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“Alla fine, il prezzo più alto della Riforma IMU Parte Prima lo pagano le aziende: niente abolizione della tassa sugli immobili produttivi d’impresa, niente possibilità di portare le somme pagate in detrazione, aumento dei coefficienti e rincari delle aliquote per il gruppo catastale D (capannoni, alberghi). La sorpresa più amara riguarda la mancanza sui possibili vantaggi fiscali per immobili d’impresa. L’agevolazione dovevava essere al 50% e riguardare professionisti e artigiani. Da gennaio 2013 è passato da 60 a 65 il moltiplicatore per capannoni e alberghi, come previsto dal “Salva Italia“. Prima con il decreto di maggio, poi con quello estivo, sembrava destinato a tornare a quota 60 per gli immobili produttivi e invece resta a 65, con un aumento rispetto al 2012 pari all’8,3%. L’ultimo rincaro riguarda le aliquote IMU comunali. In base alla Legge di Stabilità 2013 gli immobili produttivi del gruppo D sono gli unici per i quali resta la divisione fra quota comunale ed erariale: allo Stato va lo 0,76% e quindi i Comuni non possono deliberare nessuna agevolazione rispetto a questa soglia (nel 2012 potevano invece abbassare l’aliquota allo 0,46%) e perciò se vogliono guadagnare qualcosa devono alzare l’aliquota. Risultato: in tutti i Comuni che per il 2012 avevano stabilito ribassi sull’aliquota standard, nel 2013 le imprese pagheranno senz’altro un’IMU maggiore.” segnalazione da Pmi.it