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Cristina e Laura Di Sessa
(25:00)

A Trieste due donne sono sfrattate, dopo la morte del padre, da un appartamento affittato dalla loro famiglia da 42 anni, era tutta la loro vita, tutte le loro cose. Hanno chiesto aiuto alle istituzioni, ma nessuna ha risposto tranne la presidenza della Repubblica e i colleghi del padre con un contributo. Hanno cercato lavoro ovunque, qualunque lavoro, anche sottopagato, di quelli che gli italiani non vogliono più fare…, ma nessuno lo ha offerto. Sono state sfrattate a termine di legge pur essendo figlie di un carabiniere che ha dedicato tutta la sua vita, 35 anni, allo Stato. Ora vivono nella civile Trieste dentro a una macchina. La pietà è morta e la società non sta tanto bene.

Intervista a Cristina e Laura Di Sessa che vivono in una macchina

Una macchina come casa (espandi | comprimi)
Cristina – Ci chiamiamo Cristina e Laura Di Sessa, siamo due sorelle, io ho 41 anni, Laura 45, la nostra storia comincia da una lettera de Il Corriere della Sera in realtà, poco più di 8 mesi fa siamo state sfrattate da casa per morosità perché non riuscivamo più a pagare l’affitto e per 8 mesi siamo vissute la notte qui da Mauro e dalla Signora che ci ha fatto dormire e durante il giorno in macchina e a cercare lavoro

Nessun lavoro (espandi | comprimi)
Laura – Hanno fatto passare 4 mesi.Cristina – Però dopo ci hanno dato del denaro e anche adesso dopo la trasmissione della Balivo ci hanno invitato di nuovo per tirare avanti adesso per un po’ di tempo, ma l’aiuto grosso è venuto in realtà dalle nostre lettere al Presidente della Repubblica, perché quando eravamo agli sgoccioli dentro casa, io a giugno ho mandato una mail alla Presidenza della Repubblica, al Presidente, raccontando quello che ci era capitato e a cosa andavamo incontro, avevo detto che mio padre era un Carabiniere, che aveva fatto 35 anni di servizio,

Spacchiamo i mobili! (espandi | comprimi)
Cristina – Ci siamo ritrovate il primo ottobre perché abbiamo portato via le cose che si potevano portare via in una settimana scatoloni, vestiti, tutte le cose che puoi portare via e che ti puoi salvare e le abbiamo portate qui, però i mobili avevo bisogno di una mano per portarli via, anche di un posto dove metterli, così è arrivato il primo ottobre che avevamo un giorno di tempo per portarle via, sono arrivate le 18 e allora sai cosa ho detto? Laura piuttosto che lasciarli dentro è roba nostra e adesso si rompe e si butta via, li abbiamo rotti e buttati via!
Laura – Erano i sacrifici dei nostri genitori.

Porte chiuse (espandi | comprimi)
Cristina – Perché non è solo la questione delle pareti, ma proprio di quello che c’è dentro!
Laura – Ci abbiamo vissuto i compleanni, i Natali, le Pasque, eravamo con i nostri parenti là dentro, i nostri genitori sono morti là dentro!
Quindi loro non hanno avuto un briciolo d’animo per noi e io le nostre cose dentro non gliele lasciavo.
Cristina– Anche perché sotto un anno prima quando noi abbiamo iniziato lo sfratto nell’appartamento sotto, una persona anziana è dovuto andare via perché non riuscita a pagare l’affitto neanche lei con la pensione e non ha fatto in tempo a portare via nulla, perché dopo il tempo di andare via a maggio, a giugno hanno affittato,

P.S. Per chi volesse dare un aiuto a Laura e Cristina Di Sessa può farlo inviando un vaglia postale a : Cristina Di Sessa, V.le D’ Annunzio n. 39 – 34138 Trieste –
grazie