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L’Europa indirettamente potrebbe finanziare il terrorismo islamico. Il dubbio è nato subito dopo l’abbattimento da parte della Turchia del jet russo impegnato nelle operazioni di contenimento dell’Isis. Da che parte sta la Turchia?

Circolano su Internet delle fotografie di Bilal Erdogan, figlio di Recep Erdoğan, con alcuni miliziani dell’Isis. Sono vere? Di cosa parlavano a cena? Ci sono prove di una collaborazione militare fra Turchia e Isis, c’è un video del Daily Mail che mostra i combattenti dell’Isis scambiarsi saluti cordiali coi soldati turchi, ci sono forti sospetti che il commercio in nero del petrolio passi dalla Turchia, la stampa internazionale mostra documenti che dimostrano come Bilal Erdogan sia il grande regista di questa alleanza. Il figlio di Erdogan può smentire di essere il proprietario dell’azienda turca che compra il petrolio dell’Isis e dell’azienda che con 500 camion lo importa illegalmente?

Nonostante tutte queste ambiguità, per l’Europa la Turchia è un amico da foraggiare.

Dal 2005, quando sono stati avviati i negoziati di adesione fra Unione europea e Turchia, un costante fiume di denaro ha oltrepassato il Bosforo. Le cifre sono impressionanti: 4,8 miliardi di euro nella programmazione 2007-2013, 1,3 miliardi già stanziati per il biennio 2014-2015, 3 miliardi per gestire l’emergenza profughi e arginare il costante flusso di siriani. Negli ultimi 10 anni i contribuenti europei hanno finanziato il governo turco per oltre 9 miliardi di euro.

Come vengono spesi tutti questi soldi?

L’Europa deve controllare come ogni centesimo dei propri contribuenti venga speso in Turchia. La cronaca di questo Paese sembra il bollettino di una guerra dichiarata da Erdogan verso il popolo curdo e adesso, con una escalation che non sappiamo dove possa portare, anche verso la Russia. I fondi dell’Unione europea dovrebbero sostenere il rafforzamento della democrazia e della governance, la promozione dello stato di diritto, della crescita e della competitività. Cosi purtroppo non è.

La Turchia, inoltre, è un alleato infedele. Lo dimostrano le ripetute violazioni dell’accordo doganale con l’Unione europea, come il blocco alle frontiere di tir e merci europee, l’aumento ingiustificato di dazi doganali, la chiusura alle imprese italiane, la politica protezionistica praticata dal governo. Ecco perché il sospetto che l’aumento del flusso migratorio verso l’Europa non fosse casuale è più che legittimo.

L’Unione europea non deve abbassare la guardia nella lotta al terrorismo islamico, ecco perché bisogna pretendere delle risposte chiare da parte di Erdogan.” M5S Europa

VIDEO Il servizio di Report che incastra il Governo