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Foto di cdn.globalslaveryindex.org

Nel mondo ci sono più di 40 milioni di persone schiave: oltre 15,4 milioni sono vittime di matrimoni forzati e 24,9 milioni sono intrappolati nei lavori forzati. Si chiama schiavitù moderna e secondo l’indice Global Slavery, oltre 40 milioni di persone rimangono prigioniere e senza diritti umani.

Ma come facciamo a saperlo?

Grazie alla mappatura satellitare combinata con il “machine learning”. Queste due tecnologie hanno il potenziale per individuare le aree in cui la schiavitù persiste ancora.  Gli allevamenti ittici nascosti nelle mangrovie, le aree delle miniere o i forni per mattoni, sono alcuni dei luoghi di schiavitù moderna che possono essere identificati attraverso l’analisi delle immagini satellitari.

Sembra l’inizio della soluzione a un problema che resiste da secoli. La democratizzazione delle immagini satellitari (grazie a Google) e i progressi delle tecniche di telerilevamento, combinati con algoritmi di riconoscimento ottico sempre più addestrati, hanno elevato esponenzialmente le nostre capacità per rilevare questi luoghi nascosti.

Un gruppo di ricercatori della Facoltà di Geografia dell’Università di Nottingham ha creato un classificatore di immagini basato su una rete neurale adattabile a regioni specifiche. Dopo aver addestrato il sistema a riconoscere ad esempio i forni per mattoni, i ricercatori sono riusciti a mappare tutte queste strutture, caratterizzate dalla loro forma ovale e dal camino centrale, con una precisione del 100%.

Inoltre oggi abbiamo a disposizione le immagini storiche dei luoghi, ciò consente di vedere lo sviluppo nel tempo dei luoghi e capire che cambiamenti ci sono stati.

Zero schiavitù è dal 2016 uno degli Obiettivi promossi dalle Nazioni Unite. Secondo l’organizzazione, abbiamo tempo fino al 2030 per cancellare la schiavitù moderna dalla faccia della terra. Tuttavia, raggiungere questo obiettivo è complicato, queste attività rimangono nascoste, si muovono con il benestare delle popolazioni, tra necessità e tradizione. Dobbiamo promuovere un’occupazione produttiva e un lavoro dignitoso per tutti. Rendere il matrimonio un momento di felicità, ma soprattutto deciso in piena autonomia.

L’argomento è al quanto spinoso, ma non si risolverà da solo.