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di Michele Crosti

“Un tema che riguarda l’Expo 2015 è il tema dell’acqua.
L’acqua è uno degli elementi fondamentali per la vita, le prossime guerre più che sul petrolio saranno sull’acqua, perché inizia a scarseggiare. Intorno all’Expo ci sarà un canale di collegamento con un laghetto, l’acqua verrà presa dal canale Villoresi che passa a nord del progetto, ma c’è un altro progetto, quello di fare un canale che arrivi fino in Darsena e lì consenta di alimentare ulteriormente tutte le coltivazioni a sud di Milano. Ma se voi parlate con gli agricoltori della zona Sud e con tutte le associazioni agricole vi dicono “Guardate che le portate che abbiamo oggi sono più che sufficienti per riuscire a irrigare tutte le coltivazioni del parco sud, quindi non capiamo perché venga fatto questo“. Ma questo percorso di 21 km.che impattano sulla situazione attuale, che sventreranno e che influiranno su alcune zone, come il Parco delle Cave, prima di entrare nel Parco Sud, potrebbero essere fatti utilizzando già la canalizzazione esistente costando molto di meno. Dicono che ci sarà di fianco anche una pista ciclabile, ma non crediamo che possa giustificare un costo di questo genere.
C’è un’altra questione: la sicurezza. La sicurezza sui lavori, la sicurezza sugli appalti, la sicurezza contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Molti sapranno di un comitato che vigila e prende tutte le segnalazioni che vengono da tutti gli organismi antimafia dello stato, ma anche da segnalazioni di vario genere, tra cui quelle della magistratura, e poi segnala a Expo 2015 spa, che è la società che gestisce tutto il progetto. Dice:”Guarda, questa società è segnalata, quindi espellila“. Il problema è che questo ha funzionato tardi e poco, perché sono arrivati i ricorsi delle ditte interessate e sui ricorsi il Tar ha detto “Scusate, questa legislazione non va bene fatta così, quindi dovete cambiarla e intanto loro hanno diritto di continuare a fare questi lavori“. C’era persino una società, che si chiama Pegaso, che doveva fare la vigilanza, che risultava non avere la licenza per fare questo. La vigilanza su chi entra e esce da questo sito è fondamentale, anche perché le attività illecite intorno a un cantiere aperto sono una infinità, dallo smaltimento delle sostanze, al fatto che vengono portate terre inquinate, là dove costruiscono, ricoprono come è successo a Santa Giulia e in alcuni dei cantieri lombardi. C’è una attività di vario genere legata alla criminalità organizzata.
I tempi sono diventati stretti, perché ormai ci sono poteri commissariali, che tra l’altro sono stati assegnati a chi deve eseguire le opere e quindi il commissario è controllore e controllato, è quello che fa accelerare i lavori, ma è lui che chiede a se stesso di accelerare i lavori e procedure, quindi saltare di pari passo, a piè pari, le procedure che sono in corso. Ci sono una serie di anomalie piuttosto preoccupanti anche dal punto di vista del personale, perché una delle cose su cui si stanno battendo i sindacati è che chi lavora sia in regola, abbia pagamenti regolari, un contratto regolare e non contratti d’avventura che fanno molti imprenditori e questa parte però viene a saltare. Gli ultimi decreti approvati dal governo tolgono molti vincoli, rallentano di molto le possibilità di controllo da parte dei sindacati e degli enti preposti. Per esempio le Asl non avranno più la segnalazione in caso di incidenti sul cantiere, cosa che oggi avveniva normalmente e che faceva sì che le Asl uscissero per verificare quali erano le condizioni in cui si lavorava e per evitare che si ripetesse lo stesso incidente.Quindi è preoccupante questa accelerazione finale, preoccupante il fatto che vengono saltate delle procedure, che la trasparenza sui lavori venga praticamente eliminata. Il vostro consigliere comunale a Milano, Mattia Calise, aveva chiesto, appena insediato se si poteva fermare e quanto costava fermare l’Expo, arrivò la risposta e diceva 16 milioni nel momento in cui aveva fatto la domanda, ma 240 milioni oggi che sono passati due anni, a cui bisogna aggiungere le richieste di danni, quindi questo per dire che ormai l’Expo non si può più fermare.
Il primo maggio 2015 si alzerà la saracinesca e speriamo che dietro ci sia un prodotto che faccia fare bella figura alla città e soprattutto affronti degnamente il tema su cui si dovrà cimentare l’umanità nei prossimi anni e di far diventare Milano il crocevia di tutte le associazioni istituzionali, o meno, che si occupano del problema del cibo in tutti gli aspetti. Un’altra cosa preoccupante, sono gli OGM. Tutti stanno aspettando cosa faranno gli Stati Uniti che non hanno ancora dato la loro adesione. Gli Stati Uniti fanno il loro stand sulla base degli sponsor, lo Stato non mette neanche 5 lire e tutti sono qui a chiedersi se la Monsanto, che è la società che produce gli OGM e i semi che rappresentano un monopolio a livello mondiale sulla produzione agricola, varcherà le soglie dell’Expo. Se è così sarà un grande problema.
Un altro ritardo è il dibattito sulla questione cibo. Non si vede, non ci sono convegni. C’è il rischio che questo diventi non tanto l’Expo di come “Nutrire il pianeta“, ma del commercio, del turismo, delle macchine agricole. La FIAT si presenta con le macchine agricole. Rischia di diventare una grande fiera campionaria.” Michele Crosti