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L’intervento del portavoce M5s alla Camera, Mattia Fantinati al meeting di CL ha acceso le fantasie dei giornalai. “Il siparietto del grillino” titola L’Avvenire (il giornale della Chiesa, che però è in testa ai finanziamenti pubblici – con 4.355.324 di euro annui! – percepiti dallo Stato); “La tirata del 5 Stelle” scrive invece il Corriere della Serva in un boxino delle pagine interne. “Il siparietto”, “La tirata”, tutto pur di svilire un intervento storico. Ma del resto, li capiamo. Molti giornalisti tengono famiglia! E se non ti allinei sei fuori.

di Giuseppe Brescia, Portavoce M5s Camera dei Deputati

“Fare informazione seria, libera, corretta e di qualità è un’operazione complessa, di cui pochissimi in Italia sono capaci. E purtroppo questa grave carenza i cittadini italiani la pagano in termini di democrazia e consapevolezza. Il finanziamento pubblico all’editoria è nato con nobili intenti ma si è subito trasformato in una ghiotta occasione per tanti approfittatori e truffatori di abusare dei soldi dei contribuenti per i loro porci comodi. Dallo sdegno nei confronti di questi sprechi e questi abusi nasce la nostra posizione tranchant sull’abolizione tout court dei finanziamenti pubblici all’editoria. Siamo entrati in parlamento con un punto molto chiaro a riguardo sul quale non abbiamo affatto cambiato idea: il finanziamento pubblico all’editoria deve essere abolito! Abbiamo presentato una proposta di legge in merito, abbiamo lottato affinché si riuscisse a discuterla in commissione e ce l’abbiamo fatta. Da qualche mese a questa parte grazie alla nostra proposta di legge si è aperto un dibattito interessantissimo, franco e quasi del tutto scevro da posizioni preconcette, in cui si sono confrontati oltre alle forze politiche anche tutti i portatori di interesse e gli esperti del settore. Tutti hanno ammesso la necessità di mettere mano al sistema che regola i rapporti tra il mondo dell’informazione e quello della politica. Come ho più volte ricordato in commissione, la classifica di Reporter senza frontiere ci vede drammaticamente crollati al settantatreesimo posto per libertà di stampa, davanti a noi paesi come Malawi, Papua Nuova Guinea, Haiti. Un risultato che non può lasciare la politica indifferente, un risultato che, pensate un po’, dipende anche dalle pressioni che i giornali subiscono dalla malavita organizzata e, udite udite, dalla politica! E’ allora evidente che il legame che tutt’oggi esiste tra i governi di turno e i giornali, la subalternità di questi ultimi ai primi, sia assolutamente deleterio e deve essere spezzato una volta per tutte. Quello che noi vogliamo è una informazione di alto livello, di indiscussa qualità secondo dei criteri oggettivi quali imparzialità, completezza, obiettività e continuità dell’informazione.
Jeremy Rifkin nella sua ultima opera “La società a costo marginale zero” parla di come il mondo dell’editoria, della comunicazione e dell’intrattenimento, stia cambiando radicalmente grazie ad Internet che “ha reso accessibile gratuitamente a miliardi di persone una massa di informazioni sempre più consistente. Oggi, più di un terzo dell’umanità genera informazioni attraverso cellulari e computer relativamente economici e le mette in condivisione sotto forma di video, audio o testi in modo interconnesso e collaborativo”. Insomma l’era dell’informazione detenuta da una intellighènzia che tutto sa e che concede pillole di questo importante sapere sotto forma di “preziosi” articoli di giornale sembra aver lasciato il campo ad un sistema molto più democratico in cui ogni individuo è sia consumatore che produttore di informazioni. La strada per questo settore è dunque segnata e nessun aiutino di Stato potrà invertire la rotta. I professionisti dell’informazione non possono far altro che adeguarsi a questo nuovo modello e molti di loro già ci si stanno confrontando con successo, altri meno. Chi non si terrà al passo coi tempi si estinguerà. A quanto pare invece il governo sta studiando un nuovo sistema di finanziamento all’editoria, sta cercando le coperture finanziarie per un nuovo fondo che sarà chiamato “Fondo per il pluralismo dell’informazione” che dovrebbe ammontare a circa 100 milioni di euro. Quindi, ancora finanziamenti diretti all’editoria. Questi soldi non sarebbero neanche gli unici ad andare ai giornali, infatti il sottosegretario Lotti, fedelissimo del premier mai eletto, ha creato un fondo straordinario, pari a 120 milioni di euro, che è servito a molte testate per i prepensionamenti. A questa barca di fondi pubblici si aggiungano i finanziamenti indiretti ancora vigenti come l’obbligo di pubblicazione dei bandi pubblici, tutti quattrini che vanno ad ingrossare le tasche della casta degli editori che inevitabilmente restituiscono il favore al governo in termini di articoli in cui si elogia l’operato del premier. Si aggiunga la lottizzazione della RAI e il fatto che il resto dell’informazione è in mano a Berlusconi ed eccovi servito il grande patto del Nazareno dell’informazione. Insomma, roba che neanche in Malawi…ah no, loro sono un pezzo avanti!”.