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Barack Obama e la marijuana
(4:38)

Carlo Giovanardi ha risposto alla mia lettera aperta sulla cannabis e lo ringrazio, di solito i politici tacciono o denunciano.
Ripeto però quanto ho già scritto in precedenza. La cannabis non va equiparata alle droghe pesanti. A chi ne fa uso personale non dovrebbe essere erogata una pesante sanzione economica e tolti “esclusivamente” la patente, il passaporto, il porto d’armi. Senza patente e passaporto spesso non si può più lavorare. Chi coltiva per uso personale una piantina di cannabis (cosa significa: “coltivazione di lieve entità“?) non va trattato a priori come uno spacciatore a meno che non sia provato in un tribunale italiano. Un incensurato non può essere sbattuto in galera per poi morirci. Per quanto riguarda Bianzino e Frapporti, deceduti in carcere appena arrivati, sono persone che non possono più difendersi. Sono morti. Nessuna sentenza definitiva di colpevolezza, mi risulta (o forse sbaglio?), è mai stata emessa nei loro confronti. Quando un politico è condannato in primo grado è innocente fino alla Cassazione, spesso viene prescritto, ma intanto continua a rimanere in Parlamento. Un povero diavolo che diritti ha?
Per finire, non è possibile che esistano su un tema così delicato e transnazionale come la droga leggi in totale contrasto tra loro in Europa. In Olanda si fuma, legalmente, uno spinello nei locali pubblici. In Italia la marijuana è considerata diabolica. Una direttiva europea alla quale si uniformino i vari Stati contribuirà a far chiarezza sulle reali conseguenze della cannabis.

Caro Grillo,
rispondo volentieri alla sua lettera aperta. Devo subito ribadire per la millesima volta che, al contrario di quanto da lei affermato, in Italia non è reato penale utilizzare droghe, come risulta chiaramente dalla legge specifica in materia, e che nessuno è mai stato perseguito penalmente per il consumo personale ma esclusivamente per traffico, spaccio o condotte ad esso collegate o coltivazione.
A chi fa uso personale di droga viene esclusivamente erogata una sanzione amministrativa con ritiro della patente, del passaporto e del porto d’armi. Non si capisce pertanto cosa lei voglia dire quando chiede di depenalizzare una fattispecie che nel nostro ordinamento è già stata da tempo depenalizzata.
Non si ritiene assolutamente necessario inoltre riaprire alcun dibattito sulla normativa in vigore, cosi come è emerso anche molto chiaramente dalla V Conferenza Nazionale sulle droghe di Trieste, dove tutti gli operatori riuniti hanno indicato, politici dell’opposizione compresi, che stante la gravità del fenomeno e della diffusione fosse meglio concentrarsi e coordinarsi tutti, in uno sforzo comune, sui reali problemi della lotta alla droga, in sinergia e fuori delle sterili e strumentali polemiche sulla legge, orientando soprattutto i nostri sforzi alla prevenzione dell’uso di qualsiasi tipo di droghe.
Per quanto riguarda le pene previste per la coltivazione non autorizzata di cannabis, si ricorda che la pena per la coltivazione di lieve entità è la reclusione da uno a sei a anni e la multa da euro 3.000 a euro 26.000 e non, come da lei riferito, con la reclusione da 6 a 20 anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000. Tali pene sono previste invece per quantitativi più considerevoli, commisurando appunto la pena al reato.
Ricordo inoltre che la pena può essere convertita in misure alternative se l’arrestato è anche tossicodipendente, prevedendo, quindi, l’uscita dal carcere per intraprendere idonei trattamenti. La coltivazione di cannabis non autorizzata è reato anche in Olanda come in Italia.
Relativamente ai due casi da lei segnalati di persone decedute in carcere, va chiarito che dopo opportune verifiche con i magistrati di competenza, e per quello che risulta agli atti, le persone arrestate, da lei menzionate, non erano in carcere per consumo di droga o per il possesso di modiche quantità di marijuana, bensì erano state arrestate, sulla base dell’art. 73 del DPR 309/90 e s.m., in quanto ambedue le persone furono colte in flagranza di reato.
Nello specifico, per quanto riguarda Aldo Bianzino, risulta agli atti che l’arresto avvenne “nella fragranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. All’interno della sua abitazione, infatti, sono stati rinvenuti circa 2 kg di marijuana, n. 15 involucri di carte per il confezionamento e circa 2 g di hashish. Inoltre, in un piccolo pezzo di terreno di proprietà del sig. Bianzino, venivano inoltre rinvenute n. 103 piante di marijuana. Purtroppo, il processo a carico dell’imputato non si è potuto celebrare per l’avvenuto decesso in carcere, sulle cause del quale è ancora aperta un’inchiesta.
Analoga situazione è stata riscontrata per il sig. Stefano Frapporti per cui, dopo una perquisizione domiciliare, sono stati ritrovate quantità di hashish e marijuana in dosi già preparate, bilancino per la preparazione di tali dosi, arnesi e materiali per il confezionamento, denaro in contanti. Oltre a questo, erano state documentate anche attività di spaccio sul territorio. Anche in questo caso, purtroppo, si trattava quindi di un arresto in seguito ad attività documentata di spaccio.
Converrà con me che questi dolorosissimi episodi di decesso o suicidio in carcere non dovrebbero mai avvenire, ma purtroppo non ho mai avuto molta solidarietà quando ho ripetutamente segnalato la necessità di evidenziare che la custodia cautelare debba essere un’eccezione rispetto alla regola di scontare la pena in carcere, quando un giudice terzo arrivi con ragionevole rapidità ad una sentenza di condanna.
La saluto con la speranza che si voglia affiancare a noi nell’indicare ai giovani e ai meno giovani la pericolosità per loro e per gli altri dell’uso di qualsiasi tipo di droghe e della necessità di non utilizzarle in nessun caso.
Cordialmente. Sottosegretario di Stato.” Avv. Carlo Giovanardi