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In questi giorni la macchina del fango contro il MoVimento 5 Stelle si è messa in azione, attivata dalla stampa e cavalcata dal Pd, guarda caso a ridosso di elezioni amministrative in cui il MoVimento 5 Stelle corre per vincere e fa paura. L’obiettivo di questa sistematica opera di discredito del MoVimento 5 Stelle non si gioca sui contenuti, ma è volta a delegittimare il MoVimento 5 Stelle recuperando notizie vecchie e accompagnandole con commenti, illazioni e supposizioni di parlamentari che non appartengono più al MoVimento 5 Stelle e che oggi militano in altri partiti.
Quella del server “parallelo” attivato da un ex parlamentare MoVimento 5 Stelle è una storia su cui siamo i primi a volere che si faccia luce e chiarezza, perché in ballo ci sono la sicurezza di dati e messaggi privati di esponenti del MoVimento 5 Stelle.

Su questo server, che era pagato con i soldi del gruppo, si appoggiavano non solo indirizzi di posta elettronica e documenti di alcuni parlamentari MoVimento 5 Stelle, ma contenuti e siti terzi non riconducibili ai 5 Stelle, alcuni dei quali erano stati diffidati dall’uso del logo del MoVimento 5 Stelle. Soprattutto, era noto che alla piattaforma avevano accesso persone terze la cui identità era però sconosciuta al gruppo parlamentare. Proprio per motivi di sicurezza, i parlamentari decisero di rivolgersi ad un consulente informatico di una società torinese che non ha nessun legame diretto con la Casaleggio Associati, affinché verificasse l’effettiva presenza di queste anomalie.
Il consulente, fatte le dovute ricerche, riferì al gruppo e allo staff della comunicazione la situazione rilevando che il server non garantiva la sicurezza necessaria e che erano necessarie contromisure.
Lo staff di Beppe Grillo, informato dei fatti, e a tutela non solo del gruppo dei parlamentari ma dell’intero Movimento, inviò una mail a tutto il gruppo parlamentare comunicando che il server non era più sicuro e che sarebbe stato disattivato, invitandolo quindi a salvare i contenuti che fino ad allora erano su quella piattaforma e ad usare un sistema che potesse essere gestito direttamente dai parlamentari. L’operazione non avrebbe comportato eccessivi disagi considerando che il server in questione era utilizzato da una piccola parte del gruppo, non più di 30 parlamentari.
Nota bene: la mail viene inviata a tutti i parlamentari della Camera perché lo staff di Beppe Grillo ignorava chi fossero i 30 che si appoggiavano al server creato, a conferma del fatto che non era in possesso di nessuna informazione su quella piattaforma e che non ci fu nessuna azione di controllo sui contenuti che vi si appoggiavano. La comunicazione venne fatta anche sul Blog con un post di Grillo.
Il rischio che questi contenuti fossero sistematicamente violati era concreto, ma appare evidente che la violazione non fosse di certo ad opera della Casaleggio Associati, che altrimenti avrebbe avuto interesse a mantenere in piedi quel sistema. Ora però, giornali e partiti in cerca di visibilità, ribaltano la vicenda e vogliono far credere che a spiare fosse Casaleggio in persona! Un’accusa ridicola e inverosimile.
Come è ridicolo che dopo due anni e mezzo di indagini non si sia riusciti a far luce su un’altra vicenda di cui il MoVimento 5 Stelle è stato parte lesa. Ci riferiamo alla diffusione di foto e mail private di cinque portavoce MoVimento 5 Stelle (Bernini, Gallinella, Sarti, Turco, Vignaroli) ad opera di sedicenti hacker del Pd. Oggi l’inchiesta è stata archiviata senza che si sia giunti alla verità e senza che si possa conoscere la vera identità degli autori di questa violazione.
Vogliamo invece che si faccia luce fino in fondo su questa vicenda. Noi non abbiamo nulla da temere, anzi aspettiamo che la verità esca fuori e allora ci sarà da ridere.