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I quotidiani stanno scomparendo. La gente non li compra più. L’Italia oggi occupa il 64esimo posto nella classifica per la Libertà di Stampa ed è considerata un Paese semilibero, unico nel mondo Occidentale. I responsabili indiscussi di questo disfacimento morale sono gli editori, i direttori e i giornalisti, che spaventati attaccano la Rete. I giornali vivono grazie ai finanziamenti pubblici diretti o indiretti elargiti dai partiti e svolgono una funzione di propaganda. La Rai è lottizzata e in mano ai partiti. Mediaset è un’azienda privata con concessioni pubbliche, di proprietà di Berlusconi. L’informazione libera trova spazio solo sul web.
A LaRepubblica questo non piace. “L’Inchiesta” che porta la firma di Sebastiano Messina (, che definisce finti scoop. Lo sconvolto giornalista ne sceglie 4 che analizza. Vediamoli insieme:
1. Si scopre che nel Governo Renzi c’è come consulente il figlio di un Consigliere di Agrigento, senza alcun merito apparente. Dopo le belle parole sulla meritocrazia, per noi è uno scandalo. Ma nessun giornale l’ha mai denunciato.
2. Solo due anni fa Renzi in tv dalla Gruber prometteva l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, proposta copiata dal MoVimento 5 Stelle. Grazie a promesse come questa, che poi non ha mantenuto, il Sindaco di Firenze è diventato Segretario del pd e quindi Premier. Per noi è uno scandalo. Ma nessun giornale l’ha mai denunciato.
3. Il Ministro Beatrice Lorenzin lo scorso maggio si candida alle Europee come capolista solo per incassare voti grazie alla sua visibilità ma senza alcuna intenzione di andare in Parlamento Europeo. Durante una trasmissione tv afferma “che la sua è una candidatura di servizio“, prendendo in giro gli elettori, per noi è uno scandalo. Ma nessun giornale l’ha mai denunciato.
4. Messina infine, non comprende il sarcasmo di una vignetta che prende in giro il deputato Andrea Romano. Durante una trasmissione tv Romano, con una piccola gaffe, afferma che prima di entrare in Parlamento, lavorava, come se ora non facesse nulla. Da qui la battuta: “Adesso quindi non fai una mazza?“, che Messina non ha capito. Fattele due risate!
Raccomandare un amico senza merito, non mantenere le promesse fatte ai cittadini, prendere in giro gli elettori sono notizie che non fanno più alcun effetto ai giornalisti di propaganda come Messina. Però: se altri ne parlano e se queste notizie vengono diffuse con parole forti, sconvolge terribilmente Messina e i suoi colleghi. L’attacco di Messina invece non ci scandalizza se consideriamo chi è il suo datore di lavoro e chi garantisce i fondi al suo giornale.
Noi non abbiamo nessun padrone a cui rendere conto. Non prendiamo finanziamenti pubblici. Le notizie che pubblichiamo sono verificate e hanno una fonte autorevole, altrimenti saremmo sommersi di querele. TzeTze, LaCosa e LaFucina (come tanti altri siti d’informazione) non esisterebbero se l’informazione italiana tradizionale avesse fatto bene il proprio mestiere.”

ps: ricordate lo “scoop” de l’Espresso sulla Costa Rica? Vale la pena di rileggerlo per capire la loro idea di informazione!
pps: Federico Mello, spacciato nell’articolo per esperto web, è noto per essere stato direttore del sito web di Pubblico, il quotidiano di Telese fallito in pochi mesi