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“Lavoro come ingegnere da 5 anni in uno Studio di progettazione edilizia: sono un finto libero professionista, ho preso la p. IVA per forza, altrimenti nessuno mi faceva lavorare. Sarei (in realtà) dipendente, ma non ho contratti collettivi o individuali, retribuzione minima garantita, ferie, permessi, malattia. Ad agosto non lavoro e quindi non guadagno. Se mi rompo un braccio non guadagno, anzi perdo il lavoro. Lavoro 40 ore settimanali, 11 mesi all’anno. Dal primo gennaio 2012 (addio regime minimi) mi rimarranno in tasca 8.597 euro annui puliti. OVVERO 716 EURO AL MESE. Con guadagni così bassi ho spese basse quindi in pratica non scarico nulla. Fregandosene della crisi economica e del settore dell’edilizia, con gli studi di settore lo Stato dice che guadagno di più e nascondo i guadagni: sarò obbligato a pagargli le tasse e i contributi anche sulla differenza! Questo perché l’onere della prova dell’innocenza è ribaltato e non è in capo all’accusatore bensì all’accusato (tutti i commercialisti consigliano di pagare perché alla guerra contro lo Stato ci si spacca la testa e se si vedesse riconosciuta la ragione si pagherebbe comunque di più di spese legali, avvocati e consulenti ). Quindi quel misero guadagno mensile di 716 euro si abbassa di molto. Complimenti, più di così il LIMONE non poteva essere strizzato: già da tempo esce solo SANGUE:…probabilmente chiuderò baracca e partita iva e butterò la mia laurea quinquennale alle ortiche. Il Paese ha bisogno di questo?”. POVERA ITALIA