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Enrico Mattei

L’Eni risponde al post Manager Wanted.

Egregio signor Grillo,
torno a scriverle per precisare le informazioni contenute nel suo blog dell’11 luglio 2006 relativamente a Eni.
In assenza di nuove infrastrutture come i rigassificatori, capaci di allargare l’orizzonte dei fornitori e di abbassare di conseguenza il prezzo del gas, l’Italia, che produce poco più del 10% del gas che consuma, si trova costretta a dipendere quasi esclusivamente dalle importazioni estere. Desidero ricordare che due soli paesi, la Russia e l’Algeria, forniscono all’Italia quasi il 70% del suo fabbisogno di gas.
L’accezione di monopolista non può certo essere rivolta a chi questo gas lo compra. D’altra parte tutte le principali aziende operanti sul mercato italiano potrebbero farlo. E’ da capire quali vantaggi ricadano poi sul consumatore finale.
In aggiunta a ciò, il Decreto Legislativo 23 maggio 2000 n. 164 – meglio conosciuto come Decreto Letta – ha stabilito, tra le altre cose, l’imposizione fino al 31 dicembre 2010 di limiti dimensionali agli operatori, dettando in altre parole le norme per la liberalizzazione del mercato interno del gas naturale con un forte impatto sull’operatività di Eni: con i tetti imposti alla nostra compagnia si è creata in Italia una posizione dell’attore dominante certamente minore di quella che hanno gli ex monopolisti di altri paesi europei.
Da ultimo, il prezzo del gas ai consumatori non viene fissato dalle compagnie, bensì dalla preposta Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas con la volontà di tutelare il più possibile gli utenti finali. Il prezzo del gas, oltre a essere strettamente collegato a quello del petrolio, subisce inoltre un notevole carico fiscale: senza le imposte, il prezzo del gas in Italia, relativamente al gennaio di quest’anno, sarebbe stato pari a 373 euro per 1.000 metri cubi, contro una media europea di 433 euro (459 per Germania, 418 per Spagna e 399 per Francia). Con le imposte, però, si è arrivati a 651 euro per 1.000 metri cubi in Italia, a 600 euro in Germania, 485 in Spagna e 471 in Francia (543 euro la media europea).
Secondo la recente indagine di Eurostat, in Italia tra gennaio 2005 e gennaio 2006 il prezzo del gas è aumentato del 15,2% per l’impresa e del 7,6% per la famiglia, a fronte di una media UE che vede un aumento del 33% per le imprese e del 16% per le famiglie. In termini assoluti, il prezzo del gas per gigajoule in Italia per l’impresa è il decimo più elevato: 7,65 euro contro 11,58 in Germania, 8,27 in Francia, 7,24 in Spagna, dove ci sono molti rigassificatori (media UE 8,20 euro); per le famiglie il prezzo è di 16,50 euro (il quarto più elevato) contro 15,98 euro in Germania, 12,72 in Francia e 13,63 in Spagna. Da notare che nel caso delle famiglie, il prezzo si dimostra più alto della media perché l’Italia è seconda in Europa come incidenza fiscale sul prezzo del gas.
Certo che vorrà riportare ai suoi lettori questi nostri concetti, la saluto”.
Gianni Di Giovanni,
Responsabile Comunicazione Esterna Eni.

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