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foto di Crap Camera

Ho cercato di parlare con Roberto Saviano in agosto. Non ci sono riuscito. E’ recluso da qualche parte sotto scorta. Ha risposto solo per mail. Mi ha sempre stupito che i giudici e i giornalisti debbano vivere come dei prigionieri. Carcerati come avvenne per Falcone e Borsellino all’Asinara. Chi denuncia o indaga è a rischio, non il criminale. Ma non dovrebbe essere il contrario? Il delinquente in fuga e i rappresentanti dello Stato all’inseguimento? I grandi boss vivono in centro città o in qualche villa, latitanti a casa loro. Il giudice in un bunker e il giornalista in un paesino appenninico. Ma si può andare avanti così?
Saviano ti aspettiamo l’otto settembre a Bologna, almeno al telefono.

“Caro Beppe,
accade anche questo. Vista l’intervista al capo dell’antimafia di Napoli Franco Roberti? La mia situazione peggiora ma io sono preoccupato per la sorte del coraggioso Pm Cantone.
Se puoi con il tuo blog essergli vicino è meglio. In questo paese si concede attenzione alle cazzate e quando si parla di rischi reali, il silenzio cade colpevole. Un abbraccio, ma stretto”.
Roberto Saviano.

Da L’Espresso:
”… Oggi il problema principale per i boss del nuovo impero sono un magistrato e uno scrittore. Il pubblico ministero si chiama Raffaele Cantone: continua in silenzio a portare avanti indagini e processi contro la cupola del Casertano, mettendo a rischio investimenti e sicari. Lo scrittore è Roberto Saviano, che con le 800 mila copie di ‘Gomorra’ ha costretto questi padrini diventati padroni dell’economia a vivere sotto i riflettori: il successo del libro ha fatto terra bruciata intorno alle attività del clan in Italia e all’estero. Più che la forza divulgativa del volume, non gli perdonano l’ostinazione: il continuare a scrivere di camorra nonostante gli avvertimenti espliciti. E non tollerano quelle che per loro sono sfide personali, come la presenza in tribunale nel giorno della requisitoria.
Franco Roberti, responsabile della Direzione distrettuale antimafia e procuratore aggiunto, conosce i movimenti sotterranei nelle famiglie casertane. Ed interviene pesando le parole una a una, conscio della serietà della situazione: “C’è tutta una serie di segnali che evidenziano come il clan dei Casalesi si stia interessando a investigatori come Raffaele Cantone e a scrittori come Roberto Saviano che hanno provocato con il loro lavoro la sprovincializzazione del fenomeno camorra e fatto conoscere al mondo il vero volto della mafia casalese.”
Non a caso Roberti parla di mafia. Ma prima di approfondire la sua analisi, il procuratore vuole mandare un segnale altrettanto chiaro. Chiedendo allo Stato di rilanciare la sfida a quei boss si sono infiltrati nell’imprenditoria e nelle istituzioni. “Di questa situazione nei confronti di Cantone e Saviano noi della Direzione distrettuale di Napoli siamo assolutamente consapevoli. Per questo stiamo premendo perché vengano a lavorare nel Casertano i migliori investigatori italiani. Per questo da settembre chiederemo rinforzi quantitativi e qualitativi negli organici degli uffici di polizia che indagano in quell’area”.
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