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Il nostro debito pubblico, che si avvia verso i 2.000 miliardi, è insostenibile. Lo sanno tutti, la UE, il FMI, le agenzie di rating. Nessuno grida al fuoco perché l’incendio si propagherebbe a tutta l’Europa. La manovra di tagli proposta da Tremorti è un pannicello caldo per tirare avanti e spostare il problema più in là. La speranza è di arrivare alle prossime elezioni e lasciare il cerino in mano al suo successore. Le banche italiane, intanto, tremano. Le prime sei posseggono 200 miliardi di euro dei nostri titoli di Stato. Una polpetta avvelenata. Se ci fosse un default potrebbero essere le prime a saltare.