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La presa per il c..o delle domeniche senz’auto si ripete anche in questo inizio d’anno.
Al pari di un antico rito pagano, che si celebra senza ricordarsi più il perché, o di una moderna invocazione alla pioggia per pulire l’aria.
Domani la camera a gas chiamata Milano si ferma, mentre gli amministratori dipendenti formigonialbertinipenati dopo aver distrutto il Bosco di Gioia, 180 alberi, un piccolo polmone di verde, uno dei pochi a Milano, si apprestano a costruire il nuovo palazzo della Regione, tre grandi grattacieli nell’area della Fiera e parcheggiparcheggiparcheggiparcheggi.

Ma questi sono amministratori dipendenti o immobiliaristi?
Ci sono o ci fanno?

Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in Regione Lombardia, ha dichiarato che il piano quinquennale dell’aria ha ricevuto uno stanziamento di due milioni di euro per il 2006. E solo grazie a un emendamento dei Verdi. Il piano avrebbe dovuto ricevere fondi per 600 milioni di euro, ma questi soldi andranno a finanziare il nuovo grattacielo della Regione.

Ci dicono che la colpa dell’aria inquinata è del bel tempo e del riscaldamanto.
Per star tranquilli dobbiamo sperare che piova, nevichi, arrivi un piccolo tsunami.
Dobbiamo scegliere se morire per un cancro ai polmoni o di freddo e di intemperie.
O, terza scelta, mandare a casa questi dipendenti, riprendendoci l’aria, la nostra aria.

A Milano non ci sono piste ciclabili, quelle esistenti, pochissime sono occupate dalle macchine in sosta.
A Milano il centro è un deposito di Suv, furgoni, pullman.
A Milano l’autobus elettrico non esiste, gli autobus vanno a gasolio bianco, pulitopulito (con le parole ci prendono anche per il c..o).
A Milano si costruiscono parcheggi, ma i parcheggi attirano le macchine.
A Milano i bambini respirano in presa diretta l’ossido di carbonio dal passeggino.

Qualcosa bisogna fare e non solo a Milano. Riprendiamoci l’aria.
La nostra aria.

Propongo un gesto simbolico per partire.
Chiedo l’aiuto dei gruppi di Meetup.
Ogni primo sabato del mese invadiamo le città italiane con le biciclette.
Centinaia, migliaia di biciclette.

Per la nostra aria.

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