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J. Lo Zippe – Molti economisti pensano che solo cambiando e ripensando da zero tutta la politica industriale, si possa affrontare efficacemente il cambiamento climatico.

Il Green New Deal proposto da Alexandria Ocasio-Cortez, ha drasticamente cambiato il dibattito statunitense sui cambiamenti climatici. Sopratutto perché richiede investimenti pubblici per affrontare i cambiamenti climatici e altre sfide sociali, in particolare la disuguaglianza crescente.

L’investimento diretto, noto come “politica industriale”, è sempre stato un argomento controverso tra gli economisti. Ma oggi molti economisti green hanno altre idee. Sono convinti che il finanziamento pubblico è stato fondamentale per i progressi tecnologici chiave a cui abbiamo assistito fino ad oggi. Da Internet alla biotecnologia.

E quindi è necessario agire su due fronti.

Prima di tutto, ci sono politiche industriali efficaci e quelle inefficaci. Le politiche industriali inefficaci sono quelle che hanno alimentato la crescita fino ad oggi. Il problema è che ci siamo accorti che questa crescita è limitata solo ad una parte del sistema. Invece le politiche industriali efficaci sono quelle che cambiano i comportamenti in diversi settori, e non quelle che “scelgono” un paio di industrie e le sovvenzionano.

Il Green New Deal proposto da Alexandria Ocasio-Cortez è diverso. Non riguarda solo le energie rinnovabili. Si tratta di rendere più verde l’intera economia. Riguarda ripensare ogni parte del settore manifatturiero in modo che si vada in una direzione ecologica. Il fatto che si faccia riferimento al New Deal del presidente Roosevelt non è un caso.

Green New Deal porta infatti dentro di sè due caratteri fondamentali. Uno è che è importante allontanarsi da un approccio settoriale, e andare verso una trasformazione di tutta l’economia. L’altra parte riguarda la parola “Deal” (accordo), cioè il fatto che è ormai necessario stipulare un nuovo contratto sociale tra governo, imprese e cittadini. Non c’è altra scelta.

È possibile affrontare i cambiamenti climatici e allo stesso tempo raggiungere la crescita?

Questo nuovo contratto dovrebbe creare nuove opportunità di investimento, in modo tale che crescita e sostenibilità procedano di pari passo. Serve una crescita verde, che allo stesso tempo sblocchi massicci investimenti privati. Inoltre dovrebbe favorire in modo drastico i profitti reinvestiti nell’economia reale, anziché gli acquisti di azioni.

Oggi stiamo andando verso una direzione sbagliata. L’economia tradizionale vede la politica come una semplice correzione dei fallimenti del mercato. Ma una trasformazione verde deve essere più ambiziosa. Dovrebbe riguardare la co-creazione e la condivisione dei mercati insieme al settore privato.

Le Nazioni Unite hanno pubblicato un’agenda per il 2030 con degli obiettivi. O li raggiungiamo o abbiamo perso la partita.