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Sovranità popolare
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Sovranità popolare

Delle tante cose necesarie per cambiare nello Stato, niente può essere cambiato senza che i cittadini responsabili si riprendano la Sovranità popolare. L'art. 1° comma 2° LIMITA l'ESERCIZIO della Sovranità popolare, e con esso il diritto inviolabile, inalienabile ed imprescrittibile dei cittadini all'ESERCIZIO della Democrazia, che è: governo del popolo dal popolo, per il popolo (Lincoln). Non si tratta, con questa proposta di eliminare la "rappresentanza" politica, ma di equilibrarla con la partecipazione diretta degli aventi diritto al voto alle scelte di governo mediante i Referendum Legislativi (Stato e Regione) e Deliberativi (Provincia e Comune). Con la modifica di un solo comma della Costituzione (comma 2° art. 1°) si dovrebbero rimuovere a cascata tutti gli ostacoli che impediscono al popolo di governarsi, come nella vicina Svizzera ed in moltissimi States americani, dove le persone fanno da sé le leggi che li riguardano. Così SOVRANO sarebbe il popolo e non più lo Stato, perché ogni cittadino rinuncerebbe, col voto, alla PARTE INFERIORE della SOVRANITA', riservandosi la parte MAGGIORE, per tutelare i propri interessi e le proprie aspettative di vita.

25 commenti

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    Atto Senato n. 1428 - XVI Legislatura


    Modifiche agli articoli 70, 71, 73, 74, 75 e 138 della Costituzione, in materia di formazione delle leggi e revisione della Costituzione, introduzione dell'iniziativa legislativa popolare e dell'iniziativa legislativa costituzionale e di democrazia diretta

    Presentato in data 4 marzo 2009; annunciato nella seduta pom. n. 167 del 5 marzo 2009.

    Iniziativa Parlamentare: Oskar Peterlini (UDC-SVP-Aut)


    REFERENDUM (Artt.4, 5), PROMULGAZIONE (Art.5), LEGGI COSTITUZIONALI (Art.6), REVISIONE DELLA COSTITUZIONE (Art.6)

    per saperne di più:

    http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33345.htm

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    poba sovranità popolare!!!!!!!!!

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    Caro Enrico, tu citi fatti come l'energia, la mobilità, l'acqua, i rifiuti e .... la Virtù di cui sarebbero portatrici le Liste a Cinque Stelle. Potrei aggiungere altri cinquanta fatti validi per cui è giusto impegnarsi per difendere i principi di democrazia, di libertà e di inniziativa e di rispetto della dignità. Ma senza la SOVRANITA' POPOLARE, dimmi, cosa credi che ti permettano di fare i tuoi PADRONI? Se rispondi NIENTE, ci azzecchi. Secondo il tuo parere, chi ha i piedi per terra: chi parla e parla da anni di mille cose senza che niente cambi oppure chi crede che la Sovranità popolare sia l'unica via percorribile per cambiare le cose? Del resto il DOCUMENTO che il nostro MU ha spedito a Grillo senza ricevere risposta fino a questo momento, parla proprio dei due argomenti (Referendum deliberativi e Difensore civico)che nelle votazioni precedono questo e ne spiegano il contenuto da un punto di vista strettamente giuridico. Li puoi trovare su Aderire non costa niente, come ben sai; solo la fatica di andarli a leggere.


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    Scusate, mi ero appena registrato e non avevo capito che in questo forum l'argomento era la Sovranità popolare. È un argomento diverso rispetto all'iniziativa Comuni a 5 stelle, mi scuso per essere andato fuori tema nel mio post precedente. Un saluto.

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      Caro Enrico Calandrelli, questo è un forum partecipativo, e gli argomenti sono decisi dal basso, la sovranità evidentemente è un argomento molto sentito, non solo le 5 stelle.

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    La discussione è molto interessante, mi associo ai complimenti per Luca Zampetti. Nondimeno sono daccordo con Giovanni Nocella che esorta a stare con i piedi per terra. Ricordo a tutti che il vasto movimento di informazione, discussione, partecipazione che si è sviluppato sul web in questi ultimi anni, con le sue petizioni, le sue denunce, le sue raccolte di firme, le proposte di leggi popolari, i suoi V-Day, finora non è riuscito a cavare un ragno dal buco. L'idea dei Comuni a 5 Stelle che mira ad un'amministrazione virtuosa a livello locale di questioni come l'energia, la mobilità, l'acqua, i rifiuti mi sembra percorribile. Cominciamo dalle piccole cose. Forse in futuro riusciremo ad avere anche la forza di discutere con lorsignori di sovranità del popolo e magari di riprendercela. In questo momento (e soprattutto in questa situazione....) mi sembra velleitario. Un saluto a tutti.

    Enrico Calandrelli

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    Principio fondamentale quello della sovranità popolare, ma qui stiamo parlando di un programma per elezioni amministrative, quindi contemplare una modifica costituzionale significa andare fuori tema. Ciò che in questa fase si può fare, chiedendo il voto agli elettori, è di modificare dgli Statuti Comunali, al massimo di qualche Provincia ammesso che Le 5 Stelle si candidino anche nelle Provincie.
    Il problema è insostanza inverso e coincide con quello che afferma Grillo: non si deve partire dall'alto cioè dalla Costituzione, per le cui modifiche occorrerebbero maggioranze oggi inimmaginabili, ma dal basso, dai Comuni. Ogni Statuto Comunale modificato sarà un colpo al potere dei partiti.
    Cerchiamo di stare con i piedi per terra.

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      Anche se qui stiamo parlando di elezioni amministrative parziali, non è bene per nessuno mettere il carro davanti al bue. Dove il "bue" (lo "scopo") è il recupero della Sovranità popolare, ed il "carro" (il mezzo) è rappresentato dai Referendum legislativi e deliberativi. Scegliere i "mezzi" prima di indicare lo "scopo",non mi sembra indice di saggezza. Infatti i Referendum deliberativi e legislativi sono stati da noi indicati come gli unici strumenti giuridici possibili in questa situazione per recuperare dal basso l'ESERCIZIO della SOVRANITA' che i partiti hanno sottratto agli aventi diritto al voto. Da parte mia ho voluto indicare un riferimento alla situazione generale che si riferisce all'ESERCIZIO della Sovranità Popolare, senza la quale i partiti presenti nei Consigli e nel Parlamento sono in grado di scardinare le proposte dei Referendum deliberativi e legislativi e del Difensore civico. Tuttavia questa è solo una mia idea, considerato che sono, insieme a Giacomo Gonsalez ed Enzo Trentin, uno degli estensori del documento presentato a Grillo dal MU Sovranità popolare, che ti invito a visitare.

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      E' proprio quel che da anni si va predicando: dal basso dal basso, dai Comuni, e poi risalire... risalire fino a una Costituzione, vera, non quella pseudo che abbiamo sul collo da sessant' anni e costretti a portarla come una soma imposta e mai approvata...
      E' proprio come Lei afferma, Signor Giovanni Nocella.
      Lo dica a tutti quelli che conosce, a tutti quelli che incontra, come cerco di fare anch' io, e aiutare liste civiche 5 stelle.
      auguri.
      rredini

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    credo che le parole siano troppo poche per descrivere la sovranità del popolo...

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    credo che le parole sia troppo poche per descrivere la sovranità del popolo...

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    L'art.1 della Costituzione, alla luce della situazione politica italiana si potrebbe riscrivere nel seguente modo: L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro di pochi fessi.
    La sovranità appartiene al popolo, nella misura consentitagli dalla classe politica dominante, cioè inesistente!

  • Quando i pubblici poteri violano il diritto naturale dei cittadini a scgliere sui FATTI LIMITATI che riguardano tutti (Sovranità popolare), ci sono due strade: la prima sono i referenda popolari deliberativi e legislativi; la seconda, prima o poi, è la rivolta popolare con i forconi per mandare tutti i politici a casa. Questa non è una mia idea; è la storia che lo dice.

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    La "sovranità popolare" può esistere solo nel caso la società goda di una:

    http://Pubblica-Amministrazione-Democratica.hyperlinker.org

    In caso contrario, come potrebbe mai, tale sovranità, esprimersi?

    Buonissime cose,

    Danilo D'Antonio


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    Finalmente ...

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    Caro Luca Ampetti, non citare Costantino Mortati come sostenitore della Democrazia Diretta. Se non sbaglio era democristiano e fu colui che impose al suo partito di votare contro l'art. 50 del progetto di Costituzione nella seduta del 21 0 25 ... non ricordo, dicembre 1947. La proposta, votata all'UNANIMITA' dalla Commissione dei settantacinque, prevedeva il "Diritto di rivolta" dei cittadini quando lo Stato viola i loro diritti fondamentali". Se questo articolo fosse stato votato, è probabile che i nostri governanti non sarebbero i repellenti individui che attualmente sono. Ti faccio presente che il codisce fascista, come le Costituzioni europee, conteneva una norma che prevedeva lo stesso diritto che la nostra Costituzione ha negato al popolo italiano.

    Hai una bella preparazione, Su Sul meetup Sovranità popolare c'è bisogno di persone preparate. Perché non ci vieni a trovare e ti iscrivi?

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    SOVRANITA' MONETARIA POPOLARE, tutto il resto verrà di conseguenza. La riforma deve partire dai Comuni, coinvolgere le Regioni e lo Stato fino ad arrivare agli enti sovrannazionali (ma che senso ha che la bank of England e la banca centrale danese che non hanno neppure l'euro come moneta nazionale facciano parte della BCE e si incamerino il signoraggio derivante dall'emissione degli euro??????)

  • Mi associo in tutto e per tutto a quanto esposto da Luca Zampetti.
    Mi compiaccio e mi congratulo.
    Forza che siamo sulla via giusta: SOVRANITA' POPOLARE.

    Come riconosce lo stesso Rensi, «quella che i nostri conservatori chiamano sprezzantemente "la piazza" [...] ha conquistato ed esercita in modo costituzionale e organico, la vera sovranità. [...] Ecco l’ immobilismo allontanato; ecco il principio del movimento progressivo e costante, introdotto normalmente nella politica; ecco la rivoluzione legalizzata».
    Alberto Castelli,"Un modello di Repubblica. Giuseppe Rensi, la politica e la Svizzera", B.Mondadori Ed., Milano 2004

    Che l' inse?!
    rredini

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    LA SOVRANITA' APPARTIENE AL POPOLO...CHE LA ESERCITA Punto!

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    I PAESI NON DEVONO ESSERE PRONTI PER AVERE LA DEMOCRAZIA.
    DIVENTANO PRONTI GRAZIE ALLA DEMOCRAZIA.
    (Amartya Sen)

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    Complimenti a Luca Zampetti. Persona competente e che ha chiaramente impostato le questioni OPERATIVE (cioè NON solo filosofiche) della Sovranità Popolare. Se Lei vuole, Sig. Zampetti, venga a dare un'occhiata qui:

    http://www.meetup.com/Gruppo-Meetup-Sovranit-Popolare/it/

    Credo troverà elementi in consonanza con il suo sentire...

    Saluti cordiali. Fabio Castellucci

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    Errato (intendo sui referendum finanzari), esistono anche in alcuni stati americani. Purtroppo molti credono che l´unica istituzione politica negli USA sia il presidente federale. Purtroppo non é cosí. Nel frattempo, dal 1776 ad oggi, negli stati membri ci sono state piu´ di 200 assemblee costituenti, ci sono stati che sono arrivati giá all´11a costituzione. Ils sistema politico degli USA é diventato "ibrido", cioe´ misto di democrazia rappresentativa e di democrazia diretta. Alcuni stati hanno referendum finanziari a livello di school jurisdictions, county e a livello statale (California).

    Io sono marchigiano di nascita, ma vivo da 20 anni in Germania.

    LZ

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    Levami una curiosità: per caso sei svizzero? In pochissimi Paesi ci sono i referendum finanziari, fra questi la Svizzera che li contempla a livello federale, cantonale e comunale. Fa eccezione un solo Cantone.Ottima analisi la tua, complimenti!

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      “Il sindacato finanziario deve essere esercitato in ultima analisi dal contribuente e da nessuno che si interponga fra il contribuente e l´amministrazione. Mentre, invece, in Italia si è seguito appunto questo metodo, pel quale l´autoritá politica direttamente e indirettamente, si sostituisce al cittadino per esercitare una tirannia che si chiama pomposamente la > dello stato sul comune. Ma non è dimostrato che gli uomini i quali amministrano il comune abbiano bisogno di tutela più che gli uomini che governano lo stato. Il fatto dice soltanto che tale sia l´opinione di questi ultimi. … Dunque, bisogna in qualche modo sottrarre la votazione delle imposte, almeno delle indirette di consumo, ai consigli, sperimentando, con tutti i temperamenti necessari, i referendum agli elettori, da praticarsi in via assoluta, sempre che si tratti di imposte indirette di consumo, oppure in caso che un certo limite – fissato dalla legge – si voglia sorpassare. La proposta di referendum pare audace, ma non lo è. Mi figuro la domanda: “Vogliono gli elettori di questo comune un aumento di due centesimi sul dazio del vino o del petrolio o delle farine per avere la illuminazione delle strade?”. E vedo già con quanta coscienza e convinzione voterebbe pel sí o pel no ogni contadino, il quale con perfetta incoscienza e mercé il prezzo di qualche lira, ha dato il suo voto a un candidato politico e a un programma che non capiva. In armonia con questo, anche la votazione delle imposte dirette, oltre i limiti stabiliti dalla legge, andrebbe regolata col referendum ai cittadini iscritti ai ruoli rispettivi. Tale sarebbe l´applicazione più semplice e rigorosa del principio. Così non escluderei di lasciare la votazione delle imposte dirette ai consigli col concorso o dei maggiori censiti, come risultano dai ruoli, o di una rappresentanza selettiva di essa. … In conclusione, l´autonomia del comune dal potere centrale, come qui si propone, riposa non già sopra una maggiore libertá di movimenti dei consigli comunali, ma sopra una più larga e diretta partecipazione del popolo nell´amministrazione economico-finanziaria.”

      Antonio De Viti De Marco: Un Trentennnio di lotte politiche, 1894-1922, rist. Ed. Giannini, Napoli 1994 (1929):

      Il testo é una citazione da un articolo sui "Moti siciliani - Sez. 7.8 Autonomia comunale e referendum" comparso sul Giornale degli Economisti nel febbraio 1894.

      De Viti De Marco qui ipotizza dei veri e propri "referendum tributari", che sono notevolmente diversi dai referendum finanziari dei cantoni svizzeri.

      Ovviamente De Viti De Marco non viene piú "insegnato" da millenni nelle scuole e/o universitá italiane, i motivi sono assiomatici.

      Spero che sia chiaro che nel 1894 De Viti De Marco chiedeva l´introduzione di referendum tributari IN SUD ITALIA, in Sicilia, non in tutto il paese. Questo potrebbe sembrare del tutto anacronistico, vista la situazione di "sottosviluppo" del sud rispetto al nord.

      La democrazia semidiretta, quando si é affermata in alcuni cantoni svizzeri negli anni ´30 dell´800 é partita da condizioni economiche in parte molto simili a quelle del sud Italia, la Svizzera era un paese poverissimo, che vivacchiava di pastorizia, agricoltura montana e, purtroppo, sui mercenari. Mutatis mutandis si potrebbe dire piú o meno la stessa cosa su come sono sorte le prime costituzioni statali americane nel 1775-1776.

      Questo bisognerebbe ricordarlo anche agli economisti che vorrebbero avere "scoperto" una legge secondo la quale qualsiasi paese che raggiunge i 6,000 USD di potere di acquisto, ha una probabilitá molto alta di diventare una "democrazia".

      Il contro-esempio é l´Italia, che quella soglia l´ha passata da un pezzo, viene fatta passare in tutte le statistiche come stato "democratico" ed invece é il simulacro di uno stato di polizia sin dalla sua fondazione - fallimentare, peraltro -, avvenuta durante la prima guerra di indipendenza (1848).

      Lo statuto albertino giá da allora ha assunto la funzione di "paravento" per uno stato che guardava come modello non all´Inghilterra, come riteneva Cavour, ma alla Prussia. Cavour stesso, non parlando l´italiano e capendo a malapena l´inglese, tendeva volentieri a confondere le due giá prima del 1848.

      Il risultato di questa evoluzione storica si puó dire che é venuto a maturazione con Tangentopoli e con il Berlusconismo, l´n-esimo primo ministro della malavita. Siamo ancora qui a ramazzare i rottami sparsi di Tangentopoli.

      Tutto questo, sostanzialmente, é potuto accadere solo perché alcune classi sociali, come De Viti De Marco spiega benissimo in quel saggio del 1894 - pur essendo lui l´antitesi di un marxista, forse oggi lo si potrebbe ritenere un neoliberale sfegatato -, sono riuscite ad imporre un sistema tributario con cui sfruttano brutalmente e senza alcuna remora le classi produttive, un ancien regime nella parvenza di una "democrazia" indiretta, in altre parole.

      La via di uscita da questa situazione é arcinota, quello che non si é ancora verificato é un movimento sociale, politico ed economico in grado di bloccare e fare cambiare direzione a 160 anni di storia spinta da questo principio di inerzia.

      L´altro grande autoctono che si é battuto inutilmente per piú democrazia diretta praticata e meno parlamentarismo all´acqua di rose, é stato Costantino Mortati, costituzionalista calabrese, democristiano, peraltro nominato ed eletto probabilmente "per sbaglio" all´Assemblea Costituente dalla DC.

      Le radici non ci mancano. Quello che manca é la conoscenza ed il peso delle forze che hanno turato la bocca e continuano a tapparla a persone di questo calibro. L´archiviazione nell´inconscio dell´esperienza storica di un popolo non avviene né per caso né consensualmente, ma é di solito un atto violento. Qui siamo di fronte ad una violenza culturale pluri-generazionale da parte delle classi che si sono autonominate egemoni, da parte dei parassiti autoritari egemoni. Non bisogna necessariamente essere marxisti per prenderne atto e cercare di farne il meglio possibile per il futuro.

      LZ

  • La costituzione materiale dell´Italia ormai é distante anni luce da quella formale. L´allontanamento é iniziato prima della sua promulgazione. De Gasperi si é degnato di andare una sola volta alla Costituente a parlare. Intanto il potere legislativo era in mano del governo per decreto luogotenenziale. E´ cambiato qualcosa VERAMENTE da allora? In meglio certamente no.

    La sovranitá popolare non si puo´ esprimere in un solo articolo, in una sola norma, forse neanche una sola legge.

    Una democrazia piú consona con il principio di sovranitá popolare puo´ essere introdotta per legge ordinaria, neanche costituzionale, quale é la legge sui referendum e le iniziative legislative "popolari" attuale, la 352/70, il cui autore é Andreotti. Una legge incostituzionale da cima a fondo, ma che non é mai stata controllata a fondo e pubblicamente dalla corte costituzionale.

    La sovranitá popolare si misura su due "dati di fatto" (normativi):

    1) qual´e´ il grado di controllo dei Cittadini sulle finanze pubbliche?

    2) qual´e´ il potere decisionale dei Cittadini rispetto ai rappresentanti?

    E´ ovvio che il primo principio normativo impone l´introduzione di referendum finanziari (il bilancio partecipativo é solo una forma debole di referendum finanziario).

    Il secondo principio normativo impone che i Cittadini possano far passare una legge (a qualsiasi livello di governo, ANCHE QUELLO SOPRANAZIONALE, che purtroppo tu trascuri completamente) anche SENZA il filtro o il tramite di un´assemblea legislativa.

    Ovviamente le leggi di iniziativa popolare devono essere soggette al controllo costituzionale. Di qui la necessitá di avere corti costituzionali REALMENTE INDIPENDENTI anche a livello regionale.

    Il principio di sovranitá popolare inizia e finisce con il concetto di potere costituente. Il potere costituente é il diritto politico e civile primario di qualsiasi Cittadino di poter proporre a tutti gli altri le forme di auto-governo che meglio si confanno alla sua personale interpretazione dei diritti umani, civili e politici. Purtroppo il potere costituente é un potere non-organizzato, soprattutto perché molti giuristi, a seguito delle esperienze storiche, lo ritengono non-organizzabile. Alcuni lo ritengono addirittura "estinto" a seguito dell´assemblea costituente del ´47. Ovviamente si tratta di sciocchezze di giuristi di un regime di parasitismo autoritario quale é quello che esiste in Italia da come minimo il 1848 ("piemontesismo").

    Il potere costituente é invece proceduralizzabile ed organizzabile. Basta che al posto dell´elezione di membri di assemblee costituenti si pensi alla SELEZIONE DELLA COSTITUZIONE ritenuta piu´ "giusta" intersoggettivamente.

    Un modo per farlo é un "torneo costituzionale", come un torneo di calcio. Tali tornei sono organizzabili per mezzo di organi PERMANENTI del potere costituente strutturati in assemblee costituenti permanenti.

    Invece noi oggi siamo costretti a subire l´abuso e l´arrogazione del potere costituente a livello nazionale e sopranazionale da "legislature costituenti", "conventi", commissioni integovernative, parlamenti che si arrogano poteri di revisione ultra vires ecc. ecc. L´umanitá ci ha messo ca. 2000 anni per imporre il concetto di limite di poter al potere politico per mezzo delle costituzioni. Sono state delle assemblee costituenti a imporre questi limiti alle monarchie ed alle aristocrazie. Oggi si tratta di imporli alle partitokrazzie, non solo quella italiana, ma anche a quelle delle altre democrature europee.

    LZ

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