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di Geoff Mulgan – Come pensiamo alle cose che davvero contano? E come potremmo pensarle meglio? Parlo dei temi universali, o quegli argomenti che interessano un’intera città. Il mio interesse è su come il pensiero avviene su larga scala, cioè coinvolgendo molte persone e spesso molte macchine.

Negli ultimi anni molti esperimenti hanno dimostrato come migliaia di persone possano collaborare online per analizzare dati o risolvere problemi. Progetti molto complessi vengono portati a termine da migliaia di persone, senza che nessuno di essi si parli o si conosca. C’è stata un’esplosione di nuove tecnologie di analisi e previsione. Possiamo vedere alcuni risultati in cose come Wikipedia o nella diffusione di movimenti dal basso fatti di cittadini e dei movimenti che lottano per il cambiamento.

Sono ansioso di vedere come possiamo usare questi nuovi tipi di intelligenza collettiva per risolvere problemi come il cambiamento climatico o le malattie, e per assicurarci di comprendere i potenziali rischi. Sono convinto che ogni organizzazione possa lavorare con maggior successo se attinge a una mente più grande, mobilitando più cervelli e computer per aiutarla.

Ma farlo richiede un’attenta progettazione. Non è sufficiente solo mobilitare la folla (dal momento che le folle sono fin troppo capaci di essere folli, prevenute e maligne) o sperare che idee brillanti emergano naturalmente. Il pensiero collettivo richiede lavoro – si deve osservare, analizzare, creare e giudicare. E ha bisogno di lavoro per evitare anche che la disinformazione ne ostacoli il processo, che i fallimenti ne evitino lo sviluppo.

Il settore emergente dell’intelligenza collettiva mira a organizzare bene il pensiero, collegando molte persone come co-creatori. Ha un’enorme importanza per molte delle nostre istituzioni più importanti – dai partiti politici ai governi, dalle imprese alle università ai sistemi sanitari. Tutte strutture che tendono ad essere bloccate in modelli burocratizzati e ormai anacronistici.

Quindi, cosa c’è di diverso nell’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale sta letteralmente esplodendo, sta cambiando le cose che usiamo tutti i giorni, come i telefoni cellulari e i videogames, e raggiungendo incredibili scoperte in medicina. Ma per la maggior parte delle cose che contano davvero ancora ci affidiamo all’intelligenza umana, anche se cominciamo ad affidarci sempre di più all’intelligenza artificiale, e un’eccessiva dipendenza dagli algoritmi può avere effetti orribili, sia nei mercati finanziari che in politica.

Il problema è che ci sono stati ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale ma meno investimenti in intelligenza collettiva. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo visto pochi progressi nel modo in cui funzionano i nostri sistemi più importanti: la democrazia e la politica, gli affari e l’economia. Queste intelligenze articiali vengono utilizzate nei campi più importanti della scienza, meno che in settori sociali e sociologici.

Potete vederlo nell’aspetto più quotidiano dell’intelligenza collettiva – organizziamo le riunioni ignorando quasi tutto ciò che ormai è noto su come si rendono le riunioni efficaci. Lo si può vedere anche in troppi sistemi politici in cui le leadership sono molto meno intelligenti delle società che pretendono di condurre. Martin Luther King ha parlato di missili intelligenti guidati da uomini fuorviati. Siamo circondati da istituzioni piene di intelligenza individuale che tuttavia spesso mostrano stupidità collettiva.

Quindi quali sono le soluzioni?

Propongo una seria attenzione all’intelligenza collettiva; come ogni istituzione può ripensare a come osserva, analizza, crea e ricorda; e come può incorporare ciò che chiamo “ i tre cicli”: apprendere, adattarsi a nuove situazioni e avere nuove sfide.

Penso che l’informazione e la conoscenza condivisa siano di vitale importanza, perché dobbiamo lottare contro i molti nemici dell’intelligenza collettiva – le distorsioni, le bugie e i troll.

È qualcosa di nuovo? Molti degli esempi a cui mi ispiro sono piuttosto vecchi – come l’emergere di una comunità internazionale di scienziati nel diciasettesimo e diciottesimo secolo, l’Oxford English Dictionary che mobilitò decine di migliaia di volontari nel diciannovesimo secolo, o il programma Apollo della NASA che impiegava oltre mezzo milione di persone in più di 20.000 organizzazioni.

Ma gli strumenti a nostra disposizione sono radicalmente diversi e molto più potenti. Possiamo imparare molto dal guardare esempi del passato come il progetto Cybersyn in Cile nei primi anni ’70, che ha cercato di creare un’intelligenza collettiva per l’economia.

Ma gli esempi più recenti – dalla democrazia taiwanese che sta sperimentando gli open network e l’intelligenza artificiale per coinvolgere molte più persone nella definizione delle politiche e nei sistemi per fermare le epidemie – sono anche molto diversi a causa delle possibilità offerte dalla tecnologia. Taiwan, per esempio, combina l’osservazione di massa e gli algoritmi predittivi.

Capisco che è facile deprimersi dai molti esempi di stupidità collettiva che ci circondano. Ma il mio istinto è di essere ottimista sul fatto che scopriremo come fare in modo che le macchine intelligenti, che abbiamo creato, ci servano bene e che potremmo raggiungere l’apice di un incredibile miglioramento della nostra intelligenza condivisa. Questa è una prospettiva davvero eccitante, a cui tutti dovremmo lavorare sin da subito. E’ troppo importante per essere lasciata solo nelle mani di qualche topo da laboratorio.

 

L’AUTORE


Geoff Mulgan è Chief Executive di Nesta, National Endowment per la scienza, la tecnologia e le arti del Regno Unito. Nesta combina investimenti, programmi, ricerca per promuovere l’innovazione in campi che vanno dalla salute e dall’educazione alla tecnologia e alla democrazia. Geoff Mulgan è stato Chief Executive della Young Foundation, un importante centro per l’innovazione sociale; ha avuto inoltre ruoli nel governo del Regno Unito incluso il direttore dell’Unità di strategia del governo e il capo della politica nell’ufficio del Primo Ministro; fondatore e direttore del think-tank Demos; autore di molti libri; professore presso università come Harvard, London School of Economics, Melbourne e University College London. Dal 2016 è anche co-presidente di un nuovo gruppo del World Economic Forum che guarda all’innovazione e all’imprenditorialità nella quarta rivoluzione industriale e membro del consiglio di amministrazione dell’Agenzia digitale francese del governo francese. https://twitter.com/geoffmulgan