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di Paolo Mai – Di solito quando vado a scuola non ho un’idea precisa di quel che accadrà, di come mi relazionerò con i bambini e di quel che proporrò loro. Ma ad una cosa non rinuncio mai: chiedere a ciascuno di loro come si sentono.

Le emozioni fanno parte della vita di tutti noi ed averle come amiche fa tutta la differenza del mondo. A scuola ero un bravo ragazzo, studiavo tutto quello che mi prescrivevano. Ai tempi del liceo, visti i miei impegni pomeridiani da calciatore e le irrinunciabili serate con gli amici, mi alzavo quasi tutte le mattine all’alba pur di assolvere ai miei doveri di bravo studente. Studiavo tutto quel che c’era da studiare e lo ripetevo benissimo, almeno prima di trovarmi di fronte ad un’interrogazione. In quel momento appariva la signora ansia e tutto quel che ero certo di aver appreso diventava un ricordo nebuloso e poco chiaro. Le sofferenze insegnano e io sono uno di quelli che ha appreso attraverso frequenti delusioni; noi esseri umani non riusciamo ad esprimere bene il nostro potenziale cognitivo se non sappiamo gestire le nostre emozioni.

Certe volte penso che la scuola che ho frequentato fosse una scuola per seppie. Questi meravigliosi esserini, noi “bambini di mare”, li conosciamo bene e li amiamo molto. Un osso di seppia trovato sul bagnasciuga valeva cento conchiglie tanto era raro. Questo ve lo dico per chiarire che il mio intento non è certo denigrare le seppie. Però mi pare evidente che tra noi e loro ci sia una differenza sostanziale. Loro hanno una grande testa e poco altro, noi,  racconta Alejandro Jodorowsky, (uomo che amo molto perché mi ha cambiato la vita) abbiamo una testa, si! Sede della dimensione cognitiva, ma abbiamo anche altro! E anche di questo altro dobbiamo occuparci. Lo scrittore cileno sostiene che oltre alla sfera cognitiva c’è quella sessuale-creativa, quella materiale e giustappunto quella emotiva. Per esprimere appieno il nostro potenziale ed evolversi al massimo, il saggio Jodorowsky ci dice di preoccuparci che ci sia uno sviluppo armonico in tutti questi quattro centri energetici. Vi ho raccontato delle mie interrogazioni, di Alejandro e delle seppie perché se anche qualcuno pensasse che la scuola debba essere come quella che ho frequentato io, molto nozionistica e attenta quasi esclusivamente allo sviluppo cognitivo, avremmo comunque una buona ragione per introdurvi l’educazione emozionale.

Io con tutta sincerità penso che la scuola debba essere un po’ diversa e che debba occuparsi della dimensione emozionale, non tanto per  permettere il pieno dispiegamento del nostro potenziale cognitivo ma perché la strada che porta alla felicità passa attraverso sentieri in cui saper gestire le emozioni, e tutto ciò è un bagaglio fondamentale per affrontare quel bellissimo viaggio che si chiama vita.

Possiamo tranquillamente dire che si può vivere felicemente senza conoscere il teorema di Pitagora, che poi di Pitagora non era, visto che prima di lui Babilonesi, Cinesi e Indiani già lo applicavano, ma che risulta difficile immaginare una vita felice se non si conoscono e non si sanno gestire le emozioni.

Le emozioni fanno parte della vita di tutti noi, nessuno escluso.

Sono tanti  i motivi per iniziare questa rivoluzione Copernicana (chissà perché un grande cambiamento viene associato proprio a Copernico, visto che qualche giorno prima di lui Aristarco di Samo, e probabilmente anche qualche cinese, avevano già teorizzato questa “rivoluzione”).

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), già nel 1993 si era accorto dell’importanza di alcune competenze emozionali per il benessere degli individui. Nelle ricerche effettuate che mostravano un disagio giovanile molto diffuso è emerso che coloro che non cadevano in questa poco auspicabile situazione erano coloro che possedevano 10 particolari competenze. Fu in quell’anno che questa organizzazione internazionale elaborò un documento meraviglioso dal titolo “Skills for Life“. Partendo dal desiderio di prevenire il disagio giovanile, che diversi dati dichiaravano in costante crescita, provò con una campagna di comunicazione che non  portò a risultati accettabili, anzi. Fu dopo questo tentativo non andato a buon fine che elaborò questo testo definendo le 10 competenze per la vita che avrebbero permesso, se sviluppate nei bambini, di migliorare una situazione che si faceva sempre più preoccupante aggiungendo:

“Le Life Skills rendono la persona capace di trasformare le conoscenze, gli atteggiamenti ed i valori in reali capacità, cioè sapere cosa fare e come farlo […] Acquisire e applicare in modo efficace le Life Skills può influenzare il modo in cui ci sentiamo rispetto a noi stessi e agli altri ed il modo in cui noi siamo percepiti dagli altri. Le Life Skills contribuiscono alla nostra percezione di autoefficacia, autostima e fiducia in noi stessi. Le Life Skills, quindi, giocano un ruolo importante nella promozione del benessere mentale. La promozione del benessere mentale incrementa la nostra motivazione a prenderci cura di noi stessi e degli altri, alla prevenzione del disagio mentale e dei problemi comportamentali e di salute.”

  • Consapevolezza di sé
  • Gestione delle emozioni
  • Gestione dello stress
  • Comunicazione efficace
  • Relazioni efficaci
  • Empatia
  • Pensiero Creativo
  • Pensiero critico
  • Prendere decisioni
  • Risolvere problemi

Come potete vedere la maggior parte di esse hanno a che fare con l’educazione emozionale ma ahimè, pochi sono gli Stati che conosco che hanno seguito questo saggio consiglio dell’OMS.

L’unico di cui sono certo è il Bhutan, piccolo stato Himalayano famoso perché a differenza di tutte le altre nazioni non misura il benessere dei propri cittadini attraverso il PIL (Prodotto interno Lordo) ma con il FIL (Felicità interna lorda). Gente strana quella del Bhutan! Pensate che da loro se producono più armi, se consumano più farmaci o petrolio, non sono mica più felici come noi che adottiamo il PIL. Lo  sviluppo è costituito da più dimensioni rispetto a quelle misurate nel Prodotto Interno Lordo. Secondo loro  lo sviluppo dovrebbe essere considerato come un processo che cerca di aumentare la felicità piuttosto che la crescita economica. Il FIL  pone la persona al centro dello sviluppo riconoscendo che l’individuo ha bisogni di natura materiale, sicuramente, ma anche di natura spirituale ed emozionale. Le dimensioni di cui tiene conto la Felicità Interna Lorda, considerate un potente strumento per dirigere il processo di cambiamento verso il meglio, sono: lo sviluppo umano, la governance, lo sviluppo equilibrato ed equo, il patrimonio culturale e la conservazione dell’ambiente.

Come se respirare aria pulita, promuovere le arti o il concetto di equità giovasse a noi essere umani!

L’AUTORE


Paolo Mai, fondatore dell’Asilo nel Bosco e Piccola Polis. Ha conseguito il diploma di educazione Emozionale presso L’università Nacional Villa Maria (Argentina). Autore del libro “Asilo nel Bosco: un nuovo paradigma educativo”. Formatore e blogger.