sostituire il petrolio, ci sarà un periodo di transizione almeno di decenni. Prima dell’economia del petrolio eravamo un miliardo, oggi sei. Torneremo a uno? L’agricoltura va a petrolio, macchine e concimi; senza c’è la fame.
Intere zone del pianeta non sono auto sostenibili, senza trasporti chiuderanno i battenti. L’erba del vicino diventerà più verde e il vicino non vorrà condividerla. Il trasporto di beni diverrà un lusso. I pomodori dalla Cina e i cestini di latta dal Messico diventeranno un ricordo osceno. Le periferie cittadine senza supermercati, gas, petrolio, campi, acqua non saranno un bel posto in cui vivere. Se possibile, peggio di adesso.
Ci aspetta, dopo la linea rossa, un neo feudalesimo. La terra, le comunità, gli animali, le relazioni, le capacità individuali diventeranno importanti. In attesa di una nuova fonte di energia universale di cui, forse, faremmo volentieri a meno.

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