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Nella regione del Cerrado, in Brasile, è in atto una distruzione degli habitat e dei sistemi idrici del luogo, a causa della continua richiesta di soia, poiché questo luogo copre il 20% della produzione di soia del mondo.

È una storia fin troppo familiare. Poco più di un decennio fa, l’espansione rapida della soia in Amazzonia ha minacciato di distruggere molte delle foreste tropicali rimanenti della regione. La domanda globale di soia continua ad aumentare e molti produttori si rivolgono al Cerrado.

Un recente rapporto di Chain Reaction Research (CRR) evidenzia l’impatto della coltivazione della soia sulla vegetazione del Cerrado. La superficie coltivata a soia è aumentata di 9,54 milioni di ettari tra il 2000 e il 2017, spogliando 2,83 milioni di ettari della sua flora nativa. La maggior parte di questa espansione si è verificata a Matopiba, l ‘”ultima frontiera della soia” in Brasile, che da sola subisce 1,9 milioni di ettari di deforestazione.

Oltre agli impatti ben conosciuti della deforestazione – tra cui l’aumento delle emissioni di anidride carbonica, la distruzione della biodiversità e lo sconvolgimento delle comunità locali – l’impatto sulla disponibilità di acqua è particolarmente preoccupante. Il sistema di radici profonde della vegetazione nativa di Cerrado, a volte descritto come una foresta rovesciata, assorbe l’acqua e la alimenta lentamente in fiumi e falde acquifere che forniscono acqua fresca a molte comunità. Durante gli anni di siccità, la vegetazione funge anche da riserva naturale di acqua, sostenendo le precipitazioni all’interno del Cerrado e nella parte centro-occidentale e sud-orientale del paese.

Stravolgendo quindi il paesaggio si rompe questo ciclo naturale dell’acqua.

Uno studio dell’Università di Brasilia ha collegato la deforestazione a un calo dell’8,4% delle precipitazioni annuali nel Cerrado negli ultimi 30 anni, e la regione nord-orientale ha registrato un numero eccezionalmente elevato di anni consecutivi di siccità, nonché un aumento di inondazioni dovuto all’eradicazione della vegetazione.

Secondo Tim Steinweg, autore principale del rapporto del CRR, è necessaria un’azione urgente per mitigare l’ulteriore deforestazione nel Cerrado da parte dell’industria della soia. Ma il cambiamento potrebbe non arrivare presto.

“La combinazione dei recenti risultati elettorali in Brasile e di conseguenza i cambiamenti nel commercio internazionale comportano rischi significativi che la deforestazione peggiorerà prima di migliorare”, afferma Steinweg.

Fino ad ora, il governo brasiliano ha agito in modo modesto per affrontare la deforestazione, compresa l’attuazione di sanzioni contro la deforestazione illegale. Ma con la recente elezione di Jair Bolsonaro è probabile che le misure di protezione saranno seriamente ridotte”, secondo Steinweg.

A questa situazione si aggiunge anche l’attuale guerra commerciale USA-Cina: la soia brasiliana sta trovando mercati in Cina, dove gli acquirenti sono meno preoccupati per la sostenibilità della provenienza del prodotto.

Se non si fa nulla per frenare la deforestazione il terreno adatta alla produzione di soia potrebbe diminuire fino al 39% entro il 2040. Questo probabilmente dissuaderà i nuovi investimenti di soia nella regione, ma i produttori esistenti, molti dei quali ctroppo indebitati per abbandonare le loro operazioni – saranno costretti a continuare a produrre di fronte a condizioni di crescita instabili. Nel frattempo, gli effetti della deforestazione comprometteranno la disponibilità di acqua per gli esseri umani, le piante e gli animali nella regione e minacceranno la vita in una delle savane tropicali più biodiverse del mondo.