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INCLUSIONE ED INTEGRAZIONE SOCIALE

Tutti dovrebbero sentirsi parte attiva della società. Occorre un reddito minimo di cittadinanza. Occorre un assegno di disoccupazione. Occorre fare riqualificazione continua per chi rimane senza lavoro. Chi resta senza lavoro dovrebbe dare la sua disponibilità a seguire aggiornamenti in cambio di un reddito minimo di cittadinanza. Un reddito minimo cioè senza il quale non si può dire di essere cittadini di una collettività. Ogni persona espulsa dal sistema produttivo dovrebbe essere sostenuto dalla collettività, cioè dallo Stato, cioè da noi tutti, sia rendendo più probabile il suo reinserimento che chiedendogli di partecipare anche a progetti socialmente utili. LO STATO POTREBBE DELEGARE LE COMPETENZE A LIVELLO COMUNALE. Chi resta senza occupazione e senza reddito deve poter restare a galla con il sostegno dello Stato, sinchè non ritrova l'inserimento nel sistema produttivo. Nel frattempo darà parte del suo tempo alla società, in conformità alle sue qualifiche e competenze. Così nessuno resterebbe mai escluso realmente. Questo richiede la sottoscrizione di un patto etico fra cittadino e collettività e scambio continuo fra il singolo e la società. Un patto etico a favore dell'inclusione sociale che non ammetta scorrettezze salvo il ritiro del sostegno sociale.

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