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foto di Caroline Peacock

Fausto Bertinotti risponde al mio post sulla presenza abusiva di Previti in Parlamento. Per capire la sua lettera ho chiesto aiuto ai miei avvocati. Dopo lunga consultazione mi hanno spiegato che Bertinotti non può fare nulla e Previti ce lo dobbiamo tenere e pagare come deputato ancora a lungo.
Prendo atto che la questione morale è diventata una questione procedurale. Non si può nulla contro le procedure. Se esistono ci sarà un perchè.
Se nessuna autorità può impedire a un pregiudicato come Previti di fare il deputato o a parlamentari come Vito e Pomicino di essere eletti all’Antimafia, caro Fausto, allora le istituzioni hanno fallito. Bisogna rendersene conto.

Caro Grillo,
ho letto il post che mi ha indirizzato nel Suo blog lo scorso 29 giugno. Per parte mia vorrei provare a rispondere alle questioni da Lei sollevate che investono la mia responsabilità.
Non pretendo di convincere alcuno ad una diversa lettura della politica, solo vorrei ricordare che la Camera dei deputati, per fortuna, non è organizzata come una monarchia assoluta ma secondo il modello dello Stato di diritto. In esso vige il principio della divisione dei poteri e della suddivisione delle responsabilità e ogni potere, a partire da quello del Presidente, è disciplinato da regolamenti, norme e interpretazioni delle stesse, secondo una dottrina che si avvale dei precedenti al fine di produrre una tradizione consolidata che ne ispiri i comportamenti. La logica è evidente: vanno evitati gli abusi, gli arbītri, le discrezionalità nell’esercizio dei poteri e, insieme, le dittature delle maggioranze. La questione della ineleggibilità e della decadenza dal mandato è regolata dalla legge. Essa prevede che, perché se ne realizzino le condizioni, deve essere intervenuta la condanna definitiva in un giudizio penale cui sia seguita l’irrogazione della sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e la conseguente perdita del diritto di elettorato, con la cancellazione dalle liste elettorali del comune di residenza. Nessuno dei parlamentari in carica si trova in questa condizione, ad eccezione del deputato Previti per il quale è aperto il procedimento. La proclamazione della decadenza di un parlamentare è, a sua volta, regolata dalle norme interne all’istituzione. Esse attribuiscono alla Giunta per le elezioni l’istruttoria del procedimento al fine di giungere ad una proposta, sia all’unanimità sia a maggioranza, da sottoporre all’Assemblea. La decisione è rimessa all’Assemblea, che vota la proposta della Giunta. Può anche accadere, come è recentemente accaduto di fronte ad una proposta avanzata unanimemente dalla Giunta nel senso della decadenza di due parlamentari per incompatibilità con altri incarichi, che l’Assemblea bocci la proposta. Quel che non può accadere è, invece, che sia il Presidente della Camera a decidere o ad essere responsabile della decisione. La Giunta per le elezioni propone, l’Assemblea dispone. Nel caso del deputato Previti, dopo una lunga istruttoria, la Giunta per le elezioni ha accertato, nella riunione del 29 maggio 2007, una causa di ineleggibilità, deliberando la contestazione della sua elezione. Per il prossimo lunedì 9 luglio, in applicazione del regolamento della Giunta, che ne fissa i tempi, è convocata la seduta pubblica per l’esame della contestazione, in contraddittorio fra le parti. Al termine, la Giunta si riunisce in camera di consiglio, senza soluzione di continuità, per deliberare la proposta da sottoporre all’Assemblea. Chiedo, a mia volta, a leggi e regolamenti vigenti, qual è il rilievo critico che si avanza? Cosa altro si sarebbe dovuto fare? Può manifestarsi una critica per la lunghezza dei procedimenti, ma c’è qualcuno che, perché si protraggono a lungo dei procedimenti giudiziari, incolpa di ciò il Presidente della Repubblica, quale Presidente del Consiglio superiore della magistratura?
Certo, un problema esiste ma, io credo, a monte dell’ingresso in Parlamento nella qualità di deputati eletti. Se posso esprimere un’opinione personale, non connessa alla mia attuale funzione, mi confermo in quella che ho avuto occasione di sostenere in passate elezioni, quando le ho affrontate da dirigente di partito. I partiti dovrebbero convenire nella decisione di escludere dalle proprio liste – secondo un principio di responsabilità politica, e non giuridica – condannati o, anche, rinviati a giudizio per reati socialmente pericolosi.
Quel che credo sbagliato sarebbe la sostituzione di una volontà politica moralizzatrice, che si può manifestare nei comportamenti scelti come nella produzione di leggi adeguate, con interventi autoritativi, per altro non consentiti dalle leggi e dalle norme.
Ho voluto dare riscontro alle Sue considerazioni e forse mi sono già fin troppo dilungato, abusando della attenzione Sue e dei lettori del blog. Una cosa almeno vorrei però aggiungere. Siamo di fronte a problemi grandi e difficili. C’è, secondo me, una crisi profonda della politica e una separatezza delle Istituzioni dal paese reale. C’è una crisi strisciante della democrazia in tutta Europa e in Italia, con caratteri specifici. Penso che solo una rinascita della politica come progetto di società e come organizzazione della partecipazione possa rispondervi adeguatamente. Ma intanto ognuno deve fare la sua parte e sottoporsi al giudizio della popolazione. Anche sulla questione dei costi della politica, a cui Lei pure si è riferito. Su questo tema la Presidenza del Senato e della Camera stanno lavorando, d’intesa con i rispettivi Collegi dei Questori, per definire rapidamente delle proposte comuni. Ci sarà il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Poi ci sarà una proposta di un intervento per correggere storture e rendere più convincenti le Istituzioni. Non si dovrà attendere molto. Il prossimo 9 luglio, d’accordo con la Presidenza del Senato, sono stati convocati i rispettivi uffici di presidenza, per formulare proposte per la riduzione delle spese connesse all’esercizio del mandato parlamentare. Il merito delle proposte potrà essere valutato e criticato. Ma non si potrà denunciare un immobilismo.
Al di là di ogni singola questione, più in generale – e per ciò che mi riguarda – voglio solo continuare a poter rispondere dei miei atti e delle mie responsabilità in piena coscienza, come sempre.”
Cordiali saluti.
Fausto Bertinotti

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