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Chi va in posta per spedire un pacco o una raccomandata si deve guardare intorno.
Ormai quasi tutti gli sportelli trattano solo conti correnti ed investimenti. Le poste hanno cambiato pelle e pensano soprattutto a fare concorrenza alle banche.
E non solo, fanno concorrenza pure ai negozi vendendo musica, libri e oggetti improbabili.

Una volta c’erano solo i Buoni Fruttiferi Ordinari, che per molti sono stati un affarone. Chi vent’anni investì 1.000 lire si ritrova 6.250 lire (3,23 euro). Risultati simili i clienti dei fondi obbligazionari li hanno visti col binocolo.
Ora gli impiegati postali propongono obbligazioni dai regolamenti astrusi, fondi d’investimento e previdenza integrativa. Gli stessi prodotti cari, rischiosi e opachi che rifilano le banche. I consulenti globali inseguono le vecchiette con la pensione in mano per proporgli i futures.

Tuttavia ogni tanto le Poste sfornano anche qualcosa di commestibile. Per esempio i Buoni fruttiferi indicizzati all’inflazione, appena usciti e più sicuri degli stessi Buoni ordinari. I loro pregi e i loro pochi difetti sono spiegati in dettaglio nel sito del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino.

A chi volesse invece rovinarsi suggerisco di comprare le azioni delle società di Borsa più indebitate per permettere ai loro manager e agli azionisti di controllo con quote da prefisso telefonico stipendi da milioni di euro e stock option.
Rovinatevi per loro. Apprezzeranno.