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di Paul Gilding – La Terra è piena. È piena di noi, è piena della nostra roba, piena dei nostri rifiuti, piena delle nostre esigenze. Certo siamo una specie brillante e creativa, ma abbiamo creato un po’ troppa roba, così tanta che la nostra economia è ora più grande del pianeta che la ospita.

Non è un’affermazione filosofica. Ci sono numerose analisi scientifiche che lo dimostrano, ma arrivano tutte alla stessa conclusione, che stiamo andando troppo oltre.

Eminenti scienziati del Global Footprint Network calcolano che ci vorrebbe una Terra e mezzo per sostenere questa economia. In altre parole avremmo bisogno del 50% di Terra in più. In termini finanziari, sarebbe come spendere sempre 50% in più di quello che guadagniamo. Ma non si possono prendere in prestito risorse naturali.

Il significato è che la nostra economia non è sostenibile o meglio è il nostro approccio ad essere non sostenibile. Penserete però che non è possibile arrestare la crescita economica. Ma è quello a cui stiamo andando incontro.

Per non fermare la crescita economica, andremo incontro al blocco della crescita economica. Ironico, vero? Si fermerà a causa dell’esaurimento delle risorse di scambio, delle materie prime, dei beni di prima necessità (come aria respirabile).

Anche se ha portato molti benefici, la crescita è basata su una folle idea, cioè la possibilità di una crescita infinita su un pianeta finito.

Ora di solito si pensa che la tecnologia salverà tutto e tutti.

È tutto vero. Se il nostro problema fosse quello di far calare l’economia umana dal 150% al 100% della capacità della Terra, ce la potremmo fare. Il problema è che il piano invece è crescere ancora di più. Ogni Paese cerca di aumentare, raddoppiare, quadruplicare la propria economia, e non in un futuro lontano. Da subito.

Quello che succede quando si spinge un sistema oltre i suoi limiti e si continua ad accelerare sempre più, è che il sistema smette di funzionare. Ed è quello che accadrà a noi. Molti di voi penseranno che possiamo ancora fermare tutto ciò. Riflettete un po’ su questa idea. Abbiamo avuto 50 anni di preavviso. La scienza ci ha dimostrato l’urgenza di cambiare. Eppure la realtà è che non abbiamo fatto quasi niente.

Non stiamo nemmeno rallentando. Ad esempio per il clima, nel 2011 abbiamo registrato le più alte emissioni di sempre. La storia del cibo, dell’acqua, del suolo, è più o meno la stessa.

Quando inizia il crollo?

Dal mio punto di vista è già iniziato. Vediamo la crescita vertiginosa dei debiti, vediamo crescere le disuguaglianze, vediamo l’influenza del denaro sulla politica, lo scarseggiare delle risorse e il costo di cibo e petrolio. Ma vediamo, erroneamente, ogni problema come un singolo problema da risolvere. Di fatto, è il sistema di crescita economica alimentata dal debito, da una democrazia inefficace, che si sta mangiando da sé.

Ora proviamo a fare un esempio.

Immaginate la nostra economia quando la “bolla della CO2” scoppierà, quando i mercati finanziari capiranno che, per non peggiorare ancor di più il clima, non si potrà più investire in petrolio e carbone. Immaginate Cina, India e Pakistan ricorrere alle armi, quando il cambiamento climatico genererà conflitti per il cibo e l’acqua. Immaginate il Medio Oriente senza le entrate del petrolio, con governi fatiscenti. Immaginate la nostra industria alimentare perfettamente sincronizzata e il nostro sfruttatissimo sistema agricolo che va in tilt e gli scaffali dei supermercati vuoti.

Immaginate cosa dire ai vostri figli quando vi chiederanno, “Allora, mamma e papà, come si stava nel 2012 quando avete avuto il decennio più caldo per il terzo decennio consecutivo, quando tutti gli organismi scientifici del mondo dicevano che c’era un grosso problema, quando gli oceani si acidificavano, quando il prezzo di petrolio e del cibo impazzivano, quando c’erano sommosse per le strade di Londra e si occupava Wall Street? Quando era evidente che il sistema stava crollando, mamma e papà, cosa avete fatto, cosa pensavate?”

Come vi sentite? Cosa provate? Forse rifiuto. Forse rabbia. Forse paura.

Ci siamo evoluti per reagire al pericolo con la paura, che provoca una forte reazione che ci aiuta ad affrontare una minaccia. Ma stavolta non c’è una tigre davanti alla grotta. Ecco perché dobbiamo reagire adesso, perché se aspettiamo che la crisi prenda il sopravvento potremmo spaventarci e nasconderci.

Le persone che hanno fiducia nella capacità umana di risolvere i problemi, nella tecnologia illimitata, nella forza positiva dei mercati, hanno ragione.

Certamente non ci sono barriere di tipo tecnico o economico. Scienziati come James Hansen ci dicono che potremmo eliminare le emissioni di CO2 dall’economia in pochi decenni.

Possiamo certamente fare tanto in poco tempo, ma dobbiamo renderci conto che non stiamo andando nella direzione giusta e che quando questo sarà visibile a tutti, saremo in una posizione complicata.

Possiamo scegliere la vita anziché la paura. Possiamo fare tanto, ma ci vorranno tutti gli imprenditori, gli artisti, gli scienziati, i comunicatori, le madri, i padri, i bambini, tutti noi. Potrebbe essere il nostro momento di gloria.

 

Traduzione di Anna Cristiana Minoli

Revisione di Daniele Buratti