Condividi

Il prossimo autunno sarà decisivo per l’editoria italiana. Il governo ha annunciato ufficialmente di voler mettere mano al sistema di sostegno al settore e nel frattempo in Commissione Cultura va avanti la discussione sulla nostra proposta di legge. L’insolita apertura, su un tema come questo poi, ci fa sorgere non pochi dubbi sulle reali intenzioni del Partito Democratico, soprattutto alla luce del legame strettissimo che lo stesso può vantare nei confronti della maggior parte delle testate giornalistiche nazionali. Queste perplessità partono dall’analisi dei contenuti della stessa pdl che prevede misure da cui il Presidente del Consiglio ha già, diciamo così, “preso spunto” nella sua azione governativa:
– All’art. 1 la nostra proposta di legge prevede, tra le altre cose, di destinare i fondi ora erogati ai giornali di partito in favore di start up di nuovi progetti editoriali di giovani giornalisti o freelance under 35. Questo permetterebbe di favorire un reale pluralismo e innescare una concorrenza virtuosa che innalzerebbe la qualità dell’offerta evitando uno spreco insensato di denaro pubblico che, come abbiamo potuto vedere nel caso de L’Unità, non porta a nulla di buono. Bene, nell’ambito della legge di stabilità 2013, il Governo ha istituito il Fondo straordinario di sostegno all’editoria (altri soldi ai giornali, che vanno ad aggiungersi ai finanziamenti già esistenti), e tra le finalità di questo nuovo fondo troviamo proprio il finanziamento di start up di nuovi progetti editoriali, come già previsto dalla nostra pdl.
– All’art. 2 della nostra legge poi, si prevede la soppressione dell’obbligo dei bandi della PA che, assieme al regime di IVA agevolato al 4% sul 20% delle copie stampate, rappresenta uno dei maggiori introiti ai giornali, quei famosi finanziamenti indiretti, ben più cospicui di quelli diretti, di cui vi abbiamo già parlato più dettagliatamente e che vanno a beneficio non solo dei giornali di partito come La Padania o Europa ma anche tutte le grandi testate nazionali come La Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa ecc. Renzi ha mancato di fantasia e ha copiato pari pari la nostra proposta annunciando durante la campagna elettorale delle elezioni europee l’eliminazione del suddetto obbligo, per poi rimangiarsi tutto subito dopo le votazioni, spostando di due anni il termine per l’abolizione e fissandolo per il 1° gennaio 2016. Tra due anni, forse ritratterà e rimanderà ancora, chissà?!(*)
Nel frattempo però il Presidente del Consiglio, ha dimostrato di saper gestire abilmente i rapporti con l’editoria italiana, minacciandola al momento giusto (cioè quando servono bei titoloni sul suo operato su tutti i giornali d’Italia che portano tanti bei voti), per poi ritrattare e lasciare ogni privilegio intatto agli editori che così gli saranno riconoscenti a vita. Possiamo essere quasi certi che l’atteggiamento aperturista dei piddini sul tema sia tutto un bluff (anche se speriamo vivamente di sbagliarci). Dubitiamo fortemente che sia possibile vedere il PD mettersi contro il suo capo politico De Benedetti.
Il M5S agisce come previsto da Costituzione per spezzare definitivamente questo sistema che va a discapito solo ed esclusivamente dei consumatori finali, ossia i lettori che sono costretti alla disinformazione più becera. Il Parlamento ha la possibilità di affrontare e dare risposte concrete alla difficile situazione in cui versa la libertà d’informazione nel nostro Paese. Attraverso una trasformazione delle modalità di finanziamento finora adottate, prevedendo forme di supporto transitive, si favorirebbe la nascita di nuovi progetti editoriali, accompagnandoli però solo nei primi anni di vita. Se passasse la nostra proposta vedremmo mutare radicalmente il mondo dell’editoria. Ci sarebbe un’accelerata straordinaria nella digitalizzazione di molte testate che dovrebbero competere con nuovi progetti editoriali condotti da giovani giornalisti che finalmente sarebbero protagonisti del mondo dell’informazione e non più relegati al ruolo di schiavi moderni, pagati a pochi euro al pezzo, costretti a seguire pedissequamente la linea editoriale imposta dagli unici detentori della “verità di comodo”, ossia gli editori. Auspichiamo pertanto che il dibattito su un tema così importante si tenga a livello parlamentare e non a livello governativo e che Renzi, il suo Governo e il suo partito, per una volta almeno, non giochino sporco ma si prestino davvero ad un dibattito costruttivo che porti all’approvazione di una legge utile al Paese, anche se questo volesse dire riconoscere un merito al M5S.” Giuseppe Brescia, portavoce M5S alla Camera

(*) Nell’ambito della discussione del c.d. “Decreto Irpef” fu approvato un emendamento presentato da Massimo Mucchetti (Pd), ex vicedirettore del Corriere della Sera, grazie al quale i bandi di gara e gli annunci di appalti continueranno a essere pubblicati sui quotidiani cartacei almeno fino al 2016. Il testo originale prevedeva l’abolizione immediata dell’obbligo.