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Daniel C. Robbins

Fausto Bertinotti ha detto che ieri è stata “una bella giornata perché quando le istituzioni sono capaci di atti di clemenza che alleviano anche una pena supplementare a quella comminata dal giudice, visto il sovraffollamento delle carceri, è la dimostrazione che vince la natura dello stato di diritto”.
Questa pace interiore è stata però turbata dalla volontà di Di Pietro di linkare sul suo sito i nomi di coloro che avevano contribuito a una così piacevole giornata di democrazia votando per l’indulto.
La classica ritrosia dei comunisti nel vedersi messi in piazza ha avuto la meglio e Fausto ha deplorato con forza il linkaggio.

Anche il diellino Dario Franceschini che tanto aveva lavorato sotto banco con Gianni Letta per i dettagli sull’indulto non ha digerito il linkaggio ed è esploso: “Deve chiederci scusa, non si può arrivare a tanto. E’ una questione istituzionale, di rispetto del Parlamento”. Pier Ferdinando Casini ha chiesto le dimissioni di Di Pietro sostenuto da tutta la Cdl che ha gridato in coro: “Dimissioni, dimissioni”. Certo che il linkaggio fa paura. Dopo la questione morale potrebbe arrivare il linkaggio morale, una cosa mai vista, in cui i cittadini sanno cosa votano i loro dipendenti. E di link in link, i dipendenti dovrebbero rendere conto delle loro scelte a tutti i datori di lavoro e non solo ai possibili detenuti per reati finanziari e di corruzione. I link non hanno rispetto del Parlamento, sono fatti a modo loro, ti danno informazioni che si vorrebbero riservate, ma che sono pubbliche. Solo che non si sanno.
Come definire un link, come farlo capire ai nostri dipendenti? In fondo se “Un bacio è l’apostrofo rosa tra le parole t’amo”, il link è “Lo spazio marrone tra le parole Fausto e Bertinotti”.