Condividi

Le parole che vorremmo sentire, quelle che non sono mai pronunciate, le parole proibite, messe all’indice dai partiti. Le parole necessarie come reddito di cittadinanza e gli aiuti alle piccole e medie imprese. Le parole indispensabili come il taglio di 100 miliardi di costi inutili, a iniziare dalle province e dall’accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti, dall’eliminazione immediata dei rimborsi elettorali e dei finanziamenti ai giornali, delle pensioni d’oro. Le parole di pace e senza tempo come la rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri F35 e al ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan. Queste parole non le sentiamo nei telegiornali di regime, dai pennivendoli che inchiostrano i giornali. I costi della politica e le spese inutili non sono mai messi in discussione. I disoccupati, gli esodati, i nuovi emigranti italiani, la protezione delle imprese che chiudono non sono materia di discussione. Da parole sono diventate bestemmie. Si vive alla giornata, con balle di giornata, con lo spread, magica parola di regime, e con Gelatina Saccomanni a far da tranquillante. La barca affonda e l’orchestrina di Capitan Findus Letta e di Renzie suona il de profundis, ma con gaiezza. “Parlar di tutto per non parlar d’amore“, per citare Battisti, questi parlano di tutto per non parlare delle emergenze. Le unioni civili, l’amnistia, lo ius soli, l’articolo 18, i clandestini, l’indulto, le carceri, la web tax, la Bossi-Fini, il negazionismo, la riforma della giustizia e quella costituzionale. Qualunque parola è strumentalizzata per spostare il dibattito politico dalle priorità del Paese, dai problemi quotidiani dei cittadini. Più la parola è “empatica“, “sociale“, “politically correct” più funziona come cortina fumogena e, a riprova di ciò, la maggior parte di queste parole (ormai logore) è usata da anni o addirittura da decenni. Le parole che vorremmo sentire sono parole concrete, di azioni immediate, quelle che può ascoltare chi frequenta un qualunque bar del Paese. Dire, far finta di fare, prendere per il culo, questo è il canovaccio del governo e della falsa opposizione. Si tira a campare con le parole e si tirano, contemporaneamente, le cuoia.