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L’anarchia del potere.
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La pubblicità dovrebbe servire per vendere. In Italia da vent’anni serve per comprare. E’ un meccanismo semplice e contorto. Tre frequenze nazionali su quattro sono assegnate da tempo immemore a un privato cittadino. Il soggetto in questione è lo psiconano che gode delle concessioni di Stato a condizioni agevolate. Molto agevolate. Per usarle paga l’uno per cento del fatturato. E’ come dare in concessione un nostro appartamento a qualcuno e accontentarsi dell’uno per cento dell’affitto che ne ricava. Solo uno squlibrato o una persona che vuole ottenere altre contropartite lo farebbe. Il Governo D’Alema nel 1999 lo ha fatto, con una legge ad hoc (pag. 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999).
Il flusso di denaro ottenuto attraverso Publitalia è stato immenso. Da Publitalia è derivata Forza Italia. Una creatura politica pubblicitaria. Che si è sviluppata con le tecniche di persuasione e di marketing della pubblicità. Un partito azienda nato per salvare l’azienda e, quindi, mantenere e aumentare il flusso pubblicitario. Anni fa fu predetto che l’Italia del futuro sarebbe stata plasmata dalle televisioni e non dai partiti e dalle ideologie. L’Italia di oggi è invece figlia della pubblicità. Dei suoi meccanismi. La pubblicità al potere.
Lo psiconano invita a non fare pubblicità sui media catastrofisti. E’ come se dicesse di fare pubblicità solo sui media ottimisti che negano la verità economica. In sostanza: i suoi. E’ un piazzista della pubblicità in un momento di crollo della pubblicità. Le imprese controllate dallo Stato come l’ENI, le Ferrovie dello Stato, l’ENEL pagano fior di capitali in pubblicità. Quale investimento migliore, dal punto di vista politico, di Mediaset, la televisione commerciale del Presidente del Consiglio? E’ un meccanismo straordinario. Soldi di imprese pubbliche finanziano una televisione commerciale che sfrutta frequenze pubbliche pagandole a prezzi di saldo. Soldi che hanno consentito e consentono, la permanenza al Governo del padrone di quelle televisioni.
I soldi della pubblicità controllano la politica, l’informazione, producono l’omologazione di massa. Avviene in modo indiretto, per questo non ce ne rendiamo conto. Il punto di forza di questo sistema marcio fino all’impensabile è la pubblicità, usata come merce di scambio e di potere. Un riciclaggio di favori, un pizzo legale e cercato. Non estorto, ma, anzi, offerto. Una Repubblica Pubblicitaria non poteva finire che con lo spot becero e triviale che si svolge sotto gli occhi di un mondo sbalordito. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.