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I partiti danno le indicazioni di voto, i parlamentari eseguono. La legge elettorale non ha consentito di votare il proprio candidato, ma solo il partito. I parlamentari sono stati eletti quindi dai partiti. Le liste le hanno scritte le segreterie di partito. Non esiste oggi un parlamento in Italia, ma una somma di partiti. I distinguo e i mal di pancia prima della votazione sulla legge sull’indulto sono stati numerosi e pubblici. La disciplina di partito ha funzionato meglio di un buon purgante e alla fine quasi tutti hanno votato si. Questi parlamentari non sono nostri dipendenti. Lo sarebbero se avessimo potuto votarli. Ma non sono neppure parlamentari. Sono dipendenti dei partiti, partitocrati. La carica di partitocrate, teso a fare il bene del partito, è stata loro assegnata dai Fassino, dai Fini, dai Rutelli. Una dozzina di persone valuta quali sono le leggi giuste per il popolo italiano.
Se i segretari di Ds, Fi e Margherita decidono, magari a cena, una legge, questa è cosa fatta. Così come è successo per l’indulto con l’accordo tra Gianni Letta e Dario Franceschini. In aula i giochi erano già chiusi. Il parlamento è di fatto espropriato delle sue funzioni a favore dei ristoranti.
Io sono però ostinato, voglio dare una possibilità a questi nostri dipendenti, che ancora lo sono perchè lo stipendio lo paghiamo noi e non i partiti, di comunicare con i loro datori di lavoro. Una piccola operazione di trasparenza. Nel blog inserirò in settembre un’area con le votazioni dei singoli parlamentari sulle leggi più importanti di questa legislatura. Con il passare dei mesi impareremo a conoscere l’animo votante di ognuno e a farci un’opinione.