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Serviva che scoppiasse il bubbone delle perdite sulle quattro banche fallite per far emergere le contraddizioni e la miopia politica di chi ci rappresenta. Come sempre è partito il rimpiattino tra il governo e l’Abi, tra le associazioni dei consumatori e le banche, tra Roma e Bruxelles, su cosa si doveva evitare o si poteva fare diversamente. Nessuno ha però il coraggio di puntare con decisione a Banca d’Italia come la principale responsabile di quanto successo.
Con l’adozione dell’Euro le banche centrali nazionali hanno delegato alla BCE le loro storiche funzioni di politica monetaria mantenendo solo quelle di vigilanza sulle banche. Ci si aspettava dunque che almeno sulla funzione residua di gestione dei rischi bancari e vigilanza la Banca d’Italia facesse il suo compito. Ed invece la lista di responsabilità da parte di Via Nazionale nell’ultimo decennio è lunghissima.
Si parte da prima della crisi con l’allora governatore Fazio che si arrogava il diritto di combinare tra loro le banche a suo piacimento in base alle sue relazioni, fino a farne le spese lui per primo con una indagine della magistratura. Vi ricordate di un certo Fiorani? Ebbene se andate a vedere in che modo ha rischiato il fallimento della sua Popolare di Lodi scoprirete che non ci sono differenze rispetto alla gestione allegra delle quattro banche salite alla attualità recente. Stessa cosa per il fallimento della BiPOP di Sonzogni o della Italease di Faenza. Resta l’eredità di quel periodo: molti dei problemi delle banche di oggi nascono da operazioni di fusione / salvataggio capestro su cui Banca d’Italia doveva vigilare ed intervenire bloccandole.
Unicredit – Capitalia, MPS – Antonveneta, Banco Popolare – Italease / Popolare di Lodi hanno in comune i prezzi folli pagati e la pessima qualità dei portafogli acquisiti. Anziche’ bloccare tre banche nella loro politica allegra se ne sono coinvolte altre tre per salvarle a prezzi discutibili affossando cosi’ buona parte della disponibilita’ al credito del sistema bancario durante la crisi visto quanto questi poli bancari siano a tutt’oggi impegnati a digerire operazioni che non stavano in piedi gia’ allora.
Poi e’ arrivata la crisi e con essa la gestione europea dei problemi.
La Spagna del 2012 ne approfitta per implementare Sareb, una bad bank finalizzata a smaltire gli impieghi tossici spagnoli figli della bolla immobiliare. Lo fa con soldi europei e quindi anche nostri. E l’Italia perche’ non ha colto la stessa occasione? Chi tra Monti allora al governo, Grilli Ministro dell’Economia e Visco governatore Banca d’Italia si assume la responsabilita’ di tale errore madornale? La conseguenza e’ un indecente ping pong oggi in corso tra Roma e Bruxelles per implementare con colpevole ritardo una soluzione al problema sofferenze difficile da far digerire a Bruxelles alla luce delle nuove regole sugli aiuti di stato oggi. Si poteva e doveva fare nel 2012 e qualcuno ci deve dire perche’ si e’ perso quel treno.
E di MPS ne vogliamo parlare? Chi c’era in Via Nazionale a dare OK all’operazione Antonveneta? Draghi. E chi c’era quando venivano firmati gli accordi sui derivati Alexandria e Santorini che enormi perdite hanno generato? Draghi. E chi ha disegnato gli stress test della BCE per far emergere in particolare i problemi di Siena e forzare un aumento di capitale necessario a ripianare le perdite? Draghi. Chi continua ad insistere che la banca vada ora ceduta perche’ nonostante tutto non e’ ancora sistemata? Draghi. E allora uno si chiede cosa altro deve fare un governatore di sbagliato nel vigilare se tutto cio’ non basta ad individuare nella Banca d’Italia e nella BCE i principali responsabili (oltre che nei governi che si sono succeduti) del trascinamento del problema senese. La banca andava nazionalizzata quando si poteva farlo. Invece questo rischia di succedere nel 2016 quando con le nuove regole di bail in rischiamo una corsa agli sportelli senesi visto che, come nel caso delle quattro banche, prima di poter nazionalizzare MPS si dovranno imporre adesso perdite alle famiglie.
E chi se non ABI e Banca d’Italia dovevano impedire la vendita di strumenti bancari subordinati alle famiglie che per definizione non erano consapevoli del rischio che stavano assumendo?

VIDEO Cosa si deve fare invece del salva-banche

In generale e’ tutto il disegno dell’Unione Bancaria Europea ad aver visto l’Italia accettare supinamente le condizioni poste dai partners europei senza mettere bocca a tutela dei propri risparmiatori. Ne consegue che le regole di capitale definite da Basilea 3 sono state ad esempio architettate piu’ a vantaggio delle banche ‘hedge fund’ del nord Europa che del nostro modello di prestito di banca tradizionale. Oppure che le regole di bail in non hanno considerato gli investimenti delle famiglie italiane (e solo loro in Europa) in strumenti ora considerati a rischio di perdite di capitale. Oppure ancora il fatto grave di non prevedere una assicurazione europea sui depositi bancari perche’ non si vogliono condividere i rischi.
Il mondo del risparmio cambiera’ dal primo gennaio 2016. Le regole le hanno fatte in Europa e nessuno dei decisori Italiani ha messo bocca contro un disegno che penalizza il risparmio italiano. Come sempre si e’ nascosta la polvere sotto al tappeto sperando di scaricare la patata bollente e chi verra’ dopo. Il bail in rischia di mandare in panico i risparmiatori italiani e lo si sapeva da due anni. Chiedetevi perche’ non ve lo avevano spiegato a sufficienza in anticipo e ringraziate le 4 banche in questione che vi hanno fatto aprire gli occhi. Ormai e’ troppo tardi per cambiare le regole ma si fa ancora in tempo a cambiare il voto nei confronti di coloro che hanno accettato l’introduzione di regole senza spiegarle a noi ma, temiamo, senza capirle loro stessi per primi.