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di Paolo Mai – L’espressione del nostro potenziale cognitivo passa attraverso una corretta gestione delle nostre emozioni, a scuola, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni: vorrei parlarvi di Educazione Emozionale.

L’educazione emozionale è un approccio pedagogico che reputa fondamentale prendersi cura dell’aspetto emotivo che accompagna la crescita e i processi di apprendimento dei bambini. Essa si pone come obiettivi prioritari aiutare i bambini a riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, saperle gestire, nutrire in loro una sana autostima e sostenerli nella costruzione di relazioni sociali significative.

A scuola è un approccio sistemico che non si limita a proporre delle attività specifiche ai bambini ma prevede la necessità di un lavoro anche con le famiglie e con gli educatori. Ciò è necessario perché ad educare è sempre una comunità e mai un singolo, e ciascun membro della comunità che interagisce col bambino, soprattutto se è un adulto di riferimento, attraverso il suo esempio comunica molto ai piccoli. A scuola essa si struttura sia in senso orizzontale con delle proposte periodiche e specifiche sia in senso verticale poiché in ogni istante della quotidianità scolastica possiamo cogliere delle opportunità educative preziose. Con le famiglie si lavora sia attraverso dei seminari informativi che con dei colloqui individuali o di coppia che orientino il focus sulla situazione specifica di quella famiglia. Gli educatori dopo un percorso formativo ad hoc è importante che creino dei momenti di scambio, di analisi e di progettazione condivisa in grado di supportare al meglio il lavoro sul campo.

Sono diversi i motivi che ci spingono a mettere al centro di qualsiasi processo e progetto educativo l’educazione emozionale.

Innanzitutto il malessere diffuso già in età preadolescenziale dei nostri bambini. Ci sono ragazzi di 13 anni distrutti dall’innalzamento della disoccupazione. Non giocano più. La depressione infantile sconosciuta fino a 20 anni fa nella letteratura scientifica, cresce in maniera esponenziale. L’American Psychiatric Association, l’associazione americana degli psichiatri, ogni anno lancia allarmi alla politica. Negli ultimi decenni i tassi di suicidio tra gli adolescenti hanno continuato ad aumentare, tant’è che oggi il suicidio è la terza causa di morte tra i giovani statunitensi d’età compresa tra i 15 e i 24 anni.

Ogni anno ci sono circa 2.000 gli adolescenti che si tolgono la vita e che per ogni tentativo riuscito ce ne sono circa 350 falliti. Ma il numero effettivo dei suicidi potrebbe essere due o tre volte superiore a quello indicato dalle statistiche perché soprattutto per quanto riguarda i bambini, i suicidi vengono spesso riportati come morti dovute a cause accidentali o sconosciute.

Il consumo di psicofarmaci che agiscono sull’umore, secondo l’OMS, è drammaticamente aumentato tra i giovanissimi. Secondo l’organismo internazionale che si occupa di sanità si prevede che le malattie psichiche saranno una delle 5 principali cause di morte o invalidità entro il 2020. Ci sarebbero altri studi e statistiche da presentare ma non vorrei che ci focalizzassimo solo su questi aspetti e allora vi faccio qualche domanda:

“Quanti di voi hanno dovuto calcolare l’area di un triangolo scaleno nell’ultimo anno? Per quanti di voi nell’ultimo mese è stato fondamentale conoscere la formula del perossido di azoto? Nell’ultima settimana qualcuno ha dovuto raccontare ad altri la data della battaglia delle Termopili? Chi di voi ha avuto a che fare con la gioia o la rabbia, o qualsivoglia emozione nell’ultima ora?”.

Le risposte le immagino e sono certo converrete con me che le emozioni fanno parte della vita di tutti noi e saperle trattare fa tutta la differenza del mondo.

Un’ultima considerazione credo vada fatta in relazione a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi della scuola. Qualcuno lo considera un luogo dove formare e preparare le persone alla vita incentrando la progettazione pedagogica a creare benessere nel presente e privilegiando l’acquisizione di competenze umane e di valori morali, altri la considerano un luogo di trasmissione di sapere volto a preparare le persone sopratutto al mondo del lavoro. Bene, sappiate che,  qualunque sia la vostra idea, fare educazione emozionale è comunque una componente fondamentale per raggiungere i vostri scopi. E’ evidente come già sottolineato che le emozioni siano importanti per la vita di tutti noi ma ora le ricerche ci dicono che sono fondamentali anche per svolgere al meglio qualsivoglia lavoro. Ne è testimonianza il fatto che due grandi multinazionali come Microsoft e Google, che sono tra gli enti che più investono in ricerca, per assumere nuovi lavoratori utilizzano test volti a misurare l’intelligenza emotiva, la quale è composta, secondo la teoria di Daniel Goleman, da cui molti di questi test traggono spunto, da una sana autostima e dalla capacità di entrare in empatia con gli altri e lavorare in gruppo.

Se vogliamo che il mondo sia un posto migliore, dobbiamo fare in modo che sia abitato da persone migliori.

L’AUTORE


Paolo Mai, fondatore dell’Asilo nel Bosco e Piccola Polis. Ha conseguito il diploma di educazione Emozionale presso L’università Nacional Villa Maria (Argentina). Autore del libro “Asilo nel Bosco: un nuovo paradigma educativo”. Formatore e blogger.