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“E adesso chi glielo racconta a don Mico Oppedisano, capo dei capi (secondo l’inchiesta Crimine) della ‘ndrangheta? Chi glielo dice che non è più capo di niente, che la ‘ndrangheta è sparita nel nulla, nebulizzata, dissolta, non esiste?
Proprio così, non esiste. La mafia liquida, quella invisibile come l’altra faccia della luna, quella più potente di Al Qaeda, l’organizzazione criminale più potente del mondo non c’è più. La parola ‘ndrangheta è stata estromessa dal codice antimafia. Esistono ancora Camorra e Cosa Nostra, ma della Santa calabrese neanche l’ombra.
Comprendere la gravità del fatto non è cosa immediata. E poco importa se si tratta di una sfortunata dimenticanza o di un caso creato apposta.
Eliminare la ‘ndrangheta dal codice antimafia vuol dire trattare i reati di ‘ndrangheta non più come reati mafiosi ma come reati comuni. Vuol dire gestire l’incendio di un negozio allo stesso modo, a prescindere se la causa è un “no” ai clan o un litigo per un parcheggio. Fino a un ventennio fa, quando i clan in Calabria già imponevano le loro regole e la ‘ndrangheta non era un’organizzazione criminale riconosciuta nel codice, gli omicidi, le estorsioni, le intimidazioni, venivano trattati come reati comuni. Reati comuni e relative pene più morbide. Agli imprenditori che denunciavano, come Pino Masciari, parlavano di delinquenza comune, non di associazione. Poi finalmente, dopo anni di battaglie, la criminalità organizzata calabrese era entrata di prepotenza nel panorama delle mafie, scalando in fretta la classifica. Ora è sparita di nuovo. Nella terra in cui sono cresciuto troppo spesso ho sentito frasi come “la ‘ndrangheta non esiste”, “ma cos’è questa ‘ndrangheta”, “la ‘ndrangheta siete voi giornalisti, voi scrittori”. Ora mi tocca dargli ragione”.
Biagio Simonetta