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LA RACCOLTA DELLE FIRME E' UN'ARMA IN MANO A CHI VIVE LA DEMOCRAZIA COME UN OSTACOLO

Questa mia affermazione sembra un paradosso per cui devo fare una premessa per spiegare che così non è (almeno per me). Come ho già avuto modo di scrivere in un commento ai referendum deliberativi senza quorum, nell'iniziare un percorso di referendum consultivo nella mia città, insieme con altri armati di buone speranze, abbiamo affrontato una raccolta firme, ne servivano 4000 e ne abbiamo raccolte 5400. Quella per Vicenza è stata la prima volta che la popolazione si esprimeva dal basso rispettando le regole dello statuto e si può dire che ha fatto prendere una bella paura alla classe politica locale tanto da tentare di cambiare le regole del referendum in corso, cosa non andata in porto in quanto illegittima ma da cambiare lo statuto per i successivi, al fine di renderli praticamente irrealizzabili. Successivamente, causa la costruzione di una nuova base militare USA in centro città, non lasciandoci fare nessun referendum abbiamo presentato una proposta di delibera di inziativa popolare per cercare, sempre rispettando le regole, di far approvare al consiglio comunale delle basi normative che rendessero abusive le opere militari. Anche in questa occasione abbiamo raccolto firme e la cosa ha avuto successo perché ne servivano 500. Perché allora considero un'arma in mano ai politici la raccolta delle firme a livello locale? Perché ciò che molto importante in queste iniziative è che le persone quando scendono in campo ( e quando firmano per un referendum o una delibera o una lista è come se lo facessero) vogliono contare, devono poter essere sicuri che la loro partecipazione porterà ad iniziative concludenti. Ed è qui che il meccanismo viene rovesciato. Gli strateghi della falsa democrazia, ben consapevoli di questo, non potendo impedire direttamente queste iniziative si adoperano con ogni mezzo, alla luce del sole o subdolo, per smorzare l'iniziativa popolare, prolungandola per mesi o per anni, insabbiandola dove possono o aggirandola dove non possono. Conseguenza: queste iniziative non hanno seguito o ce l'hanno praticamente smorzato nella sua spinta originale, i cittadini maturano la consapevolezza di un lavoro lungo e inutile, ci sono sempre meno cittadini che firmano. Risultato: le regole per la raccolta delle firme non si cambiano. Lo dimostra anche la preghiera della lista civica di Padova che non riesce a trovare autenticatori, la lista del comune di Osimo che non sa come rendersi visibile, la lista civica di Vicenza anche loro alle prese con gli autenticatori e chissà quanti altri comuni saranno in difficoltà simili a queste. Così come sono è evidente che le regole vanno cambiate ma questi non lo faranno mai. Nell'attesa però si può cambiare strategia, organizzando eventi capaci di radunare tantissima gente, spettacoli, convegni, raduni con personaggi famosi e in quelle occasioni raccogliere le firme. A livello nazionale l'esempio di Grillo è significativo, in una domenica ha raccolto 350.000 firme. Un'alta partecipazione è anche in grado di recuperare le spese, che possono essere contenute anche contando sulla sensibilità dei personaggi da invitare. In quanto alle regole da cambiare mi chiedo perché se per il referendum costituzionale, senza quorum, si raccolgono 500.000 firme (tra l'1% e il 2% della popolazione dello stato), un comune debba fissare un numero spropositato di firme 5%, 10%. Osservo che i referendum costituzionali hanno successo, non hanno il quorum, i cittadini sanno che il loro voto ha un valore. Riguardo agli autenticatori, a cosa serve l'autocertificazione?

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