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Domani 12 giugno il Parlamento si riunirà in seduta comune (deputati + senatori) per eleggere due giudici della Corte costituzionale.
La Corte costituzionale svolge delle importantissime funzioni. Si pronuncia sull’ammissibilità dei referendum proposti dai cittadini e dalle regioni e giudica sulla messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, è chiamata a controllare la costituzionalità delle leggi e a risolvere i conflitti che insorgono tra gli organi dello Stato nonché tra lo Stato e le regioni (i c.d. “conflitti di attribuzione”).
Controllare che le leggi non siano in contrasto con la Costituzione è un compito delicato e importantissimo che in diversi casi ha permesso di mettere una pezza a grandi pasticci combinati dai politici. Vi ricordate del Porcellum, la legge elettorale che regalava un numero spropositato di seggi a chi otteneva anche solo un voto in più degli altri e che non permetteva ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti? La modifica del Porcellum era già ricompresa nella proposta “Parlamento pulito” nata nel giorno del primo VDay. Dopo oltre otto anni di parole al vento dei politici italiani solo l’intervento della Corte costituzionale ha permesso di fare piazza pulita di quelle norme illegittime.
E non si pensi che il compito della Corte di risolvere i “conflitti di attribuzione” sia meno importante: solo la Corte ad esempio può annullare una decisione del Parlamento con la quale si vuole impedire l’arresto di un deputato o di un senatore.
La votazione del 12 giugno è di fondamentale importanza per non indebolire ulteriormente l’ultimo argine che è rimasto a tutela della centralità del Parlamento contro lo spadroneggiare del Governo e a difesa dei diritti dei cittadini contro la miopia della casta politica.
Ma come si scelgono i giudici della Corte costituzionale? I Costituenti avendo attribuito queste funzioni di garanzia alla Corte hanno voluto creare un meccanismo complesso per la sua formazione in modo da garantire il più possibile l’indipendenza, il pluralismo e l’elevato grado di competenza dei suoi componenti. I giudici costituzionali in totale sono 15, 5 sono nominati dal Presidente della Repubblica, 5 sono eletti da un collegio di magistrati (delle supreme magistrature ordianaria ed amministrative) e 5 sono eletti dal Parlamento riunito in seduta comune. Non tutti possono essere scelti come giudici della Corte costituzionale, è necessario infatti essere magistrati (delle supreme giurisdizioni ordinarie e amministrative) o professori ordinari universitari in materie giuridiche oppure avvocati con almeno 20 anni di esercizio. Il 12 giugno tutti i deputati e tutti i senatori si riuniranno nell’Aula di Montecitorio e dovranno esprimere un voto per l’elezione di due di questi 15 giudici poiché altri due nominati dal Parlamento 9 anni fa sono ormai giunti alla fine del loro mandato. Per far sì che i nomi dei giudici eletti dal Parlamento siano ampiamente condivisi e non abbiano una marcata connotazione partitica, per la loro elezione è richiesta la maggioranza dei 2/3 di tutti i parlamentari (634) nelle prime tre votazioni, mentre nelle successive è richiesta comunque una maggioranza elevata ma che si abbassa ai 3/5 di tutti i parlamentari (570).
Il MoVimento 5 Stelle vuole fare la sua parte nella selezione di queste due persone che andranno a ricoprire un ruolo così rilevante. Vogliamo evitare che i vecchi partiti facciano sotto banco i loro comodi spartendosi i posti in un gioco di reciproci favori. Pertanto vogliamo rendere trasparente questa procedura introducendo un metodo innovativo che consiste nell’indicazione da parte di tutte le forze politiche dei criteri sulla base dei quali ciascuna formula le proprie proposte e rende pubblici i nomi delle personalità individuate. Abbiamo utilizzato questi criteri.
Vogliamo che siano elette personalità sganciate dai partiti: devono essere assolutamente indipendenti perché in sostanza devono controllare che gli attori politici non superino i limiti di discrezionalità che la Costituzione impone ad ogni potere: al Parlamento, al Governo, alle Regioni, ecc. Abbiamo deciso fin da subito di escludere l’appoggio a ogni nome che provenga dalle file dei partiti politici.
La Costituzione ha prescritto che cinque dei quindici giudici siano eletti dal Parlamento con accordo largo tra le forze politiche. Per questo occorre che ciascuna forza politica offra agli altri Gruppi parlamentari ed al Paese i nomi sui quali è disposta a far convergere i propri consensi. Quindi abbiamo deciso di formulare alcune indicazioni di personalità in grado di svolgere il delicato compito in modo autonomo e indipendente. Abbiamo chiesto alle altre forze politiche (LEGGI LA LETTERA) di indicare i nominativi che intendono proporre, di modo che si possa valutare in trasparenza la possibilità di una convergenza nel voto. Ci piacerebbe che i giudici costituzionali che dobbiamo eleggere siano personalità che, al di fuori di un coinvolgimento partitico, si siano impegnati nella difesa dei principi costituzionali contro lo stravolgimento della Costituzione che è portato avanti da diversi anni da svariate forze politiche. Ci piacerebbe che diventassero giudici costituzionali personalità che si siano spese per difendere e rafforzare il Parlamento di fronte agli abusi del Governo, che abbiano condannato la prassi incostituzionale dell’eccesso nella decretazione d’urgenza, del ricorso costante alle questioni di fiducia e alla presentazione governativa di maxi-emendamenti, ecc. Ci piacerebbero giudici che si siano contraddistinti per la difesa della forma di governo parlamentare contrastando le spinte alla concentrazione del potere e abbiano difeso il genuino principio di rappresentanza rifiutando le derive iper-maggioritarie. Ci piacerebbero giudici che abbiano difeso la necessità di un’imparziale interpretazione dei Regolamenti parlamentari contro i soprusi della maggioranza politica di turno. Infine, ci piacerebbero giudici che abbiano difeso il principio di uguaglianza di tutti (anche quando si tratti di politici!) di fronte alla legge e che abbiano difeso rigorosamente i diritti costituzionali delle persone nei confronti di qualsiasi prevaricazione da parte del legislatore, che si siano distinti nella difesa delle minoranze e che si siano spesi a tutela dei soggetti più deboli nella società. Ci piacerebbero cioè giudici indipendenti, liberi e coraggiosi!
Sulla base di questi criteri, del possesso dei requisiti soggettivi, della specifica competenza nel campo del diritto costituzionale nonché dell’effettiva disponibilità, abbiamo selezionato i nomi di alcune personalità idonee a svolgere la delicata funzione da offrire alla valutazione della società civile e delle altre forze politiche.
Abbiamo quindi individuato i seguenti nomi (in ordine alfabetico).
Professori ordinari di diritto costituzionale:
– prof. Antonio D’Andrea, Università di Brescia;
– prof. Franco Modugno, Università “La Sapienza” di Roma;
– prof.ssa Silvia Niccolai, Università di Cagliari.
Avvocati con almeno 20 anni di esercizio:
– avv. Felice Besostri, avvocato nel Foro di Milano” Commissioni M5S Affari Costituzionali Camera e Senato