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“La parola fine l’ha messa, dopo un annetto di scambi velenosissimi, un pubblico ministero, sebbene la nebbia si fosse già un po’ diradata fra retromarce e amnesie assortite. Beppe Grillo, dice oggi la Procura di Genova, non ha mai preso soldi in nero ai tempi in cui si esibì per la Cisl, al contrario di quel che disse in radio l’ex segretario confederale del sindacato Giovanni Guerisoli. E per questo lo stesso Guerisoli, insieme a Giuseppe Cruciani, conduttore della popolare trasmissione tv La Zanzara in onda su Radio 24, rischia di finire a processo per diffamazione aggravata, alla ripresa della piena attività giudiziaria dopo la pausa estiva. Tecnicamente, quel che il sostituto procuratore Vittorio Ranieri Miniati gli ha inviato nelle scorse settimane è un “avviso di conclusione delle indagini preliminari”, preludio della richiesta di rinvio a giudizio. Nei fatti, per contestare all’ex leader sindacale (e fondatore della Rete sociale e del lavoro del Partito Democratico) di aver diffamato il comico divenuto politico, il pm dimostra senza ombra di dubbio che non v’è alcune prova di pagamenti sottobanco nell’esibizione contestata. Semmai il contrario. […]
Il capo del Movimento Cinque Stelle aveva attaccato la performance di Roberto Benigni alla festa dem di Reggio Emilia, chiedendosi dove avessero trovato i soldi per permettersi un happening del genere. Lucio Presta, manager di Benigni, spiegò che non era stato fissato alcun compenso “preventivo”, ma l’attore-regista intascò una percentuale sui biglietti venduti per lo show. A distanza di qualche giorno era arrivato una sorta di contrattacco, che i magistrati oggi definiscono scomposto, per bocca di Giovanni Guerisoli, nel frattempo entrato della galassia Pd e – come detto – tra i fondatori della Rete del sociale e del Lavoro.
Nel mezzo d’una puntata della Zanzara, e intervistato da Cruciani, domandava ironicamente se il Grillo che sparava contro l’iniziativa democratica e i presunti pagamenti a Benigni fosse lo stesso che “per uno spettacolo del 1999”, chiese alla Cisl “dieci milioni in nero”. Aggiungendo che quelle condizioni furono accettate, ma che in seguito il sindacato ebbe problemi a giustificare le uscite.
Come andarono, davvero, le cose? Beppe Grillo sulle prime replicò secco via twitter: “Tutto falso, querelo Guerisoli”. E con il trascorrere delle settimane pure gli attuali vertici Cisl presero un po’ le distanze dal loro dirigente storico, che con il tempo aveva drasticamente ridimensionato l’impegno politico limitandosi all’amministrazione di Grottaferrata (Roma): Guerisoli forse si confonde, fecero sapere, poiché di quella serata dovrebbero esserci fatture e soprattutto si svolse tre anni prima in un altro luogo (non Numana in provincia di Ancona come fu riferito in diretta, ma appunto Rimini, ndr).
Beppe Grillo, tramite il nipote avvocato Enrico Grillo, ha sporto comunque denuncia, portando carte chiare a sostenere la regolarità della prestazione. E a distanza di quasi vent’anni sull’affaire si è pronunciato infine un magistrato. Scrive quindi il pm Miniati che la circostanza del pagamento in nero è “falsa”. E chi accusò Grillo, a meno che non si materializzi una transazione fuori dal tribunale con successivo ritiro della querela (procedura del tutto legale) sarà processato”.
Il Secolo XIX