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Introduzione
“Buongiorno, a partire da oggi inizieremo un percorso di discussione di una proposta di riforma del sistema elettorale del M5S. La cosa avverrà in più incontri, dopo ogni incontro ci sarà una discussione, tanto sul blog di Beppe Grillo quanto se lo riterrete sul mio blog personale, dove io continuerò a scrivere articoli integrativi, e su La Cosa. Ci sarà quindi una consultazione on line con il voto su ogni punto e alla fine cercheremo di comporre una proposta organica.
Devo però fare alcune precisazioni iniziali: un sistema elettorale non è solo la formula matematica che trasforma i voti popolari in seggi, sicuramente questo è l’aspetto più importante del sistema elettorale, ma non è l’unico.
L’ampiezza delle circoscrizioni, la presenza o meno di voti di preferenza, il tipo di scelte sul diritto elettorale, l’età degli elettori, in alcuni casi il sesso, perché il voto alle donne è una conquista recente nel nostro Paese, è del 1945. L’insieme di queste norme forma un sistema elettorale. Bisogna dire che spesso è una stessa impostazione di principio: maggioritario, proporzionale, etc., può dare risultati molto diversi in base alla composizione con gli altri elementi del sistema. Influiscono poi altri aspetti, ad esempio la storia politica e la struttura del territorio. Non si possono inventare formati politici, come un sistema bipartitico o pluripartitico, se non ci sono le condizioni ambientali che favoriscano l’una o l’altra soluzione.
Tutte queste cose meritano di essere discusse separatamente, e poi tutte insieme.
E questo rivela la grande superficialità della nostra classe politica, che spesso ha messo mano alla riforma dei sistemi elettorali senza rendersi conto degli effetti che questa avrebbe avuto, perché ha scarsamente riflettuto sul carattere sistemico di queste norme.
Per cui nell’impossibilità di parlare di ogni singolo aspetto tecnico, cioè stabilire per esempio se debba esserci una clausola di sbarramento, a quale percentuale, con quali condizioni, e così via, noi faremo un percorso logico in cui fisseremo alcuni principi generali a cui deve attenersi la legge, cioè fissare i 5 o 6 punti di riferimento essenziali su cui poi magari, con ulteriore perfezionamento, riusciremo a avanzare una proposta di legge organica e dettagliata.
Per ora ci interesserà occuparci dei principi generali, quindi discuteremo in primo luogo del carattere proporzionale o maggioritario della legge elettorale e subito dopo inizieremo a suddividere il percorso con una serie di biforcazioni, in modo da lasciar cadere ciò che viene escluso e dettagliare man mano quello che viene scelto.
Un’ultima avvertenza, i sistemi elettorali, spesso, non hanno carattere puro. Ci sono sistemi elettorali proporzionali o maggioritari puri, ma nella maggiore parte dei casi hanno delle correzioni, si dice, in un senso o l’altro, che in qualche modo attenuano gli effetti più radicali di ciascuno dei principi.
Per cui discuteremo di questo, lasciando un quesito che poi verrà ulteriormente biforcato, scegliamo un sistema proporzionale o maggioritario? E all’interno di questi vogliamo un sistema puro o misto?
Proporzionale o maggioritario?
Quando si parla di sistemi elettorali ci sono due problemi di fondo che bisogna affrontare, il problema della rappresentanza e quello della stabilità del governo. C’è chi ritiene che il sistema elettorale debba rappresentare nel modo più fedele possibile la volontà popolare in tutte le sue sfumature e ridurre al minimo il tasso di dis-rappresentatività, così si chiama tecnicamente, delle assemblee parlamentari rispetto al voto popolare.
C’è chi invece ritiene più importante stabilire una norma che garantisca la stabilità di governo, che sottragga il governo a eventuali crisi ripetute. È evidente che tutte e due queste esigenze hanno ragione di essere, anche il più accanito sostenitore del principio di stabilità non negherà che, perché le assemblee siano legittime, devono esser rappresentative e, viceversa, anche il più accanito sostenitore del principio di rappresentatività, come principio più importante non negherà che in qualche modo il governo debba avere una sua stabilità.
Qui però si impone una riflessione: non tutto dipende dalla legge elettorale. Per esempio, la stabilità di governo dell’esecutivo non è sempre determinata soltanto dalla legge elettorale e questo è un problema che si pone nelle repubbliche parlamentari, dove il governo deve avere la fiducia delle Camere, ma nelle repubbliche di tipo presidenziale o semi-presidenziale questo problema è annullato nelle repubbliche presidenziali, o fortemente attenuato nelle semi-presidenziali. C’è poi un altro modello, quello del Cancellierato, adottato in Germania, che anche in presenza di crisi parlamentari garantisce ugualmente una certa stabilità dell’esecutivo. In Germania non può cadere un governo se contestualmente non si è formata una nuova maggioranza. È la cosiddetta clausola della sfiducia costruttiva, quindi ci sono vari accorgimenti. In realtà il problema di fondo è che la legge elettorale deve essere raccordata al sistema costituzionale. Deve esserci una coerenza di fondo tra questi due elementi.
Per esempio nessun sistema elettorale maggioritario è adottato in sistemi costituzionali bicamerali.
Se c’è un sistema bicamerale c’è sempre un sistema di tipo proporzionale, questo è stato uno dei grossi errori che è stato fatto dai nostri parlamentari nel 1993 quando venne approvato il sistema maggioritario, dimenticando che il sistema maggioritario può produrre maggioranze diverse nei due rami del Parlamento e rendere la situazione ingovernabile, che è esattamente quello che è accaduto. In qualche modo bisogna avere un’ idea della Costituzione e del sistema nel suo complesso, ma su questo tema magari avremo modo di tornare.
Maggioritario
Sostanzialmente il maggioritario che cos è? È un sistema che trasforma una minoranza di voti in una maggioranza di seggi per garantire che ci sia un vincitore con una maggioranza parlamentare stabile, sottratto alle crisi parlamentari.
Il sistema proporzionale invece si preoccupa di legittimare le assemblee parlamentari attraverso il minor numero di manipolazioni del sistema elettorale. I seggi devono corrispondere percentualmente il più possibile alla percentuale dei voti popolari ottenuti da ciascuna lista.
Che caratteristiche hanno questi sistemi presi nella loro radicalità e polarità? Il sistema maggioritario rende molto più autonomo il governo, e quindi l’esecutivo prevale sul Parlamento, garantisce un certo tasso di manipolazione, però nello stesso tempo garantisce una certa dinamicità. In alcuni sistemi, per esempio quello inglese, del collegio binominale a turno singolo, ogni spostamento di voti segue la cosiddetta legge del cubo, corrisponde quindi a uno spostamento di seggi elevato al cubo.
Mi spiego meglio. A uno spostamento del due per cento dei voti popolari corrisponderà tendenzialmente a uno spostamento dell’otto per cento dei seggi, quindi di due al cubo. Chi perde perde di più, chi guadagna guadagna di più.
Viceversa il sistema proporzionale riflette fedelmente e riporta esattamente lo spostamento di voti tradotto in seggi. Quindi il sistema maggioritario assicura maggiore autonomia del governo, rispetto al Parlamento, maggiore autonomia della classe politica rispetto alla società civile perché riduce le sfide, anche su questo qualche parola di chiarimento. L’elettore non è totalmente libero in astratto, perché qualsiasi elettore fa in qualche modo i suoi conti, sulla base della considerazione dell’utilità del suo voto. Se un partito è molto piccolo o è la prima volta che si presenta, l’elettore più difficilmente lo voterà per paura di disperdere il suo voto e tenderà a dare il voto al partito più prossimo che abbia più possibilità di successo. Quindi in qualche modo il maggioritario sfavorisce la nascita di nuove formazioni politiche e aumenta la stabilità delle formazioni già presenti. Non crea automaticamente un sistema bipolare, come spesso si crede, ma una volta che c’è tende a conservarlo. In Inghilterra i partiti sono stati sostanzialmente gli stessi per un secolo e solo nella ultima elezione si è determinata una situazione in cui una ripresa del partito liberale ha portato a un Parlamento diviso in tre.
Proporzionale
Questo sistema accentua la dipendenza della classe politica dalla società civile e del governo dal Parlamento. Questo naturalmente pone dei problemi, per esempio la stabilità. Il sistema proporzionale è sensibile, registra gli spostamenti di umore, il sistema maggioritario, al contrario, tende a essere più stabile, a non farsi influenzare dagli spostamenti dell’elettorato e della società civile. Naturalmente uno dei problemi che si pongono con il sistema proporzionale è la tendenza alla frammentazione delle forze politiche. Che a sua volta si riflette nella possibile ingovernabilità o instabilità. Va detta però una cosa, a compromettere la stabilità non è soltanto la frammentazione partitica, ma anche altri elementi che ritroveremo in queste chiacchierate.
La frammentazione particolaristica degli interessi oppure territoriale, soprattutto in un Paese con forti differenziali territoriali, è uno degli elementi di instabilità (questo anche nel caso in cui si abbia a che fare con un sistema maggioritario). Chi vuole un sistema più rappresentativo, che premi forze politiche più numerose, ma più omogenee, sceglierà un sistema proporzionale, chi invece vuole un sistema politico con un governo stabile e tendenzialmente di legislatura, all’interno di una Repubblica parlamentare, sceglierà il sistema maggioritario, nella speranza che questo dia luogo a un bipartitismo. Però attenzione, mentre i partiti del proporzionale sono più numerosi e più piccoli, ma più omogenei, nei sistemi di natura maggioritaria i partiti sono meno numerosi, tendenzialmente vanno verso due partiti, però sono molto meno omogenei all’interno, risentono molto di più delle influenze di natura territoriale, particolaristica, ideologica, etc., quindi spesso hanno comportamenti meno disciplinati.
Queste sono le due polarità, però, proprio perché i sistemi hanno una loro razionalità che si cerca di correggere, esiste la possibilità di innestare in ciascuno di essi elementi dell’altro e quindi avere sistemi misti, che abbiano una natura prevalente, maggioritario o proporzionale, e un innesto di tipo opposto. Quindi correzione proporzionale nel maggioritario, correzione maggioritaria nel proporzionale.
A questo proposito c’è una precisazione che va fatta, una delle tante sciocchezze che si dicono in questo periodo sui sistemi elettorali è quando si parla dell’attuale sistema elettorale detto Porcellum, come di un sistema proporzionale con la correzione maggioritaria. E’ esattamente il contrario! È un sistema maggioritario con una correzione proporzionale. La differenza è in questo: il sistema è proporzionale con correzione maggioritaria quando distribuisce la gran parte dei seggi in modo proporzionale e poi ha un premio di maggioranza, di solito fisso, 10 – 15 per cento dei seggi, che va al primo partito, alla prima coalizione. Viceversa il sistema è maggioritario quando una coalizione o un partito, anche per un solo voto, si aggiudica automaticamente la maggioranza dei seggi, esattamente come succede nel Porcellum, dove la coalizione di centrosinistra, con il 29 per cento dei voti popolari si è ritrovata il 54 per cento dei seggi alla Camera. Tutto il resto diventa invece la correzione proporzionale.
Quindi il quesito di questa puntata è “Sistema proporzionale o maggioritario?” Il sotto-quesito che troverete è che vogliamo che questo sistema sia puro o sia corretto? Poi vedremo quali correzioni, ma intanto precisiamo questo, se vogliamo un sistema nell’ordine proporzionale puro, proporzionale corretto, maggioritario puro o maggioritario corretto.
A partire da questa prima definizione del sistema potremo vedere come definire tutto il resto in relazione ai collegi, al voto di preferenza, alle eventuali clausole di sbarramento, etc., per adesso cerchiamo di fissare il concetto del principio ispiratore generale: maggioritario o proporzionale.” Aldo Giannuli

Approfondimenti:
Il blog di Aldo Giannuli
Legge elettorale, non farti fregare
Sul sistema proporzionale
Sul sistema maggioritario