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La rivista Internazionale ha pubblicato un mio articolo sulla strana coppia Profumo e Geronzi, il banchiere ammirato in Europa e il condannato in primo grado per bancarotta preferenziale. Un miracolo tutto italiano.

Economia e legalità sono due facce della stessa medaglia. Senza legalità l’economia è soggetta a una trasformazione: diventa spaghetty-economy. In cosa consiste questa deviazione dai principi di Adam Smith? Esiste un caso da manuale da insegnare in ogni facoltà di economia: l’Italia.
Immaginate un blocco di spaghetti freddo, di qualche giorno, un blocco biancastro, ripugnante all’aspetto. Provate a tirare uno spaghetto a caso. Lo spaghetto opporrà una strenua resistenza. Rimarrà attorcigliato con ostinazione agli altri spaghetti. Non saprete mai dove finisce, quanto è lungo.
Se tirate lo spaghetto Parmalat dove termina? E quelli della Cirio, della Banca Popolare di Lodi, di Banca 121, dei tango bond?
Ci si deve rassegnare a una visione d’insieme, esterna della palla di spaghetti. Fa schifo e basta. Non si può indagare oltre. I conflitti di interessi sono così intrecciati che un banchiere può essere anche editore, ad esempio del Corriere della Sera, un industriale, presente in due consigli di amministrazione, può comprare e vendere da sé stesso, un sindaco può essere anche amministratore, un pregiudicato fare il presidente o il manager.
Economia, politica e editoria sono una sola cosa. Una triade che controlla il Sistema. Una organizzazione di stampo omertoso molto più potente del Sistema camorristico denunciato da Saviano in ‘Gomorra’.
La fusione delle due banche Unicredit e Capitalia è una dimostrazione di come il Sistema protegga sé stesso. In questi anni Capitalia è stata in parte risanata, riorganizzata, restituita al suo ‘core business’ dalla precedente gestione affaristica praticata nei corridoi di Montecitorio. Prima era una banca di agevolazione politica bipartisan. Il merito è di Matteo Arpe, amministratore delegato, di poco più di quarant’anni. Arpe è uno dei pochi banchieri stimati nel mondo finanziario internazionale. Si oppone a una serie di manovre del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi ultrasettantenne. Il presidente Geronzi cerca di farlo fuori, Arpe resiste con il supporto degli investitori esteri.
Ma chi è Cesare Geronzi? Il suo curriculum vitae farebbe invidia a Al Capone. Per Geronzi fu richiesta l’interdizione dal suo incarico di presidente di Capitalia dalla Procura di Parma. Un dirigente di Capitalia, Andrea Del Moretto, aveva scoperto già nel 2002 come stavano le cose nella Parmalat, con obbligazioni in circolazione di circa 7 miliardi di euro contro il miliardo e 200 milioni dichiarato in bilancio. Geronzi non fece nulla, non ritirò le linee di credito verso la Parmalat e per più di un anno furono venduti bond con il buco dentro. Geronzi è stato condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta preferenziale per il crac Italcase dal tribunale di Brescia. Il consiglio di amministrazione ha ovviamente confermato Geronzi nei suoi incarichi.
La fusione con Unicredit fa nascere la più grande banca italiana. Profumo e Geronzi sono sulle pagine dei giornali in trionfo. Arpe è dimissionato. Forse andrà all’estero. L’ennesima fuga di cervelli. D’Alema e Berlusconi sono felici insieme a un a un nutrito gruppo di politici. Molto felici. Forse troppo felici. Geronzi è vicepresidente di Unicredit group, una banca da 100 miliardi di euro che ha quote azionarie ovunque. Dai media, con RCS, alle banche d’affari, con Mediobanca.
Profumo, si dice, si occuperà di banca, e quindi del business, e Geronzi delle partecipazioni, e quindi della politica. Il miglior banchiere italiano a fianco del pregiudicato Geronzi è la foto di un fallimento. L’economia è reputazione e noi l’abbiamo persa da un pezzo.

Scarica "La Settimana" N°21-vol2
del 28 Maggio 2007