Libri

Il Risparmio Tradito

La decrescita felice

L'imbroglio nella zuppa

Margherita Dolcevita

Mobilità. I segni del collasso

Regime

Un futuro senza luce ?

Web Ergo Sum


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Il risparmio tradito
 
Il risparmio tradito


Autore:
Beppe Scienza
Editore: Edizioni Libreria Cortina Torino

Come difendersi da bancari, assicuratori... e giornalisti. *Prefazione di Beppe Grillo* Con schemi e tabelle

Come evitare le trappole tese a danno dei risparmiatori e occuparsi in prima persona dei propri soldi: dati, esempi, confronti. Gli inganni della pubblicità, la disinformazione sistematica, l’inutilità delle polizze sulla vita.

Prefazione di Beppe Grillo

Beppe Scienza un nome bellissimo, un cognome inquietante, che mi ha fatto venire la curiosità di leggere questo libro, anche se per me l’argomento era nuovo. Si capisce tutto. Il discorso fila liscio. Ma più si va avanti, più si scoprono cose che non girano per il verso giusto. Questo è un libro che dovrebbe fare preoccupare un sacco di gente. Dai moltissimi
risparmiatori ai consulenti globali. Infatti l’autore, da buon matematico, si è messo a fare un po’ di conti e ne ha scoperte di cotte e di crude. Di libri simili in Italia mi piacerebbe che ne venissero pubblicati tanti.
Scritti in questa maniera. Senza fronzoli, ma in compenso con un mare di dati, esempi, confronti, citazioni e, cosa rara, facendo sempre nomi e cognomi. Anche le sue indicazioni di investimento mi hanno convinto. Ho deciso quindi di seguire i suoi consigli, dandogli però un appuntamento tra un anno sotto il portone di casa sua.
Beppe Grillo, Nervi, 26 aprile 2001.


     

La decrescita felice
 
La decrescita felice


Autore:
Maurizio Pallante
Editore: Editori Riuniti

I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l'avvicinarsi dell'esaurimento delle fonti fossili e le guerre per averne il controllo, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l'aumento dei rifiuti, le devastazioni e l'inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti con l'ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell'attività produttiva. In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescità infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l'impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l'India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale. Né si può pensare che si possano mantenere le attuali disparità tra il 20 per cento dell'umanità che consuma l'80 per cento delle risorse e l'80 per cento che deve accontentarsi del 20 per cento. Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un'altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi.

Recensione di Beppe Grillo

Si può essere felici perché l’economia non cresce? «Certo che no!», risponderebbe qualsiasi persona fermata a caso per la strada. Identica sarebbe la posizione di imprenditori e operai, finanzieri e impiegati, professori e contadini. Persino la politica, sconquassata come non mai da fratture e divisioni, ritroverebbe unità nel respingere la domanda come una provocazione assurda. Quello della crescita del Pil (il prodotto interno lordo) è forse l’ultimo vero dogma dell’età contemporanea, l’unico che nessuno aveva ancora osato mettere seriamente in discussione. Certo ne erano già stati sottolineati limiti e pericoli: il benessere ridotto alla misura della quantità delle merci prodotte, per un verso; e la capacità di tenuta dell’ambiente naturale a fronte di un’economia protesa alla crescita infinita, per l’altro. Ma che venisse esplicitamente posta la questione della diminuzione del Pil ancora non era accaduto. Lo ha fatto Maurizio Pallante nel libro La decrescita felice – un titolo che a molti suonerà come un ossimoro – stampato dagli Editori Riuniti.
Pallante è uno che parla chiaro. Ha il gusto della provocazione, ma anche il pallino della concretezza. Non si limita a criticare, propone anche. Il suo libro è, insieme, una lucida lettura delle perversioni e delle contraddizioni della nostra società e un manuale di consigli pratici da applicare nella vita quotidiana. Dall’analisi di concetti-chiave della cultura occidentale – innovazione e progresso – all’autoproduzione dello yogurt, in un libro che si legge d’un fiato.
La tesi centrale de La decrescita felice è che l’economia basata sulla crescita del Pil rappresenta un inganno: pretende di rispecchiare il benessere di una società, ma in realtà si limita a calcolare la quantità delle merci prodotte. E non sempre crescita della produzione e benessere vanno d’accordo. Rimanere bloccati nel traffico fa crescere la quantità di carburante consumato, ma certo non migliora la qualità della vita. Lo stesso vale per le calamità naturali: la ricostruzione di New Orleans darà una bella spinta all’economia statunitense, ma è facile immaginare che gli abitanti della città avrebbero fatto volentieri a meno di Katrina. Il punto è che l’economia odierna non distingue più tra beni e merci, ignora gli uni e pone esclusiva attenzione sulle altre. Quel che conta sono le cose comprate e vendute, tutto il resto non esiste: gli stessi pomodori di uno stesso orto fanno salire il Pil se immessi sul mercato, ma non esistono se finiscono sulla tavola di chi se li è coltivati. La logica cui è improntato il sistema attuale è quella della continua crescita delle merci prodotte. Dire che il Pil non cresce è diventato un tabù: quando le cose vanno male si dice che «la crescita è negativa». Conseguenza inevitabile di tale impostazione è il progressivo inserimento di quasi ogni sfera della vita sociale nell’ambito dei circuiti mercantili: se l’imperativo è quello della continua crescita della produzione, allora si devono conquistare sempre nuove sfere di mercato, perché quelle tradizionali prima o poi raggiungono la saturazione. Ecco allora che anche i bisogni fino a pochi decenni fa assolti in famiglia – si pensi alla cura dei bambini e degli anziani – trovano ora soddisfazione sul mercato. Poco alla volta la logica mercantile ha rimodellato le stesse strutture sociali a misura delle proprie esigenze: quel di cui ha bisogno è di una massa di individui isolati che sanno solo consumare, perché incapaci di far fronte ad alcuna delle proprie necessità né personalmente né tramite la propria sfera di relazioni.
Pallante porta alle estreme conseguenze il ragionamento, applicando la sua chiave di lettura al sottosviluppo, alla disoccupazione, allo stato sociale, al femminismo, al Sessantotto, all’arte contemporanea. Qualcuno potrà rimanerne a tratti sconcertato, tante sono le certezze rimesse in discussione. Altri potranno provare fastidio per un libro che è contemporaneamente rivoluzionario e reazionario, attacca la destra e la sinistra, propugna la difesa dell’ambiente e se la prende con gli ecologisti, reclama la riscoperta delle conoscenze tradizionali e sostiene la capillare diffusione delle più avanzate tecnologie energetiche. Sembrano aspetti inconciliabili; e invece il libro sorprende per la sua rigorosa coerenza, la linearità delle argomentazioni, la limpidezza del ragionamento.

Coerenza e limpidezza che si ritrovano anche nella parte propositiva. L’idea è quella di tagliare l’erba sotto i piedi al sistema economico, escludendo il mercato ogniqualvolta sia possibile soddisfare i propri bisogni autonomamente, tramite l’autoproduzione, o instaurando rapporti con gli altri, attraverso scambi non mercantili basati sul dono e sulla reciprocità. Diversamente da molti di coloro che si occupano di questi temi, Pallante non è un moralista: pur riconoscendo il valore delle scelte ispirate alla sobrietà, le sue idee non si basano sui buoni sentimenti. Il libro non ci chiede di rinunciare a una parte del nostro benessere, ma, al contrario, ci indica la strada per vivere meglio, svelando l’inganno di un’economia che spaccia la quantità per la qualità. Comprare di meno vuol dire far diminuire il Pil, ma non per forza significa avere di meno: basta prodursi da sé o scambiare con altri autoproduttori quel che non si compra più. E sappiamo tutti che una marmellata buona come quella della nonna di certo non la vendono al supermercato.


     

 

L'imbroglio nella zuppa

Autore: Hans-Hulrich Grimm
Editore: Edizioni Andromeda

Senza troppi clamori,negli ultimi anni si è andata affermando una potenza mondiale che già da tempo manipola i nostri sensi.

Questo processo all’ insegna della discrezione ha il nome di design del sapore, ovvero l’industria che pratica l'illusione dei sensi in busta.

Qui pollo e zuppa di pollo di solito sono dei perfetti estranei.

Che si tratti di torte o salsa di gambero, alimenti per l’infanzia, arrosto di manzo o pane: non si mangia niente così com'è, la chimica aggiunge i suoi ingredienti occulti senza che nessuno conosca i rischi delle misture segrete­.

Nella sola Germania le fabbriche di aromi offrono al mercato più i 7000 sapori, del tutto sconosciuti per quanto concerne gli effetti.

I prodotti naturali non fanno or­mai più bella figura sugli scaffali del supermercato, e i legali delle associazioni dei consumatori si spremono inutilmente le meningi su cosa sia veramente un "aroma naturale”.

Persino i nostri amici a quattro zampe sono divenuti schia­vi delle illusioni del palato in sca­tola. Ci stiamo incamminando verso un'alimentazione completa­mente sintetica.

Introduzione di Beppe Grillo

I grandi serial killer della storia hanno sempre idealizzato i loro misfatti. Che si chiamino UNA BOMBER o CIBA GEYGER, il fine per loro ha sempre giustificato i mezzi.

Grimm con questo libro tocca i livelli massimi del giornalismo. Egli denuncia con nomi, cognomi e indirizzi grandi manipolatori della salute pubblica, animati anche loro da un grande ideale: perfezionare la natura, anche se ciò determina il dete­rioramento della salute di milioni di persone.

Oggi ingeriamo tre chili di chimica all'anno solo nel pane: coloranti, emulsionanti esaltatori di sapidità e aromi naturali si mescolano in una zuppa di "naturalità".

Sta nascendo la "nutriceutica", cioè la fusione tra nutrizione e farmaceutica. Andremo con la ricetta medica a comprare il cibo in farmacia. Per il prossimo futuro sarà essenziale avere, invece del medico di famiglia, il chimico di famiglia. Questo libro dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole.

 

     

 

Margherita Dolcevita

Autore: Stefano Benni
Editore: Feltrinelli

Dentro un raggio di sole che entra dalla finestra, talvolta vediamo la vita nell’aria.
E la chiamiamo polvere

Il mondo si divide in:
quelli che mangiano la cioccolata senza pane
quelli che non riescono a mangiare la cioccolata se non mangiano anche il pane
quelli che non hanno la cioccolata
quelli che non hanno il pane
(Dai detti celebri di nonno Socrate)


Capitolo uno
la sparizione delle stelle


Sono andata a letto e le stelle non c’erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite. Era sparita Sirio e Venere e Carmilla e Altazor. E anche Mab e Marylin e Zelda e Aldemartin e la costellazione del Tacchino e la croce di Lennon.
Non ditemi che alcune di queste stelle non esistono. Sono i nomi che gli ho dato io. Infatti rivendico il diritto di ognuno, specialmente delle fanciulle fantasiose come me, a chiamare le cose non soltanto con il nome del vocabolario, ma anche quello del vocabolaltro, cioè con un nome inventato e scelto. In fondo tutti lo fanno. Infatti i miei genitori mi hanno chiamato Margherita ma io amo essere chiamata Maga o Maghetta. I miei compagni di scuola, ironizzando sul fatto che non sono proprio snella, a volte mi chiamano Megarita, mio nonno che è un po’ arteriosclerotico mi chiama Margheritina ma a volte anche Mariella, Marisella oppure Venusta che era sua sorella. Ma soprattutto quando sono allegra mi chiama Margherita Dolcevita.
Il vigile davanti al quale sfrecciavo in bicicletta mi chiamava Vaipianomargh. Le maestre mi chiamano Silenziolaggiù. Il mio primo amore, praticamente anche l’ultimo, mi chiamava Marmottina. A quei tempi portavamo tutti e due l’apparecchio per i denti e ci davamo dei baci metallici che sembravano i duelli dell’Iliade. Eppure li rimpiango. Anche a quattordici anni e nove mesi si può rimpiangere. E’ presto, dite? E se muori a quindici?
Stavo parlando delle stelle. La cosa strana è che il cielo era limpido, poco fa, quando ho accompagnato fuori Pisolo, il mio cane, nella sua tourneè di sessanta minipisce.
Quindi non potevano essere le nuvole a nasconderle. Infatti ho aperto la finestra e ho visto che proprio dove un’ora prima c’erano il prato e gli alberi, avevano piantato un cartellone enorme, tipo schermo di cinema, quaran-cinquanta metri, e sopra c’era scritto

Lavori in corso.

 

     
 

Mobilità. I segni del collasso

Autore: Frederic Vester
Editore: Edizioni Andromeda

L’esperienza insegna che questo modo intrecciato di osservazione – per quanto imperfetto possa ancora apparire rispetto alla complessa realtà – aiuta sia gli esperti che i profani nel riconoscere la necessità di una radicale trasformazione del sistema della mobilità, ormai paragonabile a un tessuto degenerato per metastasi. Una trasformazione però inattuabile senza una modificazione dei nostri comportamenti.

Questi differenti livelli si riflettono anche nei diversi toni del libro, a volte scientifico, a volte pragmatico oppure schiettamente politico; evidenziando sia dati e fatti nudi e crudi, sia visioni ed emozioni che non siano meno reali rispetto alle cose che siamo capaci di misurare.


Prefazione di Beppe Grillo

Questo è un libro straordinario. Non è un caso che un’opera sulla mobilità e sui problemi che la riguardano, cosi completa, sia stata scritta da un oncologo, ovvero da chi si occupa dei suoi effetti sulla salute delle persone.

Se il sistema dell’informazione fosse corretto dovrebbero leggerne dieci minuti ogni giorno al telegiornale; dovrebbe essere studiato nelle scuole e regalato agli assessori al traffico, all’urbanistica e al ministro dei trasporti e dei lavori pubblici, con l’obbligo di meditarne venti pagine la sera prima di coricarsi.

Quando ne siamo venuti a conoscenza la prima volta, in Germania, abbiamo pensato che occorreva assolutamente farlo pubblicare in Italia. Sapevamo dell’Andromeda, una piccola casa editrice fuori dai giochi di potere, che “spaccia”, in fotocopia, testi di portata scientifica rilevantissima, mai pubblicati, esauriti o scomparsi, e che rifiuta ogni forma di censura e di copyright, in ossequio al principio che “se qualcuno vi ruba l’informazione, voi ce l’avete ancora, mentre se qualcuno vi ruba l’automobile non potete più usarla”.

Abbiamo quindi contattato Paolo Brunetti, il quale, nella sua pazzia di editore colto ed entusiasta, ha accettato di curare la pubblicazione del volume.

Oltre all’autorità delle sue tesi, questo libro rappresenta un’ulteriore conferma di come il mondo è cambiato: sarà la prima volta, infatti, che qualcuno guadagnerà dei soldi senza neanche sapere da dove gli arrivano. (E per giunta grazia ad uno di Genova!)

Spero solo che un giorno Frederic Vester contraccambi e traduca in tedesco qualcosa di mio, facendo guadagnare anche lui, in questo modo, qualcosina a me.

Beppe Grillo

   
 

Regime

Autore: Marco Travaglio e Peter Gomez
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Il libro ricostruisce i più clamorosi casi di censura televisiva degli ultimi due anni. Documenti inediti e interviste ai protagonisti permettono di tratteggiare il quadro dell'informazione giornalistica in Italia, a partire dall'occupazione della RAI da parte degli uomini Mediaset, fino al caso Biagi, "reo" di aver intervistato Montanelli e Roberto Benigni in campagna elettorale. E poi Michele Santoro e la squadra dei giornalisti di "Sciuscià", smembrata e "mobbizzata"; Daniele Luttazzi, Massimo Fini, Sabina Guzzanti ed Enrico Deaglio. E ancora: Paolo Bonolis, Paolo Rossi, Giovanni Minoli e le censure ai TG. Un viaggio nelle verità taciute sull'informazione in TV.


Postfazione di Beppe Grillo

"Quando lavoravo alla Rai, ogni sabato sera, prima di andare in onda, mi chiamava il direttore generale Biagio Agnes: "Con la stima che ci lega, signor Grillo, si ricordi che lei si rivolge alle famiglie". Io regolarmente rispondevo: "Non c'è nessuna stima, signor Agnes, fra me e la sua famiglia ... ". Poi, subito dopo la sigla, avvertivo il pubblico: "Pochi minuti fa mi ha telefonato il direttore generale e ha cercato di corrompermi". La censura della Rai democristiana non era brutale e intimidatoria, violenta e ottusa come quella di oggi. Non cercava di annientarti, di rovinarti con le denunce. Era più bonaria, famigliare, melliflua. Si presentava col volto del vecchio zio burbero benefico, che ti dà buoni consigli per il tuo bene. E tu, con un po' di astuzia, la potevi aggirare. Per esempio: era vietato parlare di P2, allora io una sera andai in scena con una lavagna e fornii una complicata ma persuasiva dimostrazione matematica dell'esistenza di Pietro Longo. Alla fine usciva il suo faccione in un triangolo, il simbolo massonico. Successe un casino. Pippo Baudo si arrabattava poi a rimediare con le sue arti democristiane. … Ecco, quella censura metteva alla prova la creatività del censurato, quasi lo sfidava ad aggirare l'ostacolo.
Poi arrivò Craxi e cambiò tutto. Mi tennero lontano dalla Rai per diversi anni, dal 1986 al 1993, per due battute che anticipavano Tangentopoli. In una, ammiccando allo spot che facevo per uno yogurt bussando alle porte della gente per offrire un assaggio, raccontai di aver bussato a casa Craxi. Bettino apriva e faceva per richiudere l'uscio: "No, grazie, non mangio yogurt". E io: "Ma non sono qui per quello. E' che mi hanno fregato il motorino, e pensavo che lei ne sapesse qualcosa".
…Poi, nel '92-'93, li portarono tutti in galera.
… in Italia puoi dire peste e corna del presidente della Repubblica, ma se tocchi un formaggino ti fulminano. Dì quel che vuoi, ma non sfiorare i fatturati.
E' così anche nell'Italia berlusconiana. Il Cavaliere mica s'incazza se si fa satira sociale, sulle pensioni, sulle riforme, sulle ville, sulla statura, sulla pelata. S'incazza se parli dei suoi processi e del suo monopolio, che poi sono le vere ragioni per cui fa politica: in una parola, i guadagni di Mediaset. Quello è il tabù.
…E noi, intanto? Protestiamo, certo, contro il regime mediatico. Cerchiamo di perforarlo con le notizie che nessuno dà, e che sono il miglior antidoto.
…nel prossimo spettacolo, ho deciso di fare politica anch'io. Senza candidarmi. Senza dare nell'occhio. Di nascosto. L'ho fatto per tanti anni nei teatri. Ora voglio abbinare i teatri e la rete, cioè Internet. Per fare politica senza intermediari, senza politici: quelli non servono più, sono obsoleti, superflui, cadaveri ambulanti. Non rappresentano più nessuno, nemmeno se stessi. Lancio un movimento politico che, tanto per cominciare, punta a smuovere un milione di persone. A tirar fuori il furore che c'è il loro. Lo chiameremo "A furor di popolo". Voglio un po' vedere come potranno ignorarlo. E, soprattutto, come faranno a censurarlo."
Beppe Grillo.

     
 

Un futuro senza luce?

Autore: Maurizio Pallante
Editore: Editori Riuniti

Ridurre gli sprechi è necessario per consentire lo sviluppo di fonti rinnovabili, il cui contributo , comunque non sarebbe in grado di coprire i consumi inutili e le inefficienze. E' infatti sciocco pensare all'ingresso di nuove tecnologie se prima non si stabilizza una coscienza del risparmio energetico. Possiamo rifarci ad esempi in fase di attuazione (prima la Germania), puntualizza Beppe Grillo.

Prefazione di Beppe Grillo

" il libro è un compendio di quanto si potrebbe fare se si ponesse il buon senso a fondamento delle moderne tecnologie, mettendo, per esempio, un ingegenere e un designer a lavoare insiem con una nonna di ottant'anni. Un pò come facevano all'Istituto di Wuppertal per il clima, l'ambiente e l'energia, dove c'era sempre una nonna a cui facevano verificare le innovazioni tecnologiche. Una volta le hanno fatto vedere un frigorifero e la nonna ha detto: "Mi sembra un pò strano 'sto frigorifero. Perchè utilizzate l'aria della casa, che è a 25 gradi, per portarla a 0 gradi, quando l'aria esterna è già a questa temperatura? Ai miei tempi noi tenevamo il cibo in fresco all'aperto".
L'ingegnere è entrato in crisi, ha chiamato il designer e hanno inventato un frigorifero, il famoso Fria, che d'inverno prende l'aria da fuori.
...Bisogna ripensare cos'è l'energia, da dove arriva, come arriva nelle nostre case, con quali sistemi possiamo utilizzarla per e nostre necessità nei modi più efficienti e meno inquinanti possibili. In questo tuo ultimo libro questi elementi ci sono tutti..."
Beppe Grillo.

     
 

Web Ergo Sum

Autore: Gianroberto Casaleggio
Editore: Sperling & Kupfer

La Rete sta cambiando la società. Politica, economia, aziende stanno subendo mutamenti profondi e non prevedibili. La diffusione della conoscenza, la democrazia diretta, l'abolizione della proprietà intellettuale sono le forze, già in atto, che condurranno al Nuovo Mondo. Un Nuovo Mondo spiegato nel libro con accostamenti letterari a Kipling e Wilde, cinematografici a "Qualcuno volò sul nido del cuculo" "Sei gradi di separazione" attraverso artisti come Gaber e Carelman, e prendendo spunto dal pensiero di Galileo, Darwin, Einstein e Lovelock. La Rete riguarda ognuno di noi, è un bene prezioso che non si può ignorare e delegare ai politici ed agli interessi delle grandi aziende. Perché ciò avvenga, va capita nelle sue diverse implicazioni.


Prefazione di Beppe Grillo

"Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo.
Non conoscendolo lo assecondai. Gli sorrisi. Cercai di non contrariarlo.
Temevo di ritrovarmi una chiocciola o un puntocom in qualche posto sensibile.
Era molto convinto di quello che diceva. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco che invece che ai lupi e agli uccellini parlasse a Internet. Mi descrisse webcasting, democrazia diretta, chatterbot, wiki, downshifting, usability, oggetti di interazione digitale, social network, legge di Reed, intranet e copyleft.
Chiese se capivo. Disse che era importante.
Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò.
Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff, Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman e degli adoratori del banano.
Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete.
Aziende democratiche, persone al centro di ogni processo, intermediazioni economiche e politiche soppresse, libera circolazione di idee, abolizione della proprietà intellettuale.
Ce n'è abbastanza per rinchiuderlo. E' un individuo oggettivamente pericoloso e socialmente utile."
Beppe Grillo.