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La condivisione del Sapere Umano nel 21° secolo

Nel passato il Sapere era disponibile per pochi che lo utilizzavano per accrescere il proprio potere all'interno delle comunità e la propria ricchezza (i sapienti i dottori della Chiesa, della legge, della medicina, ecc.). Si aggiungeva il problema della limitata disponibilità di strumenti per la diffusione del sapere (i papiri, i libri di pergamena) parzialmente ridotto dall'introduzione dei libri di carta prima e degli altri supporti più moderni (i dischi, i filmati, le fotografie, i nastri, ecc.). Con l'avvento del computer e quindi dei supporti digitali e la diffusione di Internet (nato per permettere sempre lo scambio di informazioni anche in caso di guerra nucleare) è possibile rivedere i presupposti della diffusione del Sapere. Nel 21° secolo il Sapere non deve (e non è) più essere esclusivo di pochi: un'idea o una conoscenza non è un bene che si riduce se condivisa con altri e quindi non c'è ragione di renderlo esclusivo se non per ottenere un vantaggio senza scrupoli morali o sociali (ovvero per specularci sopra). Con l'utilizzo dei file digitali la memorizzazione del Sapere ha costi decrescenti e la loro diffusione attraverso la rete non ne aumenta i costi in rapporto all'aumento della loro condivisione (ovvero il costo di produzione di 2 libri di carta è quasi il doppio del costo di produzione di 1 libro di carta, la duplicazione di un file è quasi a costo zero). In molti casi il Sapere è disponibile ma non facilmente accessibile (basti pensare alle biblioteche pubbliche dove i libri sono a disposizione di tutti ma ovviamente sono collocate nelle città e non in tutte sono disponibili gli stessi testi). L'altro grande problema è la conoscenza dell'ubicazione delle informazioni: da una parte mancano delle catalogazioni di quanto presente nelle biblioteche o altri luoghi dove sono archiviati i supporti al sapere umano (emeroteche, musei, ecc.), dall'altra la presenza spontanea ma caotica di informazioni sul web molto parzialmente ovviata dai motori di ricerca. Viste queste premesse, affinché il sapere umano sia sempre più facilmente disponibile a tutti ritengo che si debba giungere ai seguenti obiettivi: - il supporto da utilizzare deve essere sempre digitale - le informazioni devono essere consultabili attraverso internet - le informazioni in rete devono essere facilmente reperibili e ricercabili Dato che esistono già molti strumenti a nostra disposizione vi elenco di seguito alcune idee per trasformare rapidamente la diffusione del Sapere e, visti i tempi, a costi contenuti: 1) Accordo per la pubblicazione tramite Wikipedia (http://it.wikipedia.org) delle informazioni disponibili in formato digitale presso L'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (Treccani) (http://www.treccani.it) All'Istituto dell'Enciclopedia Italiana devono rimanere i ricavi per la vendita delle pubblicazioni cartacee non per il patrimonio di conoscenza che fino al 1985 era finanziato e gestito completamente dallo stato, per maggiori informazioni suggerisco la pagina della Corte di Conti - http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezione-de/Anno-2008/documenti/all-18-200/treccani2006.doc_cvt.htm). L'accordo non deve essere di esclusiva, ovvero se un domani venisse creato un sito web per la diffusione delle informazioni dovrebbe poter affiancarsi o sostituirsi a Wikipedia. Con l'utilizzo di wikipedia, o strumenti similari, la conoscenza non è più esclusiva di pochi ma prevede la partecipazione di chiunque possa fornire un contributo e con l'utilizzo della mole di informazioni già inserite nell'Enciclopedia Italiana si evita di dover riscrivere molto del Sapere disponibile. 2) Pubblicazione on-line, come approfondimenti di temi di Wikipedia, di tutte le nuovi tesi di laurea discusse nelle Università italiane. Questo patrimonio è sottostimato, relegato a biblioteche inaccessibili e quindi inutile. Invece potrebbe essere un arricchimento costante (le tesi realizzate ogni anno dai laureandi sono decine di migliaia). L'unico sforzo richiesto agli studenti è la consegna all'università anche della copia digitale della tesi (che ritengo ormai tutti abbiano, e come è già prevista per molte università) e alle università verrebbe richiesta la pubblicazione on-line. 3) Pubblicazione on-line, come approfondimenti di argomenti di wikipedia, delle pubblicazioni di tutti i docenti universitari. Ogni docente universitario è obbligato ad eseguire ricerche e a pubblicarle ma, in realtà, la maggior parte di questi lavori fanno la stessa fine delle tesi di laurea o sono utilizzati solo da pochi studenti universitari a contatto con i professori. Anche in questo caso l'attività aggiuntiva rispetto alla situazione attuale è la richiesta del formato digitale ed il lavoro necessario per la sua pubblicazione on-line. 4) Pubblicazione on-line di tutte le ricerche o pubblicazioni realizzate con finanziamento dello stato o da qualsiasi ente statale o locale. Nell'ambito di innumerevoli progetti di studio, mostre e convegni, realizzati ogni anno in Italia, si ha la produzione di relazioni finali spesso delle vere e proprie pubblicazioni di pregio. In queste attività lo Stato, quindi i cittadini, (attraverso università, ministeri, enti, ecc.) o le sue strutture periferiche (ovvero le regioni, le provincie, i comuni, ecc.) è il principale finanziatore. In questo caso deve essere richiesto ai responsabili la consegna finale dei risultati in formato digitale e l'autorizzazione alla pubblicazione on-line. 5) Pubblicazione on-line di tutte le opere (letterarie e non) presenti nelle biblioteche e nei musei che non siano più vincolati dal diritto d'autore. In questo caso vista la mole si tratta di fare una scelta partendo da: - quello che, per vari motivi, è già stato digitalizzato (ad esempio il Catasto Teresiano: http://archiviodistatomilano.it/patrimonio/risorse-digitalizzate/) - le opere uniche e/o che potrebbe andare distrutte (ad esempio i manoscritti di Leonardo), in questo caso si potrebbe realizzare un accordo l'Università svizzera per utilizzare lo stesso sistema impiegato per l'"e-codices, Biblioteca virtuale dei manoscritti conservati in Svizzera" (http://www.e-codices.unifr.ch/it) Per la pubblicazione di libri antichi e manoscritti si potrebbe anche realizzare un accordo (come detto prima senza vincoli di esclusività) con "Google Ricerca Libri" per la pubblicazione (http://books.google.it/) o strutture similari. 6) Facilitare la diffusione dell'utilizzo delle Licenze di copyright aperte (ad esempio Creative Commons http://creativecommons.org/) per tutte le opere.

4 commenti

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  • user-pic

    Pierre Lévy spiega tutto nei suoi libri

    spiegato meglio di così non si può

    • user-pic

      Purtroppo non ho mai letto i libri di Pierre Lévy e quindi non posso sapere se è d'accordo con me sull'utilizzo degli strumenti (Wikipedia, Treccani, ecc.) che ho indicato nella mia proposta. Spero che, come ho già fatto io, anche lui abbia messo on line, gratuitamente e a disposizione di tutti, i suoi scritti, in modo che, se qualcuno mi indica dove trovarli sul web, possa leggerli.

      • user-pic

        E' un filosofo de media di origine magrebina che ha teorizzato gia negli anni 90 quello che comincia ad accadere ora.

        Non saprei se se si trovano i suoi libri digitalizzati aggratis però chi si occupa dei new media nelle università lo studia quasi sempre.

  • user-pic

    In fondo è quello che sostengo da sempre, non posso che condividere :D

    C’è una cosa che merita ulteriori chiarimenti

    Le informazioni devono essere distribuite a rete, questo perché uno strumento come Wikipedia concentra in un solo "luogo" un gran numero di informazioni, quindi bisogna evitare, che se venisse a mancare uno di questi nodi non si formi una voragine d'informazione.

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