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di Stefania Divertito

“Fu una notte strana quella del 17 ottobre 2014.
Era un venerdì 17, e sembrava quasi che ci stessimo preparando per la guerra. Ma forse, in fondo, di guerra si trattava.
Avevamo attrezzato i computer dei deputati del M5S della Commissione Ambiente per un collegamento streaming pirata e i pazzi di Radio Hangout Revolution ci aspettavano pronti a sparare la diretta online.
Io ero sintonizzata e avevo Twitter pronto come un colpo in canna.
C’era la “fiume”, in commissione. Fiume, e notturna. Certe robe accadono sempre di notte nel palazzo. Il presidente Ermete Realacci, piddino e membro onorario di Legambiente, aveva annunciato la tagliola per “non perdere tempo”. Pochi secondi a disposizione per ogni intervento. Bisognava fare in fretta. Non sia mai che qualcosa potesse ostacolare l’approvazione dello Sblocca Italia.
Stiamo parlando di una delle leggi più indigeste per chi ama l’ambiente.
Una specie di ovosodo che ancora oggi a distanza di un anno e mezzo non va né su e né giù.
Una legge mostro che contiene tutto il peggio che si può temere: via libera a inceneritori, a cemento, ad acqua privata, a commissariamenti straordinari, opere inutili e, appunto, trivelle.
All’improvviso, un fuori programma: Realacci rese “ammissibile” un emendamento nuovo di zecca, presentato dal governo e firmato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari. Uno dei tanti, così almeno sembrava.
Ma era venerdì 17, quel decreto era una dichiarazione di guerra, e noi tutti eravamo pronti. Non si poteva far calare l’attenzione nemmeno per 5 minuti.
E infatti fu Mirella Liuzzi, deputata M5S lucana, ad accorgersi della trappola.
Quelle poche righe avrebbero trasformato le infrastrutture energetiche in impianti strategici. Da proteggere con i militari e con il segreto. Senza controlli pubblici, senza monitoraggi.
Tempa Rossa, ci venne subito in mente. Mirella urlò: “È una vergogna”. Scoppiò il putiferio. Realacci fece il pesce in barile. Dovette sospendere la seduta. E chi si palesò in commissione per spingere l’emendamento pro-Guidi? L’allora viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti. Il potentissimo che oggi siede al posto di Delrio come sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il vice di Renzi, insomma. Le truppe cammellate piombate di notte in Commissione per avallare l’emendamento che oggi sappiamo era fortemente voluto dal compagno della ministra. Allora non potevamo saperlo, ci scandalizzammo dell’assurdità del testo che avallava un’opera pubblica inutile, dispendiosa e inquinante. Per un’ora De Vincenti parlò con Realacci, spingendo, spiegando, avvalorando tesi per far passare l’emendamento. Fu inutile. Grazie alle proteste e alle argomentazioni del M5S Realacci dovette dichiararlo inammissibile. Al rientro della pausa, ormai in piena notte, il testo fu ritirato. Vittoria a 5 Stelle. Oggi, quella vittoria ha un sapore ancora più dolce”.